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Omicidio di Lula, si costituisce il nipote della vittima: alla base forse una faida familiare

Una immagine di Nico Piras con la moglie, tratta dal suo profilo Facebook

 (ansa)
Dopo tre giorni di fuga il 21 Antonello Piras ha confessato ai carabinieri di Bitti (Nuoro) di aver sparato allo zio Nico, che nel 2015 avrebbe ucciso il padre del ragazzo
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Dopo tre giorni di fuga, si è presentato alla caserma dei Carabinieri di Bitti (NU) e ha confessato di aver sparato allo zio la notte del 2 ottobre, durante i festeggiamenti a Lula, paese di origine di entrambi, per Cortes Apertas. Antonello Piras ha 21 anni, lo zio Nico ne aveva 42 e nel 2015 avrebbe ucciso il fratello Angelo per questioni di eredità. Freddato con alcuni colpi di fucile una mattina di gennaio di otto anni fa, all’indomani dell’ennesima lite per terreni di famiglia. Una vita segnata quella di Angelo Piras, che alla fine degli anni Ottanta aveva assistito all’omicidio del padre, ammazzato nella sua azienda, e che da adulto era stato coinvolto in altri fatti di cronaca nera.

L’arresto

Nel novembre del 2015 Nico Piras e la moglie erano stati arrestati, per gli investigatori erano loro i colpevoli della morte di Angelo e, dopo diverse vicissitudini processuali, proprio in questi giorni l’uomo sarebbe tornato davanti ai giudici. Già da lunedì notte le indagini dei carabini…

Dopo tre giorni di fuga, si è presentato alla caserma dei Carabinieri di Bitti (NU) e ha confessato di aver sparato allo zio la notte del 2 ottobre, durante i festeggiamenti a Lula, paese di origine di entrambi, per Cortes Apertas. Antonello Piras ha 21 anni, lo zio Nico ne aveva 42 e nel 2015 avrebbe ucciso il fratello Angelo per questioni di eredità. Freddato con alcuni colpi di fucile una mattina di gennaio di otto anni fa, all’indomani dell’ennesima lite per terreni di famiglia. Una vita segnata quella di Angelo Piras, che alla fine degli anni Ottanta aveva assistito all’omicidio del padre, ammazzato nella sua azienda, e che da adulto era stato coinvolto in altri fatti di cronaca nera.

L’arresto

Nel novembre del 2015 Nico Piras e la moglie erano stati arrestati, per gli investigatori erano loro i colpevoli della morte di Angelo e, dopo diverse vicissitudini processuali, proprio in questi giorni l’uomo sarebbe tornato davanti ai giudici. Già da lunedì notte le indagini dei carabinieri si erano indirizzate sul ragazzo, presente in piazza per la festa, esattamente come Nico Piras. Quando si è costituito, accompagnato dagli avvocati e dalla madre, Antonello Piras ha raccontato di esser stato sbeffeggiato e minacciato a più riprese dallo zio durante la serata, mentre si trovavano entrambi nella piazza del paese. E di averlo raggiunto in un secondo momento, per sparagli diversi colpi di arma da fuoco all’addome. Il ragazzo aveva con sé un fucile e, dopo aver sparato, si è allontanato dal paese lasciando vicino al luogo del delitto un motorino con il quale spesso girava per Lula.

Presunta vendetta barbaricina

La vendetta per l’omicidio di Angelo Piras, otto anni fa. Tutti, non solo gli inquirenti e in paese, hanno collegato la morte di Nico a quella del fratello. Le prime dichiarazioni di Antonello smentirebbero la risposta ‘del sangue col sangue’, il dovere del primogenito maschio di vendicare la morte del genitore alla prima occasione utile. Il fatto che girasse armato e che abbia utilizzato un fucile, la stessa arma che Nico avrebbe usato per uccidere il fratello Angelo, potrebbero rafforzare la tesi della premeditazione e il richiamo ad un codice non scritto, quello barbaricino, che in alcune parti della Sardegna sarebbe ancora l’unico ordinamento giuridico riconosciuto.

L’esperta: “Evitiamo conclusioni affrettate”

“Eviterei letture troppo facili e di comodo, siamo di fronte ad una ragazzo troppo giovane per risentire di qualcosa che non esiste più”. Maria Antonietta Mazzette è professoressa di Sociologia Urbana all’Università di Sassari ed è la responsabile scientifica dell’Osservatorio sociale sulla criminalità in Sardegna. “Non entro nel merito di questa vicenda - è la premessa -, posso dire, in generale, che tutte le rilevazioni dell’Osservatorio sui crimini violenti nell’isola hanno sempre rilevato una diffusione molto elevata di armi e di persone armate. Possedere un’arma, averla in casa, soprattutto in alcune zone della Sardegna non è un disvalore. Questo è un allarme che lanciamo da anni, ad ogni report. Il secondo aspetto che rileviamo è che spesso gli omicidi sono il risultato di affronti, veri o presunti, che scatenato una reazione inconsulta e violenta. Certo, colpisce la giovane età del presunto omicida di Lula, ma non ha senso parlare di vendetta barbaricina, fare letture affrettate e anche di comodo. Non c’è più il tessuto economico e sociale del codice barbaricino, non c’è l’omertà della comunità che copre il colpevole, anzi, in questo caso la comunità lulese ha reagito inorridita. Ogni omicidio, anche in Sardegna, ha una storia a sé”.

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