Il Sinodo ombra: a Roma si danno appuntamento femministe cattoliche, gruppi riformisti, vittime di abusi
di Iacopo ScaramuzziDentro, l’aula delle udienze è sigillata in quello che papa Francesco ha definito un “digiuno della parola pubblica”, di fatto un silenzio stampa. Fuori, a Roma, si danno convegno attivisti, cardinali conservatori, femministe cattoliche, vittime di preti pedofili, in una sorta di Sinodo parallelo che mette a fuoco, in modo pubblico, gli stessi problemi e le stesse tensioni.
Le spaccature nella Chiesa
In Vaticano papa Francesco ha aperto mercoledì la sedicesima assemblea generale del Sinodo, che per quattro settimane, dal 4 al 29 ottobre, vede riuniti 464 padri e madri sinodali da tutti i continenti, di cui 365 con diritto di voto (le donne sono 85 e, per la prima volta, 54 votano). Ci sarà una seconda, e ultima, assemblea nel 2024. Il tema, formalmente, è la stessa “sinodalità”, parola che indica un metodo partecipativo di tutti i battezzati alla vita della Chiesa; in pratica, si parla di questioni astratte e problemi concreti, alta ecclesiologia e nodi controversi come la formazione …
Dentro, l’aula delle udienze è sigillata in quello che papa Francesco ha definito un “digiuno della parola pubblica”, di fatto un silenzio stampa. Fuori, a Roma, si danno convegno attivisti, cardinali conservatori, femministe cattoliche, vittime di preti pedofili, in una sorta di Sinodo parallelo che mette a fuoco, in modo pubblico, gli stessi problemi e le stesse tensioni.
Le spaccature nella Chiesa
In Vaticano papa Francesco ha aperto mercoledì la sedicesima assemblea generale del Sinodo, che per quattro settimane, dal 4 al 29 ottobre, vede riuniti 464 padri e madri sinodali da tutti i continenti, di cui 365 con diritto di voto (le donne sono 85 e, per la prima volta, 54 votano). Ci sarà una seconda, e ultima, assemblea nel 2024. Il tema, formalmente, è la stessa “sinodalità”, parola che indica un metodo partecipativo di tutti i battezzati alla vita della Chiesa; in pratica, si parla di questioni astratte e problemi concreti, alta ecclesiologia e nodi controversi come la formazione sacerdotale, l’uguaglianza tra chierici e laici, la benedizione delle coppie gay, il ministero sacerdotale delle donne, il voto ai laici nei consigli parrocchiali. Questioni che spaccano la Chiesa perché – e lo si è visto nei sinodi passati – quando si arriva al voto, a dover esprimere un “sì” o un “no”, specie in materia di morale sessuale, emergono le distanze culturali, le visioni divergenti. Fioccano gli interrogativi: la Chiesa si deve aggiornare o deve restare immobile? L’evoluzione della dottrina è tradimento o incarnazione? La modernità, l’autodeterminazione del singolo, le rivendicazioni delle donne, va combattuta o abbracciata? Un laico ha diritto di esprimersi alla pari di un prete o di un vescovo?
Il “digiuno della parola pubblica”
Il Papa spinge, con accortezza, per le riforme, ma teme la spaccatura. “Il sinodo non è un parlamento”, va ripetendo ossessivamente. Vuole stemperare la “polarizzazione”, evitare la contrapposizione, “ideologica”, tra “progressisti e conservatori”. “Non siamo qui per portare avanti un piano di riforme”, ha detto aprendo l’assemblea, il dibattito si svolge seguendo il metodo della “conversazione spirituale”, interventi intervallati da momenti di preghiera silenziosa. Ha chiesto ai padri e alle madri sinodali di non parlare con i giornalisti: un silenzio stampa che, nelle sue intenzioni, crea un luogo protetto dalle interferenze esterne, dove ognuno è libero di esprimersi, ascoltare, cambiare idea. Non è “paura”, ha insistito Bergoglio, ma “un certo digiuno della parola pubblica”, ha detto, teso a “custodire” dalla “pressione” della “opinione pubblica” che, a suo avviso, immagina “ipotesi” come “il sacerdozio alle donne”. I giornalisti, ha detto ancora Bergoglio, fanno “un lavoro molto importante”, ma dovrebbero “aiutare” il Sinodo “in questa pausa della Chiesa”.
Un silenzio relativo
Svariati membri del Sinodo non sono d’accordo. “Io aprirei tutto”, confida un vescovo, sotto condizione di anonimato. “Dopo una lunga consultazione in tutti i continenti, il popolo di Dio non capisce questa segretezza”, dice un altro partecipante. Molti scalpitano. Appena prima che si chiudessero le porte, l’arcivescovo polacco Stanislaw Gadecki ha attaccato il Sinodo, sul giornale tedesco Die Tagespost, per l’uso del “linguaggio ideologico delle Nazioni Unite” e la promozione del “relativismo morale”. Il vescovo tedesco Georg Baetzing, da parte sua, ha preso le distanze, in una conferenza stampa a Roma, dalle critiche del Papa al parlamentarismo: “Se riuscissimo a scambiare opinioni con la stessa apertura che c’è in Parlamento, sarebbe già un bel successo”. A Sinodo già iniziato, ieri sera, il cardinale Gerhard Ludwig Mueller si è fatto intervistare da Raymond Arroyo sulla rete conservatrice statunitense Ewtn: si è detto ottimista, ma ha confessato il timore che le decisioni vere vengano prese dietro le quinte. “Non è che c’è un gendarme che arriva e ti prende”, ha commentato, interpellato dai giornalisti, il prefetto della Comunicazione vaticana Paolo Ruffini: “Il discernimento è lasciato a ogni singola persona”.
Casarini e gli zapatisti
Luca Casarini, ieri disobbediente al G8 di Genova e oggi a capo di Mediterranea Saving Humans, nominato dal Papa tra gli invitati speciali, difende Francesco. “Al sinodo ci vado per imparare, seguiremo un metodo che accompagni al discernimento collettivo”, ha spiegato a Repubblica nei giorni precedenti l’avvio dell’assemblea. “Nella mia esperienza io ero abituato a maggioranza e opposizione, ma con gli zapatisti mi è successo di sperimentare un metodo nuovo: facevamo riunioni infinite che duravano giorni, settimane, con il vescovo di San Cristobal de las Casas, don Samuel Ruiz: il punto è che è troppo facile ridurre tutto a una contrapposizione tra schieramenti, così il rischio è che i problemi epocali che abbiamo di fronte anziché affrontarli si ripresentino peggio di prima. Dobbiamo provare a convincerci a vicenda: il tema non è vincere, ma vincere con. La politica ci ha abituato a semplificazioni orribili, è bene provare ad allontanarsi dalla sondocrazia”. Paolo Ruffini tira un parallelo con la telecronaca calcistica: “Non sarà “il Sinodo minuto per minuto””. Un suo stretto collaboratore del Papa ricorre a una metafora culinaria: “Se tiro fuori la torta dal forno troppo presto, la rovino”.
La carica degli ultraconservatori
Basta allontanarsi poche centinaia di metri dal “forno”, però, ed è già un fiorire di iniziative, convegni, sit-in, sia della destra che della sinistra cattolica. Hanno iniziato, alla vigilia dell’assemblea, i cardinali ultraconservatori Raymond Leo Burke e Robert Sarah, che al teatro Ghione, tra locandine del “Fu Mattia Pascal” e poltrone rosse, hanno messo in scena una contestazione al Papa. “La Babele sinodale”, è stato il titolo della tavola rotonda organizzata dalla rivista “La bussola quotidiana”. “Le porte dell’inferno non prevarranno”, ha tuonato Burke, mettendo in guardia dai “gravi errori che provengono dall’interno della Chiesa stessa”. Sui social contro il sinodo si scagliano testate e associazioni ultraconservatori e prelati non nuovi a criticare Francesco, dall’associazione Terra, Famiglia e Patrimonio alla statunitense LifeSiteNews, da monsignor Carlo Maria Viganò al vescovo kazako Athanasius Schneider al cardinale Joseph Zen Ze-kiun.
Le vittime di abusi
Intanto sono arrivate a Roma diverse vittime di abusi sessuali, sotto l’organizzazione-ombrello Ending Clery Abuse. Vengono dall’Inghilterra, con un pellegrinaggio lungo la via Francigena, dagli Stati Uniti, dalla Germania. Hanno tenuto un sit-in, a poca distanza da piazza San Pietro, esponendo croce di legno con la scritta “Zero tolerance”. “Non capisco come puoi muoverti verso il future se prima non hai risolto il problema dei preti pedofili e dell’insabbiamento della gerarchia nella Chiesa cattolica”, ha dichiarato un portavoce, Peter Isely. Prima di altre riforme, chiedono l’immediata rimozione dei preti accusati di pedofilia, il licenziamento dei vescovi insabbiatori e l’obbligo di denuncia alle forze dell’ordine.
Noi Siamo Chiesa, storica associazione riformista cattolica, si dà appuntamento il 15 e 16 ottobre a Roma per la propria assemblea biennale. Fanno il tifo per il Sinodo, da sinistra: in tutti i continenti sono emersi gli stessi problemi, scrivono: “Abuso del potere clericale, subordinazione delle donne e una dottrina sessuale anacronistica. Il Sinodo deve trovare risposte plausibili per affrontare le cause dell’abuso spirituale e sessuale che ha distrutto in modo così profondo la credibilità della Chiesa”.
Donne sacerdote
A poca distanza dal Vaticano, mentre si apriva l’assemblea le donne che rivendicano il sacerdozio femminile hanno srotolato lo striscione “Ordain Women”, ordinare le donne. Un sit-in ripetuto questo pomeriggio. "La mia speranza è che l'appello per l'ordinazione femminile venga raccolto dal Sinodo con urgenza, come necessità pastorale e questione di giustizia”, spiega la direttrice esecutiva della Women’s Ordination Conference, la giovane attivista statunitense Kate McElwee. “Nello spirito del Sinodo sulla sinodalità di Papa Francesco, un incontro per discernere e rispondere ai bisogni della Chiesa di oggi, la manifestazione intendeva rendere visibile l'ingiustizia dell'esclusione delle donne dalla piena partecipazione alla vita della Chiesa. Se la Chiesa è veramente in ascolto, deve camminare con le donne - specialmente quelle che hanno maturato una chiamata sincera al sacerdozio - durante tutto il processo sinodale e riconoscere i doni vibranti e necessari che portano alla Chiesa. Se la Chiesa vuole occuparsi di questioni più ampie di oppressione, violenza e ingiustizia nel mondo, deve iniziare con l'affermare l'uguaglianza delle donne”.
Arriva Mary McAleese
Svariate altre iniziative sono promosse in queste settimane da questa e altre organizzazioni femministe cattoliche a Roma. L’11 ottobre per tutto il giorno si svolge un incontro delle “donne prete”: tra le questioni in agenda, “ridefinire il ministero in una comunità di uguali”, “espandere il ruolo dei battezzati nel ministero liturgico”, “promuovere la giustizia sociale per tutti, dovunque”: dunque, anche nella Chiesa. Il 10 ottobre, alla Casa internazionale delle donne, si tiene una conferenza del Consiglio delle donne cattoliche (Catholic Women’s Council) un gruppo che lavora per il pieno riconoscimento della dignità e dell’uguaglianza nella Chiesa cattolica. L’obiettivo, spiegano, è “estendere la tenda sinodale”, che al momento considerato, evidentemente, troppo stretta. Il 13 e 14 ottobre, poi, c’è un appuntamento con Spirit Unbounded (lo Spirito senza restrizioni), un’associazione che riunisce teologi, attivisti e sostenitori di una riforma della Chiesa sotto il titolo “Discepolato degli uguali". Ad aprire i lavori sarà Mary McAleese, presidente della Repubblica d’Irlanda per 14 anni e oggi attivista, non di rado critica con papa Francesco.
La montagna e il topolino
Tra i promotori dell’evento c’è Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa, un’associazione di donne credenti di diversi retroterra e sensibilità tutte impegnate, però, “per una Chiesa Cattolica sempre più egualitaria e capace di promuovere la piena dignità e partecipazione di tutte le persone”. Osserva l’assemblea sinodale con perplessità: “Il rischio è che la montagna partorisca il topolino”, dice. “Le donne presenti sono poche e sono state selezionate dai vescovi. Le associazioni della nostra galassia non sono state neppure consultate”. Rivendica, però, che fuori dall’assemblea abbondano le iniziative. “Ci sono molti eventi organizzati fuori dall'aula: se alla fine il Sinodo è servito anche a questo, a far convergere nello stesso momento nello stesso luogo tante persone e iniziative, non sarà stato vano”.