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Attentato alla Sinagoga, il filo che porta a Parigi rilancia l’inchiesta

L’attentato alla sinagoga di Roma avvenne il 9 ottobre del 1982: morì Stefano Gaj Taché, 2 anni. 37 i feriti

 (ansa)
Collaborazione tra magistrati italiani e francesi. “Unica regia tra l’assalto di Roma e altri blitz dei terroristi”
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Una regia unica. E ora anche un’inchiesta parallela sull’asse Roma-Parigi, con scambio di informazioni e documenti, perché non può esserci un tempo così lungo da impedire la verità. Sono passati 41 anni dall’attentato terroristico alla sinagoga di Roma, il 9 ottobre 1982, nel quale fu ucciso un bambino di due anni, Stefano Gaj Taché, e 37 persone restarono ferite. Ma le indagini su quell’episodio non sono mai finite, anzi sembrano appena cominciate: dopo mesi di lavori sotto traccia sembrano infatti esserci i primi riscontri alla collaborazione cominciata da più di un anno con i magistrati francesi che lavorano sull’attentato al ristorante parigino ebraico Jo Goldenberg, avvenuta il 9 agosto 1982.

Nel dicembre del 2020 — come Repubblica aveva raccontato — a Parigi hanno arrestato Abu Zayed, un 64enne palestinese che avrebbe fatto parte del commando che ha compiuto la strage (sei morti e 21 feriti) in Francia. Un pentito aveva raccontato di un collegam…

Una regia unica. E ora anche un’inchiesta parallela sull’asse Roma-Parigi, con scambio di informazioni e documenti, perché non può esserci un tempo così lungo da impedire la verità. Sono passati 41 anni dall’attentato terroristico alla sinagoga di Roma, il 9 ottobre 1982, nel quale fu ucciso un bambino di due anni, Stefano Gaj Taché, e 37 persone restarono ferite. Ma le indagini su quell’episodio non sono mai finite, anzi sembrano appena cominciate: dopo mesi di lavori sotto traccia sembrano infatti esserci i primi riscontri alla collaborazione cominciata da più di un anno con i magistrati francesi che lavorano sull’attentato al ristorante parigino ebraico Jo Goldenberg, avvenuta il 9 agosto 1982.

Nel dicembre del 2020 — come Repubblica aveva raccontato — a Parigi hanno arrestato Abu Zayed, un 64enne palestinese che avrebbe fatto parte del commando che ha compiuto la strage (sei morti e 21 feriti) in Francia. Un pentito aveva raccontato di un collegamento diretto tra quanto accaduto a Parigi e l’attentato di Roma, tanto che i magistrati francesi avevano chiesto informazioni in Italia. Inizialmente la questione sembrava essere caduta nel nulla. Ma negli ultimi mesi qualcosa è cambiato: si è aperto un lavoro comune, ci sono stati incontri e scambi di informazioni e gli investigatori — a lavorare all’inchiesta del pm Francesco Dell’Olio è la Digos di Roma — sono arrivati alla convinzione che se è difficile individuare oggi tutti i componenti del commando che uccise il piccolo Stefano a Roma, è invece forse possibile provare una regia unica, un mandante comune nelle due operazioni. Per l’attentato alla sinagoga di Roma, è bene ricordarlo, compiuto da un commando di cinque persone, è stato condannato un solo uomo, Osama Abdel Al Zomar, che però non ha trascorso nemmeno un giorno in galera: dopo il fermo, avvenuto al confine tra Grecia e Turchia, riuscì a fuggire in Libia e da lì a scomparire per sempre.

Eppure, però, non servivano 40 anni per poter immaginare una mano comune dietro gli attentati di Roma e di Parigi. Una vecchia informativa dei Servizi già nel 1982 indicava una serie di stranissime coincidenze: «Sulla base degli elementi trovati sul posto è possibile ritenere che nell’attentato di Roma siano state utilizzate granate di modello sovietico, probabilmente del tipo F1. Mentre la mitraglietta potrebbe essere una “Makarov” di fabbricazione sovietica ma costruita in un Paese del Patto di Varsavia». Bene: «Negli attentati contro la Sinagoga di Vienna (due morti e decine di feriti) e contro un locale parigino frequentato da ebrei (furono 6 le vittime) si registra impiego di bombe a mano dello stesso tipo e lotto di fabbricazione di quelle usate a Roma, nonché di mitragliatrici Wz 63 calibro 9 X 18 Makarov» scrivevano i giudici italiani. Quell’intuizione, rimasta per 40 anni lettera morta, è diventata oggi una concreta pista investigativa per Roma e per Parigi, in una nuova inchiesta a cui il tempo non fa alcuna paura.

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