Apostolico libera altri migranti. Sul video il carabiniere ritratta e il Viminale non dà spiegazioni
di Alessandra ZinitiQuattordici bocciature su quattordici del decreto Cutro, il mistero del video della giudice Apostolico che si infittisce con la rocambolesca ritrattazione del carabiniere che tre giorni fa si era dichiarato l’autore del filmato e una indagine che, a questo punto, mira a capire chi lo abbia mosso e soprattutto perché. L’unica cosa certa di cui il Viminale si assume la paternità è che “ è escluso che il materiale sia stato estrapolato dalla documentazione relativa ai servizi di ordine pubblico disposti per la manifestazione “.
Il nuovo “no” della giudice Apostolico
E’ davvero un brutto pasticcio quello che sta montando attorno alla giudice Iolanda Apostolico che ( rimasta salda al suo posto di lavoro nonostante la bufera mediatico-politica che l’ha investita) ieri ha bissato la sua prima decisione non convalidando un nuovo provvedimento del questore di Ragusa Vincenzo Trombadore e disponendo la liberazione di altri quattro tunisini. Lo stesso aveva fatto domenica sera il suo collega di…
Quattordici bocciature su quattordici del decreto Cutro, il mistero del video della giudice Apostolico che si infittisce con la rocambolesca ritrattazione del carabiniere che tre giorni fa si era dichiarato l’autore del filmato e una indagine che, a questo punto, mira a capire chi lo abbia mosso e soprattutto perché. L’unica cosa certa di cui il Viminale si assume la paternità è che “ è escluso che il materiale sia stato estrapolato dalla documentazione relativa ai servizi di ordine pubblico disposti per la manifestazione “.
Il nuovo “no” della giudice Apostolico
E’ davvero un brutto pasticcio quello che sta montando attorno alla giudice Iolanda Apostolico che ( rimasta salda al suo posto di lavoro nonostante la bufera mediatico-politica che l’ha investita) ieri ha bissato la sua prima decisione non convalidando un nuovo provvedimento del questore di Ragusa Vincenzo Trombadore e disponendo la liberazione di altri quattro tunisini. Lo stesso aveva fatto domenica sera il suo collega di sezione Rosario Cuprì e una nuova pronuncia è attesa per oggi, questa volta dalla sezione immigrazione del tribunale di Caltanissetta, per altri richiedenti asilo tunisini rinchiusi in un’ala del Cpr di Pian del lago.
Finora neanche uno dei decreti di trattenimento di richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri è sopravvissuto al vaglio della magistratura.
Le motivazioni delle bocciature
Le motivazioni sono sempre le stesse: innanzitutto “il richiedente asilo non può essere trattenuto al solo fine di esaminare la sua domanda”, “il trattenimento di un richiedente protezione internazionale, costituendo una misura di privazione della libertà personale, è legittimamente realizzabile soltanto in presenza delle condizioni giustificative previste dalla legge”. E ancora la Apostolico rileva che i migranti in questione, approdati a Lampedusa il 3 ottobre, avevano manifestato già lì l’intenzione di chiedere asilo e dunque è quello e non Pozzallo il luogo deputato all’applicazione delle procedure accelerate di frontiera. E infine viene ribadita l’illegittimità e il contrasto con le norme europee della richiesta di cauzione con fidejussione in cambio della libertà.
Il video tra ritrattazioni e smentite
Tutte pronunce, quelle fin qui emesse, che il Viminale intende impugnare, ha confermato ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che ha lasciato al suo sottosegretario Nicola Molteni l’onere di andare in commissioni affari costituzionali a rispondere alle interrogazioni parlamentari presentate dalle opposizioni sul video della giudice Apostolico. Ma di spiegazioni su chi abbia girato quel video nel 2018 e soprattutto come sia finito nelle mani di Matteo Salvini nessuna spiegazione. Anzi, la conferma che dietro quelle immagini non c’è affatto un percorso né liscio né casuale ma forse una regia che adesso potrebbe sfiorare il deputato della Lega Anastasio Carrà al quale il militare che adesso ha ritrattato tutto è assai vicino.
La ricostruzione dei fatti
Ma ricostruiamo i pochi fatti certi: il 6 ottobre, quindi una settimana dopo il primo provvedimento della giudice Apostolico, il carabiniere, un luogotenente da anni in servizio a Catania ( che con Carrà, ex carabiniere, ha condiviso il lavoro nello stesso ufficio e che gli sarebbe rimasto assai vicino anche dopo il suo passaggio all’attività politica) si presenta al suo superiore e racconta di essere lui l’autore di quel video diffuso dai social di Matteo Salvini. Dice di aver girato quelle immagini il 25 agosto 2018 mentre era in servizio di ordine pubblico al porto di Catania ma con il suo cellulare personale e di non aver mai allegato il video ad alcuna relazione di servizio, di averlo ritrovato pochi giorni fa e di averlo condiviso in una chat di amici. La sua versione dei fatti finisce in una informativa inviata alla Procura di Catania.
Ma, a sorpresa, quando si rende conto di aver contravvenuto ad una circolare dell’Arma che vieta di tenere per sé riprese effettuate in servizio come avvenuto con il caso Cerciello, e di rischiare un procedimento disciplinare, il militare prima si rivolge al sindacato, poi si presenta in procura e ritratta tutto, cambiando versione e dicendo di essersi limitato a condividere un video trovato su youtube. Versione che convince ancor meno e che naturalmente porta a chiedere chi e perché abbia convinto il 6 ottobre il luogotenente a farsi avanti. Forse qualcuno che pensava di utilizzarlo per stoppare gli interrogativi sull’origine del video e la strada che lo ha recapitato a Salvini e i conseguenti sospetti di dossieraggio. Che adesso sono più che mai saldi.
Il sindacato carabinieri contro Molteni
“Nei confronti del carabiniere – ha annunciato ieri il sottosegretario Nicola Molteni - sono in corso accertamenti disciplinari. Dell'accaduto è stata informata la procura di Catania anche al fine di valutare ogni ulteriore aspetto della vicenda”. A sera una nota del sindacato carabinieri smentisce Molteni: “Non è vero quanto sostenuto oggi dal sottosegretario all'Interno, Nicola Molteni: il carabiniere non ha mai confessato ai suoi di aver girato e diffuso il video che mostrava la giudice Iolanda Apostolico ad una manifestazione a Catania. Né, dunque, avrebbe potuto ritrattare", afferma il segretario generale del Sim Carabinieri, Antonio Serpi.
Le opposizioni: “Allora adesso spieghi Salvini”
Mentre Riccardo Magi di + Europa, assolutamente insoddisfatto della risposta di Molteni, annuncia: “Vuol dire che dovremo interrogare direttamente Matteo Salvini”.