Fango, ricatti e calunnie. Così il bullismo online diventa una valanga letale
di Viola GiannoliNel tribunale di TikTok, in cui gli utenti si trasformano in giudici e boia, non servono prove. Basta un pettegolezzo, uno screenshot postato online, una chat reale o contraffatta resa pubblica per scatenare il linciaggio pubblico. A prescindere dalla veridicità o meno delle accuse.
Per gli investigatori dietro alle shitstorm possono esserci reti di cyberbulli che organizzano le aggressioni o singoli: basta la trama dei legami, meno di sei gradi di separazione, per innescare la valanga di infamie. «È simile a quel che accade nella vita reale — spiega chi si occupa di intercettare i reati online — Ma sul palcoscenico dei social è tutto più veloce e più facile». Anche ferire. «Sul web una maldicenza è ancor più devastante. Perch…
Nel tribunale di TikTok, in cui gli utenti si trasformano in giudici e boia, non servono prove. Basta un pettegolezzo, uno screenshot postato online, una chat reale o contraffatta resa pubblica per scatenare il linciaggio pubblico. A prescindere dalla veridicità o meno delle accuse.
Per gli investigatori dietro alle shitstorm possono esserci reti di cyberbulli che organizzano le aggressioni o singoli: basta la trama dei legami, meno di sei gradi di separazione, per innescare la valanga di infamie. «È simile a quel che accade nella vita reale — spiega chi si occupa di intercettare i reati online — Ma sul palcoscenico dei social è tutto più veloce e più facile». Anche ferire. «Sul web una maldicenza è ancor più devastante. Perché una bugia, una calunnia, un’accusa, se reiterate con la facilità e la velocità di una condivisione, possono diventare per molti faciloni una verità artificiale. Un effetto domino simile a quello di una palla di neve, che rotola giù fino a travolgere tutto», scrive Paolo Picchio, papà di Caterina, suicida a 14 anni per un video a sfondo sessuale apparso online senza consenso.
Si dice che nella rete dei cyberbulli “si cade”, ma non sempre è così perché la rete è lì, non sempre c’è ricatto, come nel revenge porn, non sempre c’è estorsione, come nella sextortion. C’è «lo scherzo», come si legge nelle chat di scuse di una delle ragazze coinvolte nel giro di accuse contro Inquisitor, c’è la malvagità, l’invidia, il disegno di far cadere un mito — l’influencer da qualche k di follower — dall’Olimpo in cui tutto si pesa sul numero di like.
«Quello che nasce come un gioco può diventare un incubo. Si inizia con i messaggi tra nickname sconosciuti, poi si passa a domande insistenti, confessioni non veritiere, richieste. E alla fine si arriva ai ricatti verso vittime intrappolate dalla paura e dalla vergogna e che per questo cedono. O alla gogna mediatica — spiega la Postale —. I ragazzi dietro lo schermo trovano una loro dimensione, si rivelano, scansano timidezza e remore, vivono passioni, le trasformano in professioni, coltivano relazioni, si innamorano e invece non bisognerebbe darsi troppo perché oltre lo schermo ci potrebbe essere chiunque, un inganno, un pedofilo, un estorsore. E invece di rivolgersi subito a un adulto o alla polizia tengono tutto dentro».
Nel 2022, al netto del sommerso, sono stati 323 i casi di cyberbullismo e il fenomeno è in aumento. Un’etichetta sotto la quale trovano spazio il flaming (i messaggi violenti e volgari nei dibattiti online), l’harassement (la molestia ripetuta e disturbante), il cyberstalking (la persecuzione web), l’impersonation (la violazione dell’account), l’exclusion (il ban), il cyberbashing (la violenza filmata dal telefonino), la denigration (la diffamazione), l’outing and trickery (la pubblicazione di confidenze).
Se questi ultimi sono, come dice suo papà, i motivi del suicidio di Inquisitor, se ci sia stata istigazione, sarà la magistratura a stabilirlo. Ma gli screen e il fango social esistono. Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’associazione nazionale dipendenze tecnologiche e cyberbullismo, ragiona: «Viviamo in un’epoca in cui le piattaforme sono diventate lo specchio attraverso cui molti giovani misurano il proprio valore. Dinamiche che possono diventare ossessive e schiaccianti. Oggi la gogna digitale è la lama affilata con cui si ferisce chi è già a terra. Iene da tastiera pronte a gettarsi su chiunque per la sete di attenzione e un po’ di visibilità».