Sinodo, le donne discriminate: “Siamo il 50%, vogliamo il 50%”. E fuori dall’aula le scarpe rosa davanti alla porta chiusa
di Iacopo ScaramuzziDentro l’aula la denuncia degli “sforzi per rendere invisibile” la presenza della donne, fuori dall’aula le bordate contro una cultura “misogina, omofoba, giudicante e legalistica”. Al sinodo in corso in Vaticano si impone il tema delle discriminazioni patite dalle donne nella Chiesa cattolica.
L’assemblea presieduta dal Papa, che sinora ha sempre presenziato i lavori quando si sono svolti in plenaria, dura quattro settimane, dal 4 al 29 ottobre, ed è dedicata, formalmente, alla stessa “sinodalità”. Un termine che indica la partecipazione di tutti i fedeli e che tocca, di conseguenza, anche il tema dell’uguaglianza. “Ora siamo arrivati alle questioni controverse”, confida un padre sinodale.
Le quote rosa in assemblea
Ieri, in particolare, sono iniziate le discussioni relative alla “corresponsabilità nella missione”. Che dietro questo concetto si celi la disuguaglianza con cui le donne sono trattate nella Chiesa è apparso chiaro sin dai discorsi introduttivi. A questa assemblea parteci…
Dentro l’aula la denuncia degli “sforzi per rendere invisibile” la presenza della donne, fuori dall’aula le bordate contro una cultura “misogina, omofoba, giudicante e legalistica”. Al sinodo in corso in Vaticano si impone il tema delle discriminazioni patite dalle donne nella Chiesa cattolica.
L’assemblea presieduta dal Papa, che sinora ha sempre presenziato i lavori quando si sono svolti in plenaria, dura quattro settimane, dal 4 al 29 ottobre, ed è dedicata, formalmente, alla stessa “sinodalità”. Un termine che indica la partecipazione di tutti i fedeli e che tocca, di conseguenza, anche il tema dell’uguaglianza. “Ora siamo arrivati alle questioni controverse”, confida un padre sinodale.
Le quote rosa in assemblea
Ieri, in particolare, sono iniziate le discussioni relative alla “corresponsabilità nella missione”. Che dietro questo concetto si celi la disuguaglianza con cui le donne sono trattate nella Chiesa è apparso chiaro sin dai discorsi introduttivi. A questa assemblea partecipano 85 donne e, per la prima volta nella storia dei sinodi, 54 di loro votano.
Ferite, battesimo, sacri ginecei
“Il cammino delle donne nella Chiesa è pieno di ferite, di situazioni dolorose e di redenzione”, ha detto suor Gloria Liliana Franco Echeverri, secondo la quale l’amore di Dio “rimane al di là degli sforzi di alcuni per rendere invisibili la presenza e il contributo delle donne nella costruzione della Chiesa”. La religiosa ha evocato la necessità di individuare “nuovi ministeri” ed ha sottolineato che molte donne, che pure sono in prima linea nell’insegnamento, nel catechismo, negli ospedali o nel lavoro con i migranti, “non hanno posto nei consigli parrocchiali e diocesani”.
“In gran parte qui siamo uomini”, ha ammesso il relatore generale, il cardinale gesuita Jean-Claude Hollerich: “Ma uomini e donne ricevono lo stesso battesimo e lo stesso Spirito. Il battesimo delle donne non è inferiore a quello degli uomini. Come possiamo assicurare che le donne si sentano parte integrante di questa Chiesa missionaria?”.
Secondo suor Maria Grazia Angelini, “una chiesa sinodale, in uscita, incontra subito la presenza di donne, varie, diverse, non omologabili, e non richiudibili in sacri ginecei”. Il teologo argentino Carlos Maria Galli ha sottolineato la necessità di “ricreare vincoli di mutualità, reciprocità e complementarietà tra uomo e donna” e “riconoscere e promuovere la dignità delle donne nella Chiesa”.
L’altro sinodo fuori dal Vaticano
Poco distante lo stesso tema è stato affrontato con altri contenuti e altri toni in occasione della prima riunione pubblica di “Spirit unbounded”, lo spirito sguinzagliato, una sigla nata nel 2021 che raduna numerose organizzazioni provenienti da tutto il mondo di riformisti e femministe cattoliche. Presenti anche le organizzazioni che chiedono l’ordinazione sacerdotale per le donne. L’incontro si è svolto alla casa Bonus Pastor, a poche centinaia di metri dalla basilica di San Pietro, una struttura dove pernottano diversi membri sinodali. “Da qui possiamo vedere le mura, e vogliamo alzare la voce per farci sentire dentro le mura”, ha detto Miriam Duignan, che ha sferzato: “Dentro l’aula sinodale non c’è nessuna persona che si dichiara omosessuale, nessuna vittima di abusi, nessuno che chiede l’ordinazione delle donne, noi siamo qui e speriamo di essere ascoltati”.
Le scarpe rosa e le porte chiuse
L’atteggiamento nei confronti del Sinodo, e del Papa, è ambivalente. C’è chi è fiducioso che l’assemblea porti una ventata di cambiamento nella Chiesa, chi lo spera, chi ci crede poco. Nella saletta non sono poche le teste brizzolate o canute, l’atmosfera a metà tra una festa di parrocchia e il dibattito di un collettivo. La foto di Giovanni Paolo II rimane un po’ in secondo piano rispetto agli striscioni colorati in inglese che addobbano la stanza: “Uguaglianza”, “Ordinare le donne cattoliche”, “Resistere al patriarcato è obbedire a Dio”. Accanto alla porta sono state disposte sul pavimento scarpe femminili consumate con lacci rosa: una sorta di installazione tesa a rappresentare il servizio reso da tante donne alla Chiesa e ricordare che “le porte per la piena eguaglianza in tutte le aree del ministero e di posizioni di responsabilità sono fermamente chiuse”.
Momento perestrojka per la Chiesa
Sinodo o non sinodo, “la Chiesa sta affrontando un momento perestrojka”, dice Penelope Middelboe in videocolegamento da Bristol. Paola Lazzarini di Donne per la Chiesa stigmatizza il fatto che “il Papa ha risposto ai dubbi di cinque anziani cardinali ma non alle domande di metà del popolo di Dio”. “Non faccio più il conto delle volte che mi sono sentita dire “Se non ti va bene puoi andartene dalla Chiesa”, come se l’appartenenza a una comunità fosse come indossare un vestito: coloro che vogliono delle riforme vengono trattati come se mancassero di cattolicità o di amore per la Chiesa”.
Mary McAleese: l’uguaglianza non è un favore
Mary McAleese, per 14 anni presidente della Repubblica d’Irlanda, non lesina le critiche, anche al “piccolo gruppi di donne” che partecipano al Sinodo: “L’uguaglianza è un diritto, non un favore. Le donne che partecipano al Sinodo sulla sinodalità sono lì come un favore, non come un diritto”. Per la “pasionaria” cattolica irlandese, l’autorità vaticana sui cattolici “appartiene a un vecchio impero di generali e coscritti in disgregazione”, e molti cattolici ormai ne stanno “svuotando l’autorità gerarchica misogina, omofoba, giudicante e legalistica sfidandola, ignorandola o aggirandola”. Occorre una riforma portatrice di “una nuova infrastruttura giuridica che accetti inequivocabilmente il principio di uguaglianza di tutti i membri della chiesa e accetti i loro diritti umani inalienabili e indivisibili”.
“Siamo il 50%, vogliamo il 50%”
Virginia Saldanha, indiana, nei primi anni Novanta era responsabile della commissione dei vescovi dell’Asia per le donne, i laici e le famiglie. All’epoca, racconta, in America latina, Africa, Asia, sulla spinta della teologia della liberazione, i laici erano valorizzati, poi, negli anni di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, “si è fatto un passo indietro rispetto al Concilio vaticano II”. Ora ripone grandi speranze nel Papa argentino. Ma avverte: “Se le donne sono la maggioranza tra i responsabili nelle piccole comunità cristiane, lo devono essere a ogni livello: nei consigli parrocchiali, in diocesi e a livello nazionale. Ci deve essere il 50% delle donne dovunque, ad ogni livello degli organismi che prendono decisioni nella Chiesa. Questo è quello che voglio. 50% delle donne dovunque: non 10%, 50%, siamo il 50% della popolazione, e ci dobbiamo essere”. Virginia Saldanha farebbe a meno dei preti: “Qualche anno fa c’è stato Covid, e che è successo? Cosa ci ha detto Dio durante il Covid? Tutte le chiese erano chiuse, la gente ha perso la fede? No. Gesù ha iniziato un nuovo modo di vita, non ha istituito il sacerdozio! Torniamo a quello che Gesù ci ha insegnato. Dobbiamo avere comunità forti, con leader ben formati”.
Gli applausi sulla questione gay
Al Sinodo il confronto non ha registrato grandi scontri, ma diversi membri sinodali hanno riferito, sotto la garanzia dell’anonimato, che sono emerse sin da subito le divergenze. E non sono mancati momenti emotivamente carichi. Quando, ad esempio, una giovane donna ha raccontato l’esperienza di sua sorella, omosessuale che, sentendosi emarginata dalla Chiesa, ha finito col suicidarsi. L’intervento è stato accolto da un applauso caloroso dell’aula. Sul tema dell’omosessualità, in particolare, diversi interventi hanno sottolineato, a quanto si apprende, la necessità di cambiare atteggiamento, e anche di modificare il catechismo, mentre alcuni conservatori hanno affermato che l’insegnamento della Chiesa in materia di morale sessuale sia immutabile. Qualche membro del Sinodo teme che i “bergogliani” vogliano promuovere discretamente un’agenda riformista e solleva il sospetto che le conclusioni dell’assemblea siano già decise. I padri sinodali più in sintonia con il Papa smentiscono qualsiasi predeterminazione e sottolineano che il processo è aperto.
Se la vecchia guardia è nostalgica di quando ai sinodi si svolgevano dibattiti improntati alla speculazione teologica, le nuove leve rivendicano il valore pastorale del sinodo, che parte induttivamente dall’esperienza della fede vissuta, tramite testimonianze e esempi concreti, per individuare un futuro percorribile per la Chiesa. Molti sottolineano l’importanza di avere iniziato con un ritiro spirituale a Sacrofano di tre giorni, che ha permesso di iniziare a conoscersi in un’atmosfera di preghiera.
Speranze contraddittorie
“Alcuni sperano che la Chiesa cambi radicalmente, che prendiamo decisioni radicali, ad esempio riguardo al ruolo delle donne nella Chiesa”, aveva detto in quell’occasione il predicatore domenicano, padre Timothy Radcliffe. “Altri hanno paura proprio di questi stessi cambiamenti e temono che porteranno solo alla divisione, addirittura allo scisma. Fratelli e sorelle, ecco la difficoltà: abbiamo speranze contraddittorie, quindi come possiamo sperare insieme?”.