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Alcol, droghe e psicofarmaci. La vita sballata già a tredici anni

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Aumentano i consumi di sostanze legali e illegali tra gli adolescenti. Arretra l’età della prima volta. E le ragazze scavalcano i maschi
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ROMA – In mezzo alla piazza c’è un tipo dritto due metri, un filo spinato tatuato sul braccio, regge una cassa che spara a palla Noyz Narcos: “Roma ad agosto nun è ‘n ber posto, ‘na città fantasma / Escono fori pe’ ‘a bamba, solo a mezzanotte passata / è amaro da riconosce’ ma tutte le persone de mia conoscenza / c’hanno a che fa’ co qualche dipendenza”.

Il muro di ragazzini che ha davanti ha una canna tra le dita, stringe una birra, cala gli occhiali da sole anche se è notte. È la postura del rap, della trap, l’adolescenza uscita a far serata. La stessa che poi studia, lavora, guarda la tv, fa sport, protesta e viaggia. E che non per forza finisce chiusa in casa o barcollante nei pronto soccorso il fine settimana. Ma i numeri raccontano pure una realtà che va guardata in faccia..

Quanto e cosa si consuma

L’ultima relazione al Parlamento sulle dipendenze fotografa ancora una volta l’aumento nel consumo di droghe tra i 1…

ROMA – In mezzo alla piazza c’è un tipo dritto due metri, un filo spinato tatuato sul braccio, regge una cassa che spara a palla Noyz Narcos: “Roma ad agosto nun è ‘n ber posto, ‘na città fantasma / Escono fori pe’ ‘a bamba, solo a mezzanotte passata / è amaro da riconosce’ ma tutte le persone de mia conoscenza / c’hanno a che fa’ co qualche dipendenza”.

Il muro di ragazzini che ha davanti ha una canna tra le dita, stringe una birra, cala gli occhiali da sole anche se è notte. È la postura del rap, della trap, l’adolescenza uscita a far serata. La stessa che poi studia, lavora, guarda la tv, fa sport, protesta e viaggia. E che non per forza finisce chiusa in casa o barcollante nei pronto soccorso il fine settimana. Ma i numeri raccontano pure una realtà che va guardata in faccia..

Quanto e cosa si consuma

L’ultima relazione al Parlamento sulle dipendenze fotografa ancora una volta l’aumento nel consumo di droghe tra i 15 e i 19 anni. La percentuale di liceali che ne fa uso è passata, in modo preoccupante, dal 18,7% al 27,9% nel giro di un solo anno. «Sono numeri che fanno paura”, confessa Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, «c’è un humus che facilita il consumo di droghe legali e illegali».

Su tutte c’è la cannabis: 580mila adolescenti (24%) rollano marijuana o hashish sempre più puro e sempre meno caro. Poi ci sono le Nps, nuove sostanze psicoattive (10%): cannabinoidi sintetici (K2, Yucatan Fire, Spice), oppioidi sintetici (codeina, morfina, fentanyl), ketamina, catinoni (anfetamina, ecstasy). Non girano mai da sole ma associate ad altre droghe tra cui l’alcol, tanto alcol, troppo alcol. Usati insieme, mescolati, prima una poi l’altro. Perché quando si parla di dipendenze è difficile ce ne sia una sola. In fondo alla classifica restano cocaina ed eroina. «È moda, è ribellione, è ricerca del piacere, è allontanamento del dolore, è normalizzazione, è la luna di miele di chi non ha ancora pagato il prezzo dell’abuso», dice Barra, «quando li incontri questi ragazzini sembrano orfani, orfani della famiglia, orfani di entusiasmo, orfani di rapporti significativi, di cose positive, cani perduti senza collare che hanno bisogno di parlare, di fare, di persone non patologiche».

L’alba di Arianna e Marco

Arianna (nome di fantasia) ha iniziato a 16 anni con l’Mdma «per far festa. Poi canne, cocaina e alla fine, peggio, è arrivata l’eroina. Drammatica. Mia madre viveva lontano, avevo sempre gente in casa, un giro sbagliato. Una volta ero al bar, avevo litigato col moroso, ho chiesto a un tizio se avesse qualcosa, mi ha portato da lui, è stata la prima volta che me la sono fatta in vena. La sera stavo bene, ballavo, ridevo, la mattina mi svegliavo alle 6 per lavorare e invece volevo uccidermi. Ho detto basta a 18 anni, ho chiesto aiuto, ci sono ricascata. Ora sono ancora debole, sono in terapia, la vita è cambiata, sono mamma ma l’alba ha ancora quell’odore lì, l’odore di quando stavo malissimo e uscivo a cercarne altra».

Marco (altro nome di fantasia) ha cominciato a farsi che aveva 17 anni. «Si inizia sempre in gruppo, per curiosità. Mi faceva schifo che gli amici si facessero, poi mi è salito il desiderio di provare, un senso di ribellione, andare contro qualcosa vietato dalla legge, contro tutti. Mi facevo di eroina con le rapine e anche un po’ di cocaina, ma costava troppo. Appena presa stavo bene, benessere fisico e mentale. Ma mi stavo intossicando, vedevo l’eroina e pensavo alla morte».

I Serd dei giovani

Ad “Androna Giovani”, il servizio pubblico dell’azienda sanitaria di Trieste dedicato alle dipendenze giovanili, ce lo ha spedito un tribunale, «altrimenti non so se mi sarei avvicinato, la parola Serd puzzava di marcio, di gente brutta». Altri ci vengono da soli o trascinati da genitori disperati. Sono sempre di più i ragazzi nei servizi di assistenza e nelle comunità terapeutiche, sempre di più quelli al pronto soccorso o ricoverati per problemi legati alla droga, di più anche quelli intercettati dai camper delle unità di strada per la riduzione del danno di cui ora pure l’Alto commissariato delle Nazioni unite «raccomanda l’espansione».

Antonina Contino, psicologa e psicoterapeuta, è la responsabile di “Androna Giovani”: «L’età dei ragazzi che prendiamo in carico si è abbassata: ora arrivano a 13-14 anni. Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, che è sempre stato critico, lo è diventato ancor di più: è entrato in crisi – per certi aspetti fortunatamente – il modello unico familiare, trovare una propria identità è sempre più complesso, c’è la paura di disattendere le aspettative delle famiglie che sui figli fanno investimenti troppo grandi, c’è il timore di non avere abbastanza popolarità e like. Ma da noi arrivano anche ragazzi che hanno subito abusi, finiti nei circuiti giudiziari, con disturbi diagnosticati e mai presi in carico». Ed è qui che le dipendenze trovano una fessura, una porta da cui entrare e accomodorsi. «Il consumo è un sintomo e ogni sostanza ha una funzione - calmare, superare un trauma, entrare nel gruppo, adattarsi a un corpo che non si capisce, reggere le frustrazioni – Il nostro lavoro sta proprio nel capire che funzione svolga, ragazzo per ragazzo, scardinare il disagio, fare leva sulle potenzialità, farli sentire ascoltati, visti, intervenire con terapie individualizzate, riprendere in mano un percorso scolastico o lavorativo, in poche parole riattivare i loro sogni».

Il fondo della bottiglia

Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità, parla di «generazione chimica: i ragazzi usano una sostanza in base a quel che può dare loro». E tra quelle legali al primo posto c’è l’alcol. «Tra gli 11 e i 25 anni sono 1 milione e 300 mila i consumatori a rischio che bevono uno o più bicchieri al giorno; la maggior parte sono minorenni. I binge drinkers che bevono per ubriacarsi sono 786mila. Ogni anno il 10% dei 35.300 accessi al pronto soccorso per ubriacatura sono ragazzini di ritorno da una festa», racconta Scafato.

«L’alcol è un lubrificante sociale. La prima volta se ne beve un bicchiere, poi due, tre, quattro. Ma i rischi sono molteplici: i giovanissimi non hanno ancora sviluppato l’alcol idrogenasi, dunque non assimilano l’alcol. Quel che viene consumato nella fase dello sviluppo cognitivo, prima dei 25 anni, interferisce con la maturazione della corteccia pre-frontale determinando una cristallizzazione della personalità adolescenziale, meno razionale, meno responsabile, più aggressiva o più depressa. Inoltre l’alcol diminuisce la percezione del rischio e nei giovani, che la hanno già bassa, è come buttare benzina sul fuoco. Legittimare il messaggio “bevi responsabilmente“ è abusare dell’incapacità razionale del minore e della sua ancora immatura capacità critica e di controllo condannandolo a rischiare. E le ragazze sono le più esposte perché l’alcol incrementa anche il rischio di tumore al seno».

Le fragilità femminili

La forbice si sta chiudendo. Il consumo di sostanze psicoattive arriva dove il resto non riesce: annulla le differenze di genere. «Il fenomeno tutto nuovo è quello osservato fra le studentesse di 15 e 16 anni che consumano cannabinoidi tanto o più dei loro amici e hanno superato i maschi anche negli eccessi alcolici», afferma Sabrina Molinaro, responsabile della Sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari di Cnr-Ifc e coordinatrice di Espad, la più grande rete europea di ricercatori indipendenti nel campo delle dipendenze. Ecco cosa emerge davvero dall’ultimo rapporto: «Una grande fragilità femminile». E, aggiunge Molinaro, «il boom degli psicofarmaci senza prescrizione medica».

Hanno fatto il botto nel 2022: il 10,8% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ne ha fatto uso, nel 2021 era il 6,6%. Con la normalizzazione, sacrosanta, dei discorsi attorno alla salute mentale è stato normalizzato anche il loro uso, e non sempre è un bene. Su TikTok ci sono migliaia di video in cui ragazzine e ragazzini prendono gocce e pasticche, si scambiano consigli sui medicinali assunti, li recensiscono. Una parte sono regolarmente assegnati dal medico, gli altri se li procurano in casa, li acquistano in farmacia senza ricetta o con prescrizioni false, li pescano sul web.

L’avanzata dei painkiller

«Le benzodiazepine sono ansiolitici, calmano, rilassano. Se si aumenta il dosaggio l’effetto è lo stordimento. Se si associano all’alcol danno uno sballo vero e proprio. E chi cerca quella sensazione mentre fuma cannabis o fa binge drinking trova in questi farmaci uno strumento semplice, rapido ma anche molto rischioso: ad alto dosaggio provocano sedazioni pericolose alla guida o al lavoro, sopore, coma», spiega Vincenzo Barretta, psichiatria e psicoterapeuta di Napoli, presidente dell’Osservatorio nazionale per la salute emotiva e comportamentale.

Accanto agli ansiolitici ci sono gli oppiodi, nascono come farmaci contro il dolore, «negli Usa già da qualche decennio è Opioid crisis». Ci fanno anche serie tv: Dopesick, Painkiller, sui “peggiori spacciatori di droga della storia”. «C’è un’assunzione automedicativa - il farmaco risolve uno stato d’animo negativo, la prossima volta che starò così il mio cervello penserà di uscirne utilizzando la stessa sostanza – oppure la ricerca di novità che spinge a provare sensazioni estreme. Quando si prescrivono farmaci – avverte Barretta - bisognerebbe conoscere bene chi si ha davanti, preventivare se c’è un pericolo di abuso e invece questo spesso non si fa. Ma creano una dipendenza enorme, simile a quella da eroina. E la moda inizia ad arrivare anche da noi».

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