Camila Raznovich: “Alziamoci dal divano, il futuro sarà scomodo. Io lo insegno alle mie figlie”
di Viola GiannoliAlzatevi dal divano, mettetevi scomodi. Camila Raznovich, conduttrice, scrittrice, 49 anni a giorni, ne ha fatto un motto, uno stile di vita e ora un insegnamento. E “Non metterti comodo” è il titolo del suo libro, in uscita il 17 ottobre per Piemme edizioni. Un inno all’arte dell’adattabilità davanti a guerre, migrazioni, pandemie e cambiamenti climatici con contributi dell’alpinista Hervé Barmasse, del botanico Stefano Mancuso e del filosofo dell’evoluzione Telmo Pievani.
Camila, perché un elogio della scomodità?
«Perché siamo nell’era del cambiamento. Noi occidentali privilegiati, cresciuti tra gli anni ’70 e ’80, siamo stati una generazione fortunata che dava la comodità per acquisita. Poi è scoppiato il Covid, c’è stato il lockdown, all’improvviso abbiamo perso piccole e grandi comodità che davamo per scontate. Con la crisi idrica ed energetica sono arrivati i primi razionamenti dell’acqua, i blackout programmati. E ora c’è un’instabilità mondiale inedita per noi. Dovremo inevita…
Alzatevi dal divano, mettetevi scomodi. Camila Raznovich, conduttrice, scrittrice, 49 anni a giorni, ne ha fatto un motto, uno stile di vita e ora un insegnamento. E “Non metterti comodo” è il titolo del suo libro, in uscita il 17 ottobre per Piemme edizioni. Un inno all’arte dell’adattabilità davanti a guerre, migrazioni, pandemie e cambiamenti climatici con contributi dell’alpinista Hervé Barmasse, del botanico Stefano Mancuso e del filosofo dell’evoluzione Telmo Pievani.
Camila, perché un elogio della scomodità?
«Perché siamo nell’era del cambiamento. Noi occidentali privilegiati, cresciuti tra gli anni ’70 e ’80, siamo stati una generazione fortunata che dava la comodità per acquisita. Poi è scoppiato il Covid, c’è stato il lockdown, all’improvviso abbiamo perso piccole e grandi comodità che davamo per scontate. Con la crisi idrica ed energetica sono arrivati i primi razionamenti dell’acqua, i blackout programmati. E ora c’è un’instabilità mondiale inedita per noi. Dovremo inevitabilmente abituarci a stare scomodi”.
La sua vita è stata scomoda?
«Privilegiata sì, comoda mai, con sfide anche troppo grandi per una bambina. Ho vissuto nella comunità sannyasin ispirata a Osho, a dieci anni mia madre mi disse che avrei dovuto spostarmi in un’altra comunità, in Inghilterra, da sola. Ero talmente esposta a una zona di rischio di instabilità emotiva, psicologica e fisica che la cercavo io stessa un po’ di comodità. Ma la mia vita ha continuato a essere così, avventurosa, sfidante, non fa parte del mio destino la comfort zone”.
Una l’ha mai trovata?
“Sul tappetino dello yoga. Lì mi fermo senza sentirmi perduta”.
Nel suo libro parla di "educazione un po’ siberiana”, è una mamma severa?
“Le mie amiche dicono di sì, ma io reputo le mie figlie viziatissime. È la peggiore offesa che gli lancio quando litighiamo. Ai ragazzini di oggi manca l’idea della scomodità, della fatica, li cresciamo nel torpore, gli facciamo trovare tutto già pronto, hanno uno storytelling da città ricche occidentali. Io penso di stargli facendo un regalo instradandole a un po’ di scomodità e di privazioni. Mica gli levo il cibo! Ma ad esempio viaggiando le ho portate in tante parti del mondo, abbiamo dormito in tenda, in strada, hanno imparato ad arrangiarsi nelle difficoltà, a mangiare quel che capita, a non avere paura del diverso”.
Sta per compiere 49 anni, il suo inno ad alzarsi dal divano è senza età?
“Se ci risentiamo tra trent’anni per me non sarà cambiato nulla. Ho assistito mio padre durante la lunga malattia, ho trovato un suo biglietto, c’era scritto “Voglio morire vivo”. Mi auguro anche io di morire così. Quel bigliettino è l’eredità che mi ha lasciato”.
Anche in amore ha scelto in qualche modo una vita nomade.
“Con mio marito viviamo a distanza. Con il papà delle mie figlie abbiamo affrontato l’esperienza complicatissima della separazione e credo che siamo riusciti in questa transizione, se ci fossimo accontentati della mediocrità emotiva e sentimentale che negli ultimi tempi aleggiava in casa saremmo stati l’uno il limite dell’altro e avremmo minato la serenità delle ragazze. In amore e nell’amicizia credo ci voglia ancora più saggezza, più solidità e più coraggio. Ci si può fermare senza smettere di esplorare, lanciarsi in nuove sfide come coppia”.
Nel lavoro il confine tra cambiamento e precarietà è molto labile.
“In Italia sì, ma sono due cose molto diverse. La precarietà mette i ragazzi davanti all’insicurezza, mina il loro futuro. A me piace esaltare la flessibilità quando è una scelta. Mi dispiacerebbe se le mie figlie, davanti a una possibilità, si accomodassero nell’opzione più facile ma meno felice in amore, a quella più vicina ma meno stimolante per l’università, a quella più semplice ma meno entusiasmante per il lavoro”.
Il suo prossimo passo?
“Si chiama Macondo, come una delle comunità in cui ho vissuto da piccola. Debutta il 28 ottobre alle 21.45 su RaiTre. Parleremo di cambiamento climatico, smaltimento dei rifiuti, biodiversità, qualità dell’acqua e dell’aria, conservazione del paesaggio”.
La chiave sarà l’adattabilità?
“Non sappiamo che scenario avremo di fronte, non ha più senso essere il più fico se non sai vivere con meno. E io penso che dovremo imparare a vivere con meno di tutto, luce, acqua, cibo”.
Si può ancora raddrizzare la barra?
“Non sono una catastrofista, spero nella creatività, nella svolta dell’ultimo minuto, nell’unione della comunità scientifica”.
Ha mai paura?
“Di questo no. Forse per incoscienza, forse ancora per ignoranza. Avverto anche io l’eco-ansia ma preferisco restare ottimista. La minaccia di una terza guerra mondiale, quella sì, mi fa paura”.