Duecento funzionari, e neanche tutti formati ( altro “regalo” del decreto Cutro) per 85.000 richieste d’asilo. Per convocare i migranti, ascoltare le loro storie, ricostruire le loro vite, chiedere e verificare, istruire le pratiche. E soprattutto valutare, con coscienza e competenza, se concedere un qualche tipo di protezione o negargliela.
Cosa sono le commissioni d’asilo
Le commissioni d’asilo sono le sliding doors per chiunque arrivi in Italia illegalmente: una nuova vita in Europa o l’espulsione ( che quasi sempre si trasforma in clandestinità). Ma, per incredibile che possa sembrare, è sulle spalle di uno sparutissimo manipolo di funzionari del ministero dell’interno, in numero ridicolo rispetto a quello dei migranti che arrivano, che il governo fa ricadere non solo il delicatissimo sistema dell’asilo ma adesso anche la scommessa delle procedure accelerate di frontiera per chi arriva dai cosiddetti Paesi sicuri, strumento – secondo il Viminale – che dovrebbe contribuire ad aumentare il numero effettivo dei rimpatri.
Le pressioni del governo per svuotare i centri
"Una illusione, un bluff. Altro che procedure accelerate. Lavoriamo in condizioni mostruose, con un carico di lavoro decuplicato a fronte di un organico dimezzato, senza programmazione e fortemente esposti alle pressioni del governo di turno. Adesso, ad esempio, l’indicazione è quello di favorire l’alleggerimento dei centri di accoglienza”, racconta una funzionaria di una delle commissioni territoriali di Roma. E si capisce anche perché accetta di raccontare come stanno le cose in cambio dell’anonimato. Un racconto non certo isolato visto che, per la prima volta, i funzionari del ministero dell’Interno componenti delle commissioni territoriali per l’asilo hanno indetto uno sciopero nazionale che si terrà il 9 novembre con un presidio in piazza Santi Apostoli.
«La politica approva norme impossibili da applicare. Quello dei commissari per l’asilo è un lavoro molto complesso e il decreto Cutro ha aggravato la situazione prevedendo che possano esservi adibiti anche funzionari senza competenza specifiche, dopo un corso di formazione che spesso non viene fatto. C’è un enorme problema di diritti da garantire», dice Adelaide Benvenuto, coordinatrice nazionale della Fp Cgil.
I numeri dell’Asilo
Qualche numero aiuta a capire di cosa stiamo parlando: a fine del 2022, delle 85.000 richieste di asilo presentate in Italia sono state adottate 58.000 decisioni, ma il più delle volte si tratta di istanze vecchie di due, tre anni. E infatti l’arretrato è di oltre 51.000 pratiche a cui devono aggiungersi le circa 17.000 dei cosiddetti dublinanti, cioè i migranti approdati in Italia, riusciti a superare la frontiera, che gli altri Paesi europei ci hanno rimandato indietro. Quando furono istituite, nel 2017, dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, le commissioni per l’asilo potevano contare su un organico di 429 funzionari, tutti con competenze specifiche, assunti con un concorso dedicato. Adesso sono appena 200 e alle insostenibile carenza di organico, con il decreto Cutro, il governo ha pensato di porre rimedio prevedendo che qualsiasi altro funzionario amministrativo delle prefetture possa essere assegnato alle commissioni. E pazienza se non ha le competenze necessarie, dalle nozioni di geopolitica a quelle di diritto internazionale, dalle convenzioni alla normativa sui rifugiati.
Una valanga di ricorsi intasa i tribunali
“La conseguenza è facilmente intuibile – spiega una delle commissarie – sappiamo bene che non tutti i migranti che si presentano hanno i requisiti per lo status di rifugiato. Noi dovremmo fare da filtro, valutare storie personali e situazione nei Paesi d’origine, adottare i decreti adeguatamente motivati in modo da evitare che i tribunali siano intasati da una valanga di ricorsi. Cosa che invece puntualmente accade anche perchè non sempre le nostre decisioni sono argomentate come si deve”.
E adesso le procedure accelerate di frontiera, sbandierate dal governo come lo strumento per rimandare a casa rapidamente chi arriva da Paesi sicuri e dunque presumibilmente non otterrà mai un permesso di soggiorno. Nell’unico centro per richiedenti asilo istituito ad hoc, quello di Modica-Pozzallo, finora sono passati solo una ventina di tunisini, quelli poi liberati dai giudici di Catania. Ma anche altri tribunali, ad esempio Potenza, si sono trovati a valutare procedure accelerate di frontiera a persone arrivate addirittura un anno fa e ovviamente in luoghi che non sono affatto di frontiera. “Anche le questure sono sotto organico e spesso ci stanno mesi a formalizzare le richieste di asilo e noi in nove giorni dovremmo valutare e decidere. Impossibile. Chi di noi può scappa e va altrove. E poi, diciamolo, a chi non lo sa. La stragrande maggioranza delle persone a cui neghiamo la protezione non viene rimpatriata. Riceve un foglio di via e va dove vuole”.