Migranti, il paradosso: si formano in Tunisia, trovano lavoro in Italia ma il nullaosta non arriva. “Partiranno coi trafficanti”
Alì e Selim (chiamiamoli così) aspettano da sei mesi. Hanno seguito il corso di formazione per due anni, hanno imparato l’italiano e soprattutto hanno trovato un datore di lavoro pronto ad assumerli come edili. Contratto di lavoro a tempo indeterminato, decreto flussi. Manca solo il nullaosta delle autorità di pubblica sicurezza italiane, necessario per andare all’ambasciata a chiedere il visto. E poi finalmente fare un biglietto aereo e arrivare in Italia senza rischiare la vita su un barcone. Ma adesso, stanchi di aspettare, i due fratelli sono pronti a rivolgersi ai trafficanti vanificando tutto il percorso.
L’inadeguatezza degli organici
Vie di ingresso legali, le chiamano al Viminale. Un’opportunità, nel caso in questione offerta dal progetto Before you go di Arcs, Arci culture solidale, finanziato con 1,7 milioni di fondi Fami del ministero dell’Interno. Peccato che alla richiesta di nullaosta avanzata ad aprile, sei mesi dopo nessuno abbia mai risposto. Neanche dopo diverse sol…
Alì e Selim (chiamiamoli così) aspettano da sei mesi. Hanno seguito il corso di formazione per due anni, hanno imparato l’italiano e soprattutto hanno trovato un datore di lavoro pronto ad assumerli come edili. Contratto di lavoro a tempo indeterminato, decreto flussi. Manca solo il nullaosta delle autorità di pubblica sicurezza italiane, necessario per andare all’ambasciata a chiedere il visto. E poi finalmente fare un biglietto aereo e arrivare in Italia senza rischiare la vita su un barcone. Ma adesso, stanchi di aspettare, i due fratelli sono pronti a rivolgersi ai trafficanti vanificando tutto il percorso.
L’inadeguatezza degli organici
Vie di ingresso legali, le chiamano al Viminale. Un’opportunità, nel caso in questione offerta dal progetto Before you go di Arcs, Arci culture solidale, finanziato con 1,7 milioni di fondi Fami del ministero dell’Interno. Peccato che alla richiesta di nullaosta avanzata ad aprile, sei mesi dopo nessuno abbia mai risposto. Neanche dopo diverse sollecitazioni. Probabilmente a causa dell’assoluta inadeguatezza degli organici dei dipendenti del ministero dell’Interno assegnati ai servizi per l’immigrazione, dalle commissioni d’asilo agli sportelli per le sanatorie e l’emersione, fino al decreto flussi appunto.
Pronti a mettersi in mano ai trafficanti
E così qualche giorno fa, preoccupatissima per la loro sorte, la mamma dei due ragazzi si è presentati negli uffici dell’Arcs e ha raccontato: “I miei figli stanno organizzando il viaggio per andare in Italia con un barchino, sono pronti a mettersi nelle mani dei trafficanti e io ho paura per loro. Hanno creduto in questo progetto, hanno fatto tutto quello che gli è stato chiesto, per favore aiutateli”.
Una situazione paradossale
Una situazione davvero paradossale che non riguarda solo loro. Il progetto Before you go ha già formato 19 persone, 8 nel settore agricolo e 11 come operai edili. Tutti hanno concluso la formazione, ottenuto l’attestato e sono stati chiamati, dopo una serie di colloqui, da aziende italiane che hanno offerto loro un contratto a tempo indeterminato ma solo tre di loro sono riusciti a partire. Gli altri attendono tutti da aprile l’arrivo del necessario nullaosta.
"E’ una situazione davvero incomprensibile – dice Filippo Miraglia, responsabile immigrazione di Arci – che rischia di vanificare un progetto sul quale il governo italiano ha investito dei soldi, c’è una formazione alle spalle e soprattutto c’è in gioco la credibilità dell’offerta di vie di ingresso legali da parte del governo italiano”.