Cospito, la procura nazionale antimafia chiede la revoca del 41bis. Ora la decisione spetta ai giudici
di Liana MilellaL’anarchico Alfredo Cospito può lasciare il 41bis, il regime del carcere duro a cui è sottoposto ormai dalla primavera dello scorso anno e che ha contestato con uno sciopero della fame durato oltre sei mesi. Sciopero interrotto dopo la sentenza della Consulta che ha ammesso la possibilità di riconoscergli le circostanze attenuanti.
La decisione del tribunale di sorveglianza nei prossimi giorni
A dare il via libera alla revoca è stata la Procura nazionale antimafia, che vede al vertice l’ex procuratore di Napoli Gianni Melillo, e che ha ufficializzato la sua decisione nel corso dell’udienza del tribunale di sorveglianza di Roma, chiamato a decidere, su istanza dell’avvocato Flavio Rossi Albertini, che difende Cospito, proprio sul regime del 41bis. Lo stesso tribunale di sorveglianza deciderà nei prossimi giorni, come ha reso noto l’avvocato.
Una vicenda giuridicamente assai complessa quella di Cospito, che ha visto però, rispetto a un’iniziale condanna all’ergastolo imposta dalla Cassa…
L’anarchico Alfredo Cospito può lasciare il 41bis, il regime del carcere duro a cui è sottoposto ormai dalla primavera dello scorso anno e che ha contestato con uno sciopero della fame durato oltre sei mesi. Sciopero interrotto dopo la sentenza della Consulta che ha ammesso la possibilità di riconoscergli le circostanze attenuanti.
La decisione del tribunale di sorveglianza nei prossimi giorni
A dare il via libera alla revoca è stata la Procura nazionale antimafia, che vede al vertice l’ex procuratore di Napoli Gianni Melillo, e che ha ufficializzato la sua decisione nel corso dell’udienza del tribunale di sorveglianza di Roma, chiamato a decidere, su istanza dell’avvocato Flavio Rossi Albertini, che difende Cospito, proprio sul regime del 41bis. Lo stesso tribunale di sorveglianza deciderà nei prossimi giorni, come ha reso noto l’avvocato.
Una vicenda giuridicamente assai complessa quella di Cospito, che ha visto però, rispetto a un’iniziale condanna all’ergastolo imposta dalla Cassazione ai giudici di Torino e da loro contestata con un ricorso alla Consulta, da un lato lo sciopero della fame dell’anarchico, e dall’altra la netta contrarietà del Guardasigilli Carlo Nordio, di fatto patron delle decisioni sul 41bis, a cui si era rivolto l’avvocato Rossi Albertini, a pronunciarsi a favore di una revoca.
Lo scontro Nordio-Pd
Un caso politicamente caldissimo che ha portato anche allo scontro tra il Pd e lo stesso Nordio dopo che il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove aveva mostrato al suo compagno di stanza e di partito Giovanni Donzelli, uomo forte di Meloni, i report dei servizi di sicurezza delle carceri Gom e Nic sulla visita del Pd a Cospito dello scorso gennaio. Allo stesso Delmastro, per il reato di rivelazioni di segreto d’ufficio, la gip di Roma, contro il parere della procura, ha imposto l’imputazione coatta.
L’apertura della Dna
Rispetto al no netto di Nordio sul 41bis invece la procura nazionale Antimafia aveva già “aperto” alla possibilità di spostarlo al regime di Alta sorveglianza, una forma di detenzione più attenuata rispetto a quella dei mafiosi. Inoltre, in Cassazione, era stato il sosituto procuratore generale Piero Gaeta a ritenere che Cospito potesse lasciare il 41bis. Dopo la sentenza della Consulta i giudici di Torino hanno ridimensionato la pena di Cospito passando dalla pena dell’ergastolo a quella di 24 anni. E qui l’avvocato Rossi Albertini si è di nuovo rivolto al tribunale di sorveglianza di Roma - che decide sui 41bis - per chiedere la revoca definitiva della misura più coercitiva. Riservata - va ricordato - soprattutto ai detenuti della criminalità organizzata per impedire loro di comunicare con l’esterno.