La scienza è donna e giovane. E usa social. Si chiamano "Stem influencer" e sono le ricercatrici e studentesse di materie scientifiche (Science, Technology, engineering e mathematics) che ne parlano su TikTok, Instagram e YouTube. Divulgatrici 2.0 che, attraverso video competenti ma anche divertenti, aiutano le giovanissime a non avere paura di inseguire i propri sogni. Il gender gap è ancora fortissimo: secondo i dati Istat 2021, solo il 16,5% delle giovani si laurea in facoltà scientifiche, contro il 37% dei maschi.
L’obiettivo delle stem influencer è parlare alle adolescenti attraverso i social per far credere loro che un futuro nella scienza è possibile: perché non ci credono. Secondo uno studio di Openpolis tra le studentesse italiane quindicenni che hanno ottenuto ottimi risultati in matematica nei test Ocse-Pisa, solo il 12,5% prevede un futuro lavorativo nelle discipline Stem. Quota che invece è più che doppia (26%) tra i coetanei maschi.
Ma il trend può cambiare. Ne sono conv…
La scienza è donna e giovane. E usa social. Si chiamano "Stem influencer" e sono le ricercatrici e studentesse di materie scientifiche (Science, Technology, engineering e mathematics) che ne parlano su TikTok, Instagram e YouTube. Divulgatrici 2.0 che, attraverso video competenti ma anche divertenti, aiutano le giovanissime a non avere paura di inseguire i propri sogni. Il gender gap è ancora fortissimo: secondo i dati Istat 2021, solo il 16,5% delle giovani si laurea in facoltà scientifiche, contro il 37% dei maschi.
L’obiettivo delle stem influencer è parlare alle adolescenti attraverso i social per far credere loro che un futuro nella scienza è possibile: perché non ci credono. Secondo uno studio di Openpolis tra le studentesse italiane quindicenni che hanno ottenuto ottimi risultati in matematica nei test Ocse-Pisa, solo il 12,5% prevede un futuro lavorativo nelle discipline Stem. Quota che invece è più che doppia (26%) tra i coetanei maschi.
Ma il trend può cambiare. Ne sono convinte realtà come Generazione Stem, una community che si occupa di empowerment femminile nel mondo scientifico e che sui social racconta la scienza al femminile. I modelli di riferimento non mancano: dall'iconica Marie Curie a Fabiola Gianotti che oggi guida il Cern. Mentre Samantha Cristoforetti ha aperto il suo account TikTok, @astrosamantha. I profili, seguitissimi, raccontano la vita da ricercatrice e studentessa in facoltà dove gli uomini sono la stragrande maggioranza: l’ansia di non raggiungere i risultati dei colleghi maschi, la paura di non essere all’altezza. Sui social, le insicurezze diventano un punto di incontro: "Seguendoci, le ragazze abbattono lo stereotipo dello scienziato tipo: e soprattutto capiscono che non sono sole nelle difficoltà. La scienza è femmina".
Virginia Benzi, studentessa di fisica: “Anche le bambine mi seguono su Youtube. Nella scienza ci va dato più spazio”
Mentre Virginia Benzi, 27 anni, si arrampicava sulle pareti di una montagna, un papà l’ha avvicinata: «Le sue figlie di 11 anni mi avevano riconosciuta perché mi avevano vista su YouTube: quando gli ho detto che sui social parlo di fisica teorica, relatività e meccanica quantistica, era sorpreso che le sue bambine avessero questi interessi». Piccole aspiranti scienziate crescono.
Virginia, @quatum _girl, una tesi magistrale in fisica teorica delle materie oscure, sui social è seguitissima: 105mila follower su Instagram, 64mila su Tiktok, 58mila iscritti al canale Youtube. «E dire che io ho studiato al liceo artistico — racconta Virginia, che fa parte di Generazione Stem e ha partecipato all’inaugurazione del nuovo polo Science Gateway del Cern di Ginevra — ma sono convinta che il motore del mio amore per la filosofia, mia prima passione, sia lo stesso che mi ha avvicinato alla fisica: la ricerca di un senso, la necessità di rispondere alle grandi domande esistenziali». La matematica, a sentire Virginia, è una lingua. «Che si studia esattamente come le altre: dedizione e curiosità». Che il gender gap sia ancora fortissimo, lo dimostrano i dati: «A 5mila bambini è stato chiesto di disegnare una persona di scienza: solo 28 hanno rappresentato una donna».
Marilù Casini, chimica: “Su instagram racconto che non dobbiamo essere perfette, anche la ricerca è umana”
Racconta Marilù Casini, 28 anni, che quando si è iscritta a Chimica lo ha fatto perché non era riuscita a entrare a Medicina: «Ma alla fine dei cinque anni avevo però capito che la mia strada era la ricerca». Quella sulle cellule staminali, soprattutto: una passione esplosa dopo aver sentito parlare la biologa Elena Cattaneo, invitata da lei, che aveva cominciato a organizzare eventi per gli studenti, a tenere un seminario. «Ci disse che i ricercatori devono essere attivi a livello politico e sociale: una folgorazione». È così che Marilù getta le basi per diventare una stem influencer che sui suoi profili social TikTok e Instagram,@marilucasini, parla di scienza, dal suo punto di vista: «Quello di una persona non binaria che sulle piattaforme racconta che non dobbiamo essere perfetti: la ricerca è umana».
Marilù, che come ricercatrice fa base a Valencia ma ha girato tutta Europa, qualche tempo fa ha compiuto una piccola rivoluzione: «Ero all’università di Bordeaux per una Summer school: su 21 relatori, solo una era donna e alla fine il suo intervento saltò perché il collega che la precedeva aveva sforato». Marilù ha deciso di scrivere una lettera all’università e più di metà degli studenti ha firmato con lei. «L’anno dopo le donne erano cinque. Un passo avanti». Sui social, dove racconta la vita della ricercatrice, la seguono tantissime ragazze: «Si incoraggiano».
Chiara De Marchi, aspirante biologa: “Le mie passioni frustrate mi hanno fatto ammalare. Ora aiuto le giovani a inseguire i loro sogni”
Per Chiara De Marchi, la scienza è un riscatto: «Da piccola studiavo la natura, avevo un taccuino in cui appuntavo tutte le abitudini dei gatti. A 6 anni mi sono fatta regalare un microscopio: ci passavo le ore. Ma nessuno in famiglia, né a scuola, mi ha sostenuta nella mia passione. Così ho fatto un’altra strada e poi mi sono ammalata».
Chiara, 36 anni, si sta laureando in biologia. «Finalmente realizzo il mio sogno. Sono affetta da retto colite ulcerosa e ho raccontato la mia malattia, all’inizio, attraverso la fotografia — racconta — adesso la affronto anche sui social dove parlo di scienza per aiutare tante ragazze appassionate a non mollare».
Chiara collabora con Generazione Stem. «Tra le varie attività, facciamo anche quella di orientamento agli studenti delle scuole: magari avessi avuto io qualcuno con cui confrontarmi quando dovevo scegliere il mio percorso». Parlare di scienza sui social funziona: «Si crea comunità. Si dà la possibilità, a chi vorrebbe avvicinarsi ma è intimorito, di approcciarsi alle materie Stem senza paura. La scienza è anche donna. E bisogna parlarne, parlarne tanto, per ridurre il grande gap che ancora c’è». @chiara_demarchi sui suoi profili parla di biologia con competenza ma anche ironia: «Il linguaggio giusto per avvicinare le giovani generazioni».
Ilaria Lucrezia Rossi: “Fabiola Gianotti la mia stella. Ai follower spiego come ho vinto l’ansia”
«La scienza? È per tutti: non sono un genio e faccio fisica. Sono una donna e faccio fisica. Il mio obiettivo? Normalizzare il fallimento». Ilaria Lucrezia Rossi, 24 anni, studia Fisica alla Sapienza e pochi giorni fa ha fatto un intervento all’inaugurazione del polo Science Gateway del Cern di Ginevra per raccontare la sua esperienza di divulgatrice social di materie scientifiche col profilo @shescience.
«Se solo qualcuno mi avesse detto prima le cose che oggi cerco di dire io!». Forse Ilaria, appassionata di fisica delle stelle e dei pianeti fin da piccolissima, non si sarebbe iscritta al liceo classico. «Ero convinta di non essere portata per la matematica, per questo ho scelto il classico. Al triennio, per recuperare, mi sono messa a studiarla seriamente e mi sono appassionata. Poi ho sentito Fabiola Gianotti in tv e ho pensato: voglio essere come lei».
Per Ilaria, l’impatto con la facoltà di Fisica, a Pisa, è stato tostissimo: «Non avevo le basi dello scientifico e l’ambiente era molto competitivo e maschile. Ho avuto problemi di ansia molto seri. Ma anche di questo parlo sui social». Sdoganare gli errori. «Chi studia sbaglia: gli scienziati e le scienziate di domani sono quelli che rifanno i conti quando non tornano. Il gender gap è ancora fortissimo: più si va avanti negli studi, meno donne ci sono. Per questo parlarne è importante».