La Camera: “Il nucleare non è la strada per salvare il clima, ci vogliono le rinnovabili”
di Luca Fraioli«Se si vuole davvero affrontare e risolvere la crisi climatica, la soluzione non è l’energia nucleare». Il giorno dopo l’intervista a Repubblica di Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Iaea), interviene nel dibattito sul futuro energetico del Pianeta il direttore dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), Francesco La Camera. E smonta gli entusiasmi di chi immagina che il ritorno all’atomo sia la soluzione di tutti i problemi.
Perché il nucleare non è la strada giusta in questo momento?
«Le risorse economiche sono poche: occorre fare delle scelte e darsi delle priorità. Se si riconosce che la crisi climatica è una vera emergenza, allora occorre puntare su soluzioni che ci aiutino nel minor tempo possibile a tagliare le emissioni di CO2: l’Ipcc ha indicato precisi obiettivi di decarbonizzazione entro il 2030. E non può essere il nucleare a farceli raggiungere. Se anche si decidesse oggi di realizzare una centrale atomi…
«Se si vuole davvero affrontare e risolvere la crisi climatica, la soluzione non è l’energia nucleare». Il giorno dopo l’intervista a Repubblica di Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Iaea), interviene nel dibattito sul futuro energetico del Pianeta il direttore dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), Francesco La Camera. E smonta gli entusiasmi di chi immagina che il ritorno all’atomo sia la soluzione di tutti i problemi.
Perché il nucleare non è la strada giusta in questo momento?
«Le risorse economiche sono poche: occorre fare delle scelte e darsi delle priorità. Se si riconosce che la crisi climatica è una vera emergenza, allora occorre puntare su soluzioni che ci aiutino nel minor tempo possibile a tagliare le emissioni di CO2: l’Ipcc ha indicato precisi obiettivi di decarbonizzazione entro il 2030. E non può essere il nucleare a farceli raggiungere. Se anche si decidesse oggi di realizzare una centrale atomica, ci vorrebbero dai 12 ai 14 anni prima che possa immettere elettricità nella rete di distribuzione, quindi ben oltre il 2030».
E invece nei prossimi sette anni potremmo implementare abbastanza rinnovabili da centrare gli obiettivi di decarbonizzazione?
«È proprio l’impegno su cui Irena ha lavorato negli ultimi tre anni: triplicare la capacità installata di rinnovabili (la potenza rinnovabile installata attuale è di circa 3.300 gigawatt, ndr). È lo stesso obiettivo che ha annunciato il presidente di Cop28 Sultan Al Jaber. Se si centrasse, diminuirebbero le emissioni di CO2 perché sarebbero necessari meno carbone, meno petrolio e meno gas. Il mercato già ora va in questa direzione: l’anno scorso l’83% della nuova potenza installata era rinnovabile, appena il 17% fatta da fossili e nucleari».
Come si può quantificare questo obiettivo?
«Mille gigawatt di capacità rinnovabile installata ogni anno, per avere 11mila gigawatt al 2030. L’altro obiettivo è perseguire il 2% di aumento dell’efficienza energetica, in modo da diminuire la domanda».
C’è chi obietta che con le rinnovabili non si soddisfano le esigenze delle aziende hard-to-abate, con fabbisogni di energia grandi e prolungati nel tempo.
«Lo stoccaggio si fa anche con i combustibili fossili. L’Italia deve accantonare il 35% del suo fabbisogno: è il petrolio immagazzinato nei grandi serbatoi che vediamo in molti porti italiani. Vorrà dire che in futuro stoccheremo l’energia prodotta dalle rinnovabili».
Sultan Al Jaber a Repubblica ha detto che il suo obiettivo per Cop28 è triplicare sì le rinnovabili, ma anche indurre a un approccio “pragmatico” sui combustibili fossili. Significa che non ce ne libereremo mai?
«Se si immettono nelle reti elettriche 1000 gigawatt l’anno di rinnovabili, l’uso di combustibili fossili diminuisce automaticamente. Al Jaber è stato intelligente a collegare le due cose, perché effettivamente l’uscita tout court dai combustibili fossili non è possibile: si rischierebbe la rivolta sociale. Occorre bilanciare l’aumento delle rinnovabili e la riduzione dei fossili».
Ritiene che la triplicazione delle rinnovabili e il raddoppio dell’efficienza energetica saranno sottoscritti a Cop28?
«Sono ottimista, perché la presidenza emiratina è stata molto abile: su questi punti ha ottenuto il consenso di Ue, G7, G20, Paesi africani. E inoltre Al Jaber sta cercando di far votare il provvedimento nei primi giorni di Cop28, quando a Dubai ci saranno i capi di Stato e di governo. Sarebbe un successo che tutti potrebbero intestarsi».