“Lasciatemi morire di fame”: così gli adolescenti fuggono dalla vita
dalla nostra inviata Maria Novella De Luca“Quante volte? Anche dieci al giorno. Vomitavo sempre e ovunque. Mi bruciava tutto, la gola, le dita, a volte mi mancava il respiro. Mangiavo e di corsa in bagno. Di notte mi sfinivo di esercizi. Addominali e addominali. In silenzio per non farmi scoprire. Solo così mi sentivo in pace. Anzi fortissima. Sarei tornata ad essere quello scricciolo che vinceva tutte le gare di ginnastica artistica”. La chiamano “luna di miele” della malattia. Accade quando è già gravissima. Capelli lunghi, occhi scuri, sorriso aperto, Rachele Bertoccini, 20 anni, guarda lontano: “Sono qui da due mesi, sto provando a guarire”.
C’è una grande quiete a Palazzo Francisci, Todi, nel parco di alberi secolari. Stanze arredate con mobili antichi, sui letti peluches e cuori colorati: le più picc…
“Quante volte? Anche dieci al giorno. Vomitavo sempre e ovunque. Mi bruciava tutto, la gola, le dita, a volte mi mancava il respiro. Mangiavo e di corsa in bagno. Di notte mi sfinivo di esercizi. Addominali e addominali. In silenzio per non farmi scoprire. Solo così mi sentivo in pace. Anzi fortissima. Sarei tornata ad essere quello scricciolo che vinceva tutte le gare di ginnastica artistica”. La chiamano “luna di miele” della malattia. Accade quando è già gravissima. Capelli lunghi, occhi scuri, sorriso aperto, Rachele Bertoccini, 20 anni, guarda lontano: “Sono qui da due mesi, sto provando a guarire”.
C’è una grande quiete a Palazzo Francisci, Todi, nel parco di alberi secolari. Stanze arredate con mobili antichi, sui letti peluches e cuori colorati: le più piccole qui hanno undici anni, perché si può voler morire di fame anche se si è bambine. Un tempo si chiamava infanzia e si diceva fosse un’età felice. Un tempo.
Benvenuti nell’avamposto dell’epidemia. Un palazzo del Cinquecento dove grammo dopo grammo, con gli specchi chiusi a chiave, centinaia di adolescenti ammalati di disturbi del comportamento alimentare approdano per tornare a vivere. Epidemia. E’ il ministero della Salute a definirla così. Il male più grave, nascosto e devastante della Generazione Z. Parte dalla mente e attacca il corpo, ferito, flagellato. Digiunare fino a morire, abbuffarsi (e svuotarsi) fino a morire. Essere piuma e vedersi montagna.
Rachele che voleva un corpo senza peso
Rachele è arrivata a Palazzo Francisci ad agosto: “Vincevo tutte le gare, ero la prima della classe. Cercavo la perfezione. Crescendo però il mio corpo è cambiato: a 17 anni pesavo 55 chili per 1,60 di altezza. Normale? No, non per me che avevo conosciuto la felicità quando ero piccola e sottile. Mi sono odiata. Ero diventata troppo pesante per la ginnastica artistica. Ho iniziato a fare una dieta, poi un’altra. Quando è arrivato il Covid ogni cosa si è spenta: passavo le giornate chiusa nella mia stanza guardandomi allo specchio e seguendo ossessivamente i video di TikTok per dimagrire. Mangiavo, vomitavo e mi vedevo grassa, grassa. Era come una tossicodipendenza. Avere il corpo vuoto mi faceva sentire onnipotente. Oggi peso 39 chili, quando sono entrata ne pesavo 35, sogno la danza, ma per danzare devo essere sana. Ci sto provando, qui si prendono cura di me”.
Rachele Bartoccini
Viaggio nel centro dove si torna a vivere
Nella stanza dei colloqui di Palazzo Francisci, con le finestre affacciate sulle colline umbre, Rachele, così come un’altra giovane paziente Irene Rosati, riveleranno però un trauma nascosto: aver subito molestie sessuali. Una musica di sottofondo accompagna il pasto delle pazienti, in questo momento tutte femmine, nella sala da pranzo arredata come fosse un tinello di casa. Sulla porta non c’è scritto “sala da pranzo” ma “sala terapia” ed è vietato dire “buon appetito”. Ci possono volere ore per mangiare un pugno di riso al pomodoro, ma la sfida è questa. Bocconi piccolissimi, movimenti lentissimi, le forchette girano e rigirano nei piatti. Molte vincono però. Ed è una buona notizia.
Quasi quattro milioni di malate e malati in Italia, ma il 40%, cioè un milione e mezzo, ha tra i 12 e i 17 anni, il 25% ne ha meno di 14, il 6% nemmeno 12, le femmine sono il 90%, i maschi però sempre di più, infinite le storie di quante e quanti teenager si sono ritrovati in fondo alle tenebre del cibo nemico durante il lockdown. Tremila i morti in un anno, nel 2022, secondo l’ultima indagine del ministero della Sanità.
Laura Dalla Ragione
"Si può guarire chiedete aiuto”
«Sono numeri assolutamente sottostimati, numeri soltanto di chi entra in contatto con il servizio sanitario, ma noi sappiamo che c’è un enorme sommerso ed è il dato più drammatico. Perché quando la malattia è avanzata il rischio di morte è concreto, se si arriva alle cure però si guarisce o si migliora enormemente, voglio dirlo a voce alta, bisogna chiedere aiuto presto, subito” afferma con tono deciso Laura Dalla Ragione, psichiatra, che dirige e ha fondato nel 2003 questo centro pubblico all’avanguardia per la cura dei disturbi del comportamento alimentare della Usl1 dell’Umbria, dove arrivano ragazze e ragazzi da tutta Italia. Morte. Non bisogna aver paura di pronunciare questa parola. Perché nel silenzio di un’epidemia che sta minando una generazione, l’elenco delle vittime si allunga. Tutte avevano cercato un centro che potesse curarle, ma i centri in Italia sono scandalosamente pochi, 126 strutture tra il pubblico e il privato accreditato, erano 164 nel 2018, questo vuol dire che mentre la malattia avanza e l’età di esordio si abbassa sempre di più, le regioni tagliano posti di ricovero e di riabilitazione.
Da Giulia a Lorenzo la lunga lista dei morti
Bisogna ricordarle allora le vittime. Almeno alcune. Giulia Tavilla aveva 17 anni, muore il 15 marzo 2011 per arresto cardio circolatorio dopo diversi ricoveri in ospedale mentre era in lista d’attesa per entrare in un centro di recupero. In ricordo di Giulia il padre, Stefano Tavilla, ha fondato l’associazione “Mi nutro di Vita” che si batte perché venga garantito a chi soffre di anoressia e bulimia l’accesso alle cure e ha istituito il simbolo della lotta ai disturbi alimentari, cioè il fiocchetto lilla, emblema della giornata dedicata alla malattia, il 15 marzo di ogni anno, data della morte di Giulia. Nel 2020 Lorenzo Seminatore, 20 anni, torinese, muore nel sonno dopo anni di anoressia contro la quale lottava da quando aveva 14 anni. “Non ci sono centri per curare i nostri figli malati, ci hanno lasciati soli” era stato il j’accuse dei genitori Fabio Seminatore e Francesca Lazzari.
Giulia Scaffidi, anche lei di 17 anni, muore nel reparto di pediatria di Lodi il 28 novembre del 2021, quando pesava ormai 26 chili. Il fratello Tony: “Beveva soltanto acqua bollente, correva tutta la notte su e giù per le scale per consumare calorie, era ossessionata dai corpi perfetti delle indossatrici. Attenzione ai falsi messaggi delle fashion blogger e dei social. Se aspirate ad apparire più belle, non è rinunciando al cibo che lo raggiungerete”, era stato il suo dolente appello.
Anche Ilena Belotti muore nel 2021, il 4 novembre, ventuno giorni prima di Giulia Scaffidi, aveva 25 anni, identica la denuncia della madre, Cecilia Mercandelli: “Era così grave che nessun centro l’aveva più voluta, i medici ci avevano detto che Ilenia doveva tornare a casa e aspettare di morire oppure ricevere le cure palliative in un hospice". Guardate le date di queste poche storie: 2020, 2021, anni di Covid e di quarantene.
Grammo dopo grammo per imparare a mangiare
Bisogna chiedersi che cosa è successo. Perché milioni di adolescenti si stanno ammalando, di chi è la colpa, se esiste una colpa? E come aiutarli? E, soprattutto, si può guarire? Laura Dalla Ragione è oggi una delle massime esperte in Italia di disturbi alimentari. Ha appena pubblicato un libro dal titolo “Social fame”. Mostra con orgoglio Palazzo Francisci. “Abbiamo 35 posti letto e accogliamo pazienti che arrivano da noi dopo un ricovero in ospedale. Siamo un centro di riabilitazione, quindi le accogloamo quando non sono più in pericolo di vita. Certo che si può guarire. Cosa facciamo? Lavoriamo sulla malattia attraverso il recupero del peso, ma, insieme, sulle radici del loro malessere e sul ritrovare un rapporto con i loro corpi feriti. Con il teatro, la bioenergetica, il pilates, la psicoterapia, lo yoga, ogni ragazza è seguita da una micro équipe composta da nutrizionista, psicologo e counselor familiare. Hanno cinque pasti al giorno, il martedi è il giorno della bilancia, un giorno difficile. Via via devono inserire nella dieta i loro cosiddetti cibi fobici: carboidrati, dolci. Quando arriva per merenda una nutellina, vuol dire che le cose iniziano a funzionare”. Vuol dire tornare alla vita.
Quegli specchi chiusi a chiave
I dati di successo di Palazzo Francisci sono alti. “Le ragazze ci dicono scherzando che qui si entra e si esce piangendo. All’inizio perché sono molto sofferenti, alla fine perché non se ne vogliono andare”. Esiste anche un chat di ex pazienti, si chiama “Le principesse di Palazzo Francisci”. Non ci sono specchi tra queste antiche stanze, se non uno soltanto, chiuso a chiave. “Chi soffre di questi disturbi ha una dispercezione del corpo. Non si sentono mai abbastanza magre, anche se hanno corpi quasi scarnificati. Lo specchio è la loro ossessione. Specchiarsi quindi, ma soltanto sotto la guida degli psicologi, diventa di fatto una terapia”.
Già, ma perché ci si ammala? Laura Dalla Ragione sgombra il campo da luoghi comuni. La madre fredda, le top model, Barbie, la pubblicità. Sono fattori complementari, ma non sono l’origine dell’epidemia. “I disturbi alimentari sono la nuova forma di depressione giovanile, che si manifesta attaccando uno degli aspetti che ossessionano gli adolescenti, cioè il corpo. Ossessione alla quale si intreccia il culto della magrezza come valore assoluto. Su questo nucleo, che può anche avere un’origine genetica, si inseriscono altri elementi. Un trauma ad esempio. O fattori ambientali, a cominciare dai social e dai modelli di bellezza che di volta in volta dominano in un dato periodo”. Rinunciare al cibo è però anche un rifiuto della vita, il grido di una generazione che non ha più parole per il proprio malessere.
“Fragili come bolle di sapone”, scrivono le ragazze sui muri delle stanze, “ritornerò a brillare più forte”, “guardo in alto e mi terrorizzo, ma indietro non ci torno”, “non è mai troppo tardi per iniziare a sognare”. Poi c’è la frase di Sara D: “Nascere dalle ceneri e vivere di nuovo in me. Grazie Palazzo Francisci”.
Irene Rosati
Irene esclusa perché troppo grassa
Irene Rosati, ha 18 anni e sta per finire il suo percorso. Parla velocemente, con energia. E’ guarita, uscirà presto, si è già iscritta all’università. L’esordio della sua malattia è simile a quello di Rachele. “Tutto è cominciato quando mi hanno esclusa dalle gare regionali di pallavolo perché, ad un tratto, ero diventata troppo grassa. Ero stata sempre la più brava, capitana della squadra, voti altissimi a scuola. Poi è arrivata quella delusione: sono alta 1,63 e qualche anno fa pesavo 66 chili. Troppi. La mia carriera è finita lì, sulla bilancia dei selezionatori. Quel giorno si è rotto qualcosa. Ma è durante la quarantena che la mia malattia è esplosa: senza più la scuola e lo sport il mio unico interesse era il corpo: volevo che diventasse una piuma, volevo un riscatto da quella delusione”. Il resto sono anni di cibo buttato, di vomito indotto, di lassativi e di emozioni che si spengono. Ma non è soltanto questo. “Sono stata seriamente molestata da una persona che conoscevo bene. Anche per questo ho smesso di mangiare”. Eccolo, il trauma. Via via con un viaggio dentro di sè escono le vere cause del rifuto del cibo. “Qui piano piano sono tornata a vivere. Mangio serenamente. E quando sento l’impulso di liberarmi del cibo riesco a controllarmi. Penso al futuro, all’università, all’amore. Non è facile, ma ce la farò”.
Un fiocchetto lilla per avere giustizia
Stefano Tavilla lo ha fatto per Giulia. È per quella figlia adorata scomparsa 12 anni fa che oggi lotta affinchè ai malati di disturbi alimentari vengano garantite le cure. “Quante giovani devono ancora morire perché la politica si accorga questa epidemia? Quante famiglie dovranno piangere i loro ragazzi morti in lista d’attesa per accedere a un centro? E dietro quanti suicidi ci sono adolescenti con disturbi alimentari? Il 9 novembre, di nuovo, saremo con il fiocchetto lilla davanti al ministero della Salute per chiedere fondi, strutture, accesso alle cure. Lo dobbiamo a chi non c’è più, a chi oggi rischia la vita. Io lo devo a mia figlia Giulia”.