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Adozioni in calo, critiche alla proposta di FdI: “Non serve alzare l’età dei genitori, aprite alle nuove famiglie”

Pochi i bambini piccoli adottabili. Burocrazia, costi e mancanza di strumenti frenano. Il piano del partito della premier e la risposta delle associazioni: “Date spazio a single e coppie gay”. Inchiesta: tutti i numeri del fenomeno
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In Italia le famiglie pronte ad adottare sono sempre meno (ma non sono poche); i bambini che vengono adottati anche. Le problematiche, invece, sono in aumento, perché ad essere accolti in un nuovo nucleo non sono solo i neonati (anzi questi sono una minoranza), ma sono soprattutto i bambini più grandi (di quasi 7 anni, nei casi delle adozioni internazionali) e quelli che hanno alle spalle fragilità di diverso genere, tra cui gravi disabilità.

A fronte di questi cambiamenti, gli esperti, e soprattutto le famiglie, si interrogano da tempo su come modificare la legge quadro di riferimento, la 184 del 1983, che ha ormai compiuto 40 anni. Una delle proposte più recenti è stata formulata a giugno da 15 deputati di Fratelli d’Italia. Arrivata due settimane fa alla seconda commissione giustizia, prevede, tra le diverse misure, un intervento sui requisiti dei coniugi che intendono adottare (scende da 3 a 2 anni la durata del matrimonio o del periodo di convivenza “stabile”) e l’innalzamento da…

In Italia le famiglie pronte ad adottare sono sempre meno (ma non sono poche); i bambini che vengono adottati anche. Le problematiche, invece, sono in aumento, perché ad essere accolti in un nuovo nucleo non sono solo i neonati (anzi questi sono una minoranza), ma sono soprattutto i bambini più grandi (di quasi 7 anni, nei casi delle adozioni internazionali) e quelli che hanno alle spalle fragilità di diverso genere, tra cui gravi disabilità.

A fronte di questi cambiamenti, gli esperti, e soprattutto le famiglie, si interrogano da tempo su come modificare la legge quadro di riferimento, la 184 del 1983, che ha ormai compiuto 40 anni. Una delle proposte più recenti è stata formulata a giugno da 15 deputati di Fratelli d’Italia. Arrivata due settimane fa alla seconda commissione giustizia, prevede, tra le diverse misure, un intervento sui requisiti dei coniugi che intendono adottare (scende da 3 a 2 anni la durata del matrimonio o del periodo di convivenza “stabile”) e l’innalzamento da 45 a 50 anni (massimi) della differenza di età che può intercorre tra il futuro genitore e il minore. Cosa significa? Che se oggi un genitore di 51 anni può adottare un bambino che abbia compiuto almeno 6 anni, con la misura suggerita da Fratelli d’Italia un genitore di 51 anni potrebbe adottare anche un bimbo di un anno.

Le associazioni che si occupano di adozioni non hanno accolto favorevolmente queste proposte. Due le critiche principali. Primo: le modifiche ipotizzate non solo non servirebbero a rilanciare le adozioni, ma non risponderebbero nemmeno ad un bisogno reale dei bambini. Secondo: le novità non terrebbero sufficientemente in considerazione le più frequenti problematiche che le famiglie e i minori si trovano ad affrontare oggi.

Le critiche: “Non ci sono bambini piccoli adottabili”

Secondo Monya Ferritti, presidente del Coordinamento Care (Coordinamento di 42 associazioni di famiglie adottive e affidatarie, la voce più rappresentativa in Italia su affido e adozione dal punto di vista delle famiglie), «la proposta di legge sembra rispondere più ad un desiderio degli adulti che a quello dei bambini». Il desiderio in questione è quello di adottare bambini molto piccoli, considerati più facili da accompagnare nella crescita, rispetto ai più grandi che hanno già memoria di esperienze, a volte traumatiche, iscritte nella loro biografia. Inoltre, chiarisce l’esperta, la proposta si scontrerebbe con un dato di realtà: «Oggi di bambini piccolissimi in attesa non ce ne sono tanti: nelle adozioni internazionali arrivano da noi che hanno già quasi 7 anni; mentre nelle adozioni nazionali (cioè di bambini nati qui), che nell’ultimo anno sono state poco meno di 900, i neonati lasciati in ospedale erano meno di 200. Gli altri sono più grandi, hanno anche 10-11 anni».

Per ogni bambino adottabile nove famiglie in attesa di farlo

Al di là del nodo dell’età, prosegue Ferritti, che tra i suoi impegni cura anche il blog Il CorpoEstraneo e le relative pagine social, «di certo in Italia non siamo di fronte ad un problema di bambini che non trovano braccia pronte ad accogliere». Se guardiamo ad esempio i dati delle adozioni nazionali, «un calcolo spannometrico indica che ci sono circa 9 coppie di genitori aspiranti adottivi per ciascun bambino in stato di adottabilità». Per essere precisi, nel 2021 sono stati 866 i minori adottati a fronte di 7970 dichiarazioni di disponibilità. «Insomma, per come stanno oggi le cose il numero delle coppie candidate è più che sufficiente».

Ma le famiglie disponibili diminuiscono

Sebbene ancora adeguato per rispondere ai bisogni, negli anni il numero di famiglie disponibili è diminuito. «Nel biennio 2005/2007 per ogni bambino adottato c’erano 13 coppie candidate all’adozione», specifica Ferritti. Oggi, lo abbiamo scritto sopra, 9. Tra le motivazioni più comuni: il maggior ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, l’incertezza economica e lavorativa, i costi (considerati troppo elevati, anche se adesso sono parzialmente deducibili), i tempi (fino a 5 anni).

Pesano, molto, le incertezze burocratiche e quelle che derivano dall’idoneità che passa dai Tribunali per i minori. Ma la proposta di FdI, nel concreto, non sembrerebbe risolvere questo problema. Secondo Frida Tonizzo, presidente dell’Anfaa, Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie, «questa proposta si ripromette di accelerare le procedure di accertamento dello stato di adottabilità, ma l’obiettivo resterà disatteso per l’attuale grave carenza di giudici e operatori sociali (assistenti sociali, psicologi in primis) indispensabili per assolvere al loro importante ruolo di supporto ai minori e alle loro famiglie». Questa, tuona, «è l’ennesima proposta di legge a costo zero». Tonizzo inoltre si dice «molto preoccupata» per l’eliminazione nella proposta del comma che prevedere che “i coniugi devono essere affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendano adottare”. «Non è facile diventare genitori di bambini nati da altri – osserva - e la valutazione preventiva della loro idoneità è indispensabile nell’interesse dei minori».

Il nodo dei minori portatori di Special Needs (il 60%)

Le associazioni sono concordi nel rilevare che il principale problema delle adozioni oggi riguarda i ragazzini più grandi e i bambini con determinate caratteristiche (fragilità, storie di maltrattamenti alle spalle, disabilità fisiche e cognitive), quelli che vengono chiamati Special Needs, per i quali i Tribunali faticano a trovare accoglienza in famiglia.

Un’enormità. Le adozioni di minori portatori di Special Needs ammontano oggi a oltre il 60% del totale delle adozioni internazionali. «Se c’è un tema che ha un bisogno inderogabile di essere risolto è proprio questo», puntualizza Ferritti.

A giugno dieci enti autorizzati riuniti nel coordinamento Ola - Oltre l’adozione (fra cui Avsi e Ciai, Centro italiano aiuti all’infanzia) hanno inviato al vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali, Vincenzo Starita, chiedendogli di condividerlo con la ministra Eugenia Roccella, un documento che sollecita il Governo a istituire percorsi facilitati in termini burocratici e di tempistiche per la loro adozione.

I numeri delle adozioni

Lo scrivevamo all’inizio: le adozioni sono in calo. In Italia nel 2021 abbiamo avuto 866 adozioni nazionali, 621 adozioni di casi particolari e 598 adozioni internazionali con bambini provenienti per lo più da Colombia, India e Ungheria. Numeri lontanissimi da quanto accadeva una manciata di anni fa: erano state 1205 nel 2019, 1.394 nel 2018 e 1.440 nel 2017. Comunque meno di un quinto rispetto al 2010, anno in cui entrarono in Italia, tramite adozione internazionale, 4.130 bambini.

Come mai? Prima di tutto nel frattempo sono profondamente cambiati i fattori geo-politici favorevoli al sistema mondiale delle adozioni. Oltre ai Paesi in “stallo” (Repubblica popolare cinese e i paesi coinvolti dalle recenti guerre, ad esempio) sono numerosi i Paesi di origine dei bambini che, nel corso del tempo, hanno decretato la chiusura alle adozioni internazionali (Etiopia, Nepal, Guatemala). Ed è cambiata anche la cultura intorno alle adozioni: si sono fatte sempre più insistenti le pressioni associative che spesso definiscono le adozioni internazionali “azioni colonialiste e predatorie” e che hanno portato alla sospensione, più o meno definitiva, delle adozioni internazionali ad esempio in Olanda, Svezia, Belgio e Danimarca.

Cosa fare allora per rilanciare le adozioni?

Come si potrebbe modificare la legge 184 del 1983? Tanto per cominciare, spiega Daniela Russo, responsabile adozioni internazionali del Ciai, «servirebbe una nuova legge che risponda a nuovi bisogni, che ragioni sulle nuove forme di famiglie, che si apra ad altre forme di accoglienza, come l’affido, l’adozione aperta, l’adozione mite, che tenga in considerazione anche le esigenze e i bisogno di minori non accompagnati che stanno arrivando in Italia».

Poi, aggiunge Ferritti, «sarebbe auspicabile che questa legge si concentrasse anche sul post adozione e su tutto ciò che riguarda la vita della famiglia una volta concluso il processo. Oggi questi riferimenti sono insufficienti rispetto alle esigenze di un’adozione che nel tempo si è profondamente trasformata». Nel concreto, dice, «il percorso di post adozione andrebbe ampliato almeno fino a tre anni dall’ingresso del bambino nella famiglia e declinato in servizi pubblici, competenti e gratuiti».

C’è una crescente preoccupazione tra gli aspiranti genitori per il numero di fallimenti adottivi (crisi così forti e radicali da portare per sempre all’espulsione del ragazzo dal nucleo famigliare). Sono situazioni delicatissime e molto dolorose. Ma, come ha dimostrato l’importante indagine realizzata a fine 2022 dalla Cai, Commissione per le Adozioni internazionali, e dall’Istituto degli Innocenti, il dato è costante nel tempo, e riguarda una minoranza: solo il 3% delle adozioni. E si manifesterebbe soprattutto nel periodo dell’adolescenza quando situazioni di crisi si trasformano in crisi definitive se le famiglie non sono adeguatamente accompagnate per affrontare le sfide educative poste da chi conserva i segni di un vissuto problematico.

Le associazioni familiari intercettano spesso mamme e papà che attraversano momenti bui, che vivono situazioni di isolamento e provano tanta rabbia ma anche senso di impotenza. Qualche volta disperazione. Di gruppi di auto-mutuo-aiuto su Facebook ce ne sono parecchi. Ma ai genitori servirebbero strumenti (più) adeguati. «Questo è stato a lungo un argomento tabù, ma adesso si comincia a parlarne ed è molto importante farlo affinché tutto il sistema di aiuto possa migliorare» osserva Ferritti.

Una nuova narrazione: “L’adozione sia una scelta per tutti, non solo per chi non può avere figli”

Secondo l’esperta del Coordinamento Care, per allargare la platea di candidati servirebbe un cambiamento culturale: «L’adozione non deve essere considerata il piano B delle coppie non fertili (quelle che devono rivolgersi all’istituto dell’adozione perché “non hanno potuto avere figli”). Deve invece essere considerata un percorso alternativo, ma ugualmente legittimo, di genitorialità».

Va in questa direzione anche il commento di Luca Trapanese, papà single omosessuale che ha adottato Alba, una bimba con sindrome di Down che non è stata riconosciuta al momento del parto. «Una nuova legge avrebbe senso solo se consentisse l'adozione anche ai single», dice. «Oggi esistono moltissimi single che vorrebbero adottare e non posso perché la legge non lo consente, se non in presenza di casi molto particolari». La sua storia è diventata prima il libro Nata per te (Einaudi) e poi un film (al cinema in queste settimane).

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