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Papa Francesco pronto ad andare a Dubai per la Cop28: messaggio di dialogo a un mondo in guerra

(ansa)
La decisione non è ancora ufficiale ma, dopo avere scritto l’esortazione apostolica, Bergoglio vuole partecipare a fine novembre al vertice sul clima ospitato dal paese musulmano
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Ci sarebbe la crisi in Medio Oriente dietro la volontà di Papa Francesco di andare a Dubai, tra fine novembre e inizio dicembre, per prendere parte insieme ad altri leader mondiali all’apertura del vertice sul clima ospitato dagli Emirati Arabi Uniti (Cop28). L’ultima parola non è ancora detta, dai sacri palazzi filtra che “si sta valutando la sua partecipazione”, ma diverse fonti concordanti danno il viaggio,che durerebbe un paio di giorni, quasi per certo. Sarebbe la prima volta di un Papa ad un summit dell’Onu sui cambiamenti climatici.

L’esortazione apostolica

Proprio in vista del vertice emiratino Jorge Mario Bergoglio ha pubblicato nelle scorse settimane l’esortazione apostolica Laudate Deum, “sequel” dell’enciclica Laudato si’, dove ha esortato la comunità internazionale a decisioni audaci per fermare il cambiamento climatico. L’appuntamento di Dubai, ha scritto, può essere “un punto di svolta”, “una occasione storica”, l’occasione per “mostrare la nobiltà della politica e non …

Ci sarebbe la crisi in Medio Oriente dietro la volontà di Papa Francesco di andare a Dubai, tra fine novembre e inizio dicembre, per prendere parte insieme ad altri leader mondiali all’apertura del vertice sul clima ospitato dagli Emirati Arabi Uniti (Cop28). L’ultima parola non è ancora detta, dai sacri palazzi filtra che “si sta valutando la sua partecipazione”, ma diverse fonti concordanti danno il viaggio,che durerebbe un paio di giorni, quasi per certo. Sarebbe la prima volta di un Papa ad un summit dell’Onu sui cambiamenti climatici.

L’esortazione apostolica

Proprio in vista del vertice emiratino Jorge Mario Bergoglio ha pubblicato nelle scorse settimane l’esortazione apostolica Laudate Deum, “sequel” dell’enciclica Laudato si’, dove ha esortato la comunità internazionale a decisioni audaci per fermare il cambiamento climatico. L’appuntamento di Dubai, ha scritto, può essere “un punto di svolta”, “una occasione storica”, l’occasione per “mostrare la nobiltà della politica e non la sua vergogna”.

Quando chiamò i leader a Parigi

Fin dall’inizio del pontificato, del resto, il Pontefice argentino si è speso per la “cura della casa comune”: una questione che a suo avviso non è solo politica, tanto meno è appannaggio esclusivo degli scienziati, ma deve invece interrogare i cristiani “e tutte le persone di buona volontà”. E’ noto, del resto, che già nel 2016 accelerò la stesura della Laudato si’ per incidere sulla Cop21 di Parigi. Prima della sua pubblicazione ricevette in Vaticano l’allora segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon (contestato dall’Heartland Institute, un think tank statunitense con agganci nel mondo del petrolio), nei giorni del vertice si attaccò al telefono per esortare diversi leader a siglare un accordo ambizioso.

“Non c’è più tempo”

Ma “con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura”, ha scritto nell’ultimo documento, quasi un’invettiva nei confronti dei negazionisti climatici, propalatori di “opinioni sprezzanti e irragionevoli che trovo anche all’interno della Chiesa cattolica”.

Il cambio di decisione

Fino al 4 ottobre, però, data di pubblicazione della Laudate Deum, un viaggio a Dubai era escluso. Il Papa, si spiegava in Vaticano, ha già contribuito con questo documento, ora sono i governi che si devono mobilitare. Tanto più che Francesco, 86 anni, ha ormai qualche ritrosia a intraprendere viaggi fisicamente spossanti. E poi in Vaticano aleggia ancora il ricordo della Cop26 di Glasgow nel 2021: sembrava che il Papa andasse, poi si è capito che dal vertice sarebbe uscito poco e niente e il viaggio non si realizzò.

La guerra in Medio Oriente

Negli ultimi giorni, però, qualcosa è cambiato. Bergoglio ha ricevuto sultano bin Ahmed Al Jaber, presidente della conferenza che si svolge a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre. Ha ricevuto anche il governatore brasiliano che ospiterà la Cop30 a Belem nel 2025, Helder Barbalho. Soprattutto, è scoppiata la guerra tra Israele e Hamas. E nell’agenda del Papa è tornato in primo piano il dialogo interreligioso.

E’, per Bergoglio, l’antidoto allo sconto di civiltà. Proprio negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi nel 2019, il Papa firmò con il grande imam di al-Azhar una dichiarazione congiunta sulla “fratellanza umana”. E sempre nella capitale del paese musulmano si svolgerà, a latere del vertice del clima, un incontro interreligioso per la pace al quale dovrebbe partecipare il cardinale Pietro Parolin. La presenza del Papa nel Golfo sarebbe un potente messaggio di incoraggiamento al multilateralismo e di dialogo costruttivo tra i popoli in un frangente in cui la “terza guerra mondiale a pezzi” che paventa da anni si va materializzando. Un obiettivo a cui è molto difficile rinunciare.

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