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I bergogliani di ferro, i curiali e gli outsider: al Sinodo le prove del Conclave che verrà

Papa Francesco con i partecipanti al Sinodo:  per la prima volta ci sono anche suore e laiche (AFP)

 
In aula ci sono 61 cardinali elettori, una dozzina scelti da Francesco. Le mosse e le alleanze in vista dell’elezione del prossimo Papa
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Città del Vaticano — Accade durante la pausa caffè, o al momento di andare a cena. Una chiacchierata distesa tra un piatto di spaghetti lontano dai riflettori. I cardinali riuniti a Roma stanno approfittando del sinodo in corso per conoscersi, annusarsi. Ragionare sulle priorità per la Chiesa del futuro. E su chi potrebbe essere, quando sarà, il prossimo Papa. Nessuno considera vicino questo scenario. Jorge Mario Bergoglio non ha nessuna intenzione di mollare. Gli acciacchi ci sono ma porta bene i suoi 86 anni. «Ha la resistenza di un gaucho argentino», commenta un padre sinodale. La Chiesa è però adusa a guardare lontano. Lo stesso Bergoglio ha sollecitato, con il Sinodo, una riflessione sul futuro.

Svariati, nell’assemblea che Francesco ha voluto rigorosamente a porte chiuse, i temi emersi. Il calo di vocazioni. Le discriminazioni delle persone Lgbtq. L’importanza — al centro di un intervento del Papa — di non sbagliare la selezione dei seminaristi. I giovani che lasciano la Chiesa.…

Città del Vaticano — Accade durante la pausa caffè, o al momento di andare a cena. Una chiacchierata distesa tra un piatto di spaghetti lontano dai riflettori. I cardinali riuniti a Roma stanno approfittando del sinodo in corso per conoscersi, annusarsi. Ragionare sulle priorità per la Chiesa del futuro. E su chi potrebbe essere, quando sarà, il prossimo Papa. Nessuno considera vicino questo scenario. Jorge Mario Bergoglio non ha nessuna intenzione di mollare. Gli acciacchi ci sono ma porta bene i suoi 86 anni. «Ha la resistenza di un gaucho argentino», commenta un padre sinodale. La Chiesa è però adusa a guardare lontano. Lo stesso Bergoglio ha sollecitato, con il Sinodo, una riflessione sul futuro.

Svariati, nell’assemblea che Francesco ha voluto rigorosamente a porte chiuse, i temi emersi. Il calo di vocazioni. Le discriminazioni delle persone Lgbtq. L’importanza — al centro di un intervento del Papa — di non sbagliare la selezione dei seminaristi. I giovani che lasciano la Chiesa. La richiesta che più si è imposta è la partecipazione delle donne in ruoli di responsabilità. Il Papa ha ribadito, in un libro-intervista appena uscito in Italia (Non sei solo. Sfide, risposte, speranze, Salani editore), il suo “no” alle donne prete; quanto al celibato dei sacerdoti, «un papa potrebbe disporre che diventi opzionale», ha detto, ma non sarà lui a farlo: «Che lo disponga, se lo ritiene opportuno, il mio successore».

Se in aula pochi hanno parlato del sacerdozio femminile (ma qualcuno comunque l’ha fatto), diffusa, però, è stata la richiesta di dare più potere alle donne, la metà del popolo di Dio. Diversi padri e madri sinodali hanno chiesto il diaconato femminile, questione sulla quale Bergoglio sinora ha tergiversato. Non sono mancate voci contrarie, ma la richiesta di un cambiamento è emersa forte. E, quel che ha sorpreso qualcuno, non è arrivata dai vescovi progressisti tedeschi, ma da laici, religiosi e vescovi provenienti da Africa, America latina e Asia. Sabato si vota il documento finale poi se ne riparla a fine anno prossimo.

L’assemblea nel complesso è bilanciata, ci sono progressisti e conservatori. Ci sono vescovi, religiosi, laici. E ci sono 61 cardinali, una dozzina scelti dal Papa: poco meno della metà del collegio (oggi 136) che un giorno si riunirà in conclave. «Difficilmente questo Papa fa qualcosa per caso», nota sornione un presule.

I porporati nominati da Bergoglio sono ormai più dei due terzi, ma non costituiscono un gruppo compatto e omogeneo. Sono sparpagliati in tutto il mondo e, da dieci anni, si conoscono appena. Quelli presenti a Roma in queste settimane, però, stanno famigliarizzando. «Prima non conoscevo neanche gli altri cardinali del mio continente», confida un porporato. Ci sono bergogliani di stretta osservanza come il maltese Mario Grech, segretario del Sinodo. Ci sono arcivescovi progressisti come il gesuita Jean-Claude Hollerich e conservatori come il tedesco Gerhard Ludwig Mueller, l’unico che partecipa in talare cardinalizia e zucchetto rosso. Contano le presenze, ma contano anche le assenze: non c’è l’ultraconservatore guineano Robert Sarah, né il cardinale ungherese Peter Erdo, ratzingeriano, né, ancora, un’altra figura conservatrice di spicco, lo srilankese Malcom Ranjith. A Roma ci sono tutte le aree geografiche della Chiesa globale. Dai cardinali del fronte mediterraneo (Matteo Zuppi di Bologna, Jean-Marc Aveline di Marsiglia e Juan José Omella y Omella di Barcellona) a pastori che vengono da lontano come il congolese Fridolin Ambongo Besungu, Gérald Cyprien Lacroix di Quebec, o lo spagnolo Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat in Marocco (con 9 elettori gli spagnoli sono il terzo gruppo di un eventuale Conclave, dopo i 14 italiani e gli 11 statunitensi).

Ci sono i nuovi uomini forti della Curia romana, l’italiano Claudio Gugerotti, lo statunitense Robert Prevost, l’argentino Victor Manuel Fernandez, il portoghese Tolentino de Mendonca, il filippino Louis Antonio Tagle, di nonna cinese. C’è la vecchia guardia del canadese Marc Ouellet. C’è il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, che ha attirato l’attenzione di non pochi padri sinodali per due interventi in difesa della dottrina e dell’istituzione ecclesiastica. C’è un vecchio leone come l’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, allievo di Ratzinger e alleato di Bergoglio. Chissà se, quando sarà, qualcuno di loro sarà un candidato a succedere a Francesco o un “king maker” (ma anche Jorge Mario Bergoglio, nel 2013, partì “king maker” e finì eletto).

«Al momento non vedo ancora nessuna personalità che si sia imposta come un candidato naturale», analizza un padre sinodale. È presto per parlare di Conclave, il prossimo vescovo di Roma potrebbe essere lontano da Roma. Ma i nuovi cardinali di certo si stanno conoscendo: notano un intervento particolarmente efficace, si scrutano, si ritrovano fuori dall’aula. Se il prossimo Papa sarà un riformista che assumerà il nome di Giovanni XXIV, come suggerito a mo’ di battuta da Bergoglio, o un Giovanni Paolo III, un Pio XIII come immaginato dal regista Paolo Sorrentino o un Paolo VII in nome del Pontefice che chiuse il Concilio, o un altro nome ancora, ovviamente non è dato di sapere. Ma difficilmente il prossimo Conclave, quando sarà, potrà prescindere da quello che va maturando al sinodo in corso a Roma. E dai cardinali che vi stanno partecipando.

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