Sanità, gli ospedali provano a ripartire ma in tre anni sono stati persi 3,8 milioni di ricoveri
di Michele BocciI ricoveri ospedalieri nel 2022 sono stati 328 mila in più rispetto all’anno precedente però dopo la pandemia non è stata ancora risalita la china. L’attività ospedaliera è ancora inferiore al 2019 e se si mettono insieme i tre anni successivi, si sono persi ben 3 milioni e 800 mila ricoveri. Tra l’altro recuperano meglio quelli programmati rispetto agli urgenti. I dati sono del Pne, il Programma nazionale esiti di Agenas, l’Agenzia nazionale sanitaria delle Regioni, che da tempo è lo strumento più efficace per valutare il funzionamento del sistema sanitario nazionale, anche perché è in grado di vedere come lavora ogni singolo ospedale nei vari campi specialistici. Vengono valutati 1.382 ospedali con analisi sull’attività oncologica come su quella cardiologica e cardiochirurgica, quella ortopedica come l’assistenza al parto.
Cresce il numero degli ospedali di qualità. Il record di Humanitas e Ancona
Il rapporto, attraverso una serie di indicatori, classifica gli ospedali in base all…
I ricoveri ospedalieri nel 2022 sono stati 328 mila in più rispetto all’anno precedente però dopo la pandemia non è stata ancora risalita la china. L’attività ospedaliera è ancora inferiore al 2019 e se si mettono insieme i tre anni successivi, si sono persi ben 3 milioni e 800 mila ricoveri. Tra l’altro recuperano meglio quelli programmati rispetto agli urgenti. I dati sono del Pne, il Programma nazionale esiti di Agenas, l’Agenzia nazionale sanitaria delle Regioni, che da tempo è lo strumento più efficace per valutare il funzionamento del sistema sanitario nazionale, anche perché è in grado di vedere come lavora ogni singolo ospedale nei vari campi specialistici. Vengono valutati 1.382 ospedali con analisi sull’attività oncologica come su quella cardiologica e cardiochirurgica, quella ortopedica come l’assistenza al parto.
Cresce il numero degli ospedali di qualità. Il record di Humanitas e Ancona
Il rapporto, attraverso una serie di indicatori, classifica gli ospedali in base alla qualità dell’attività. Quelli di alta qualità per la maggior parte delle prestazioni nel 2022 sono passati dal 23 al 26% del totale. Al top, perché hanno il massimo delle performance in più aree, ci sono l’Humanitas di Rozzano e l’azienda ospedaliera delle Marche ad Ancona.
Esistono però delle “diseguaglianze nell’assistenza sanitaria” e non sono solo geografiche. Nell'area cardiovascolare, ad esempio, si è registrata anche nel 2022 una proporzione minore di donne con infarto che accedono tempestivamente all'angioplastica coronarica: 43% rispetto al 54% degli uomini. Questo si traduce in un aumento della mortalità a 30 giorni. Per la frattura di femore nei pazienti di età maggiore di 65 anni si registra invece uno svantaggio per gli uomini nella tempestività dell'intervento: 46% rispetto al 51% delle donne. Per l'area della gravidanza, tra le donne straniere si evidenziano meno tagli cesarei ma un alto rischio di riospedalizzazione. Quanto infine alle ospedalizzazioni evitabili, nella popolazione straniera emergono tassi superiori per infezioni del tratto urinario, complicanze del diabete e ipertensione arteriosa.
Offerta spezzettata
Uno dei problemi che emergono dal Pne riguarda l’offerta troppo spezzettata. Soprattutto in oncologia, troppe strutture lavorano troppo poco, perché eseguono un numero di interventi chirurgici troppo ridotto. La qualità dell’assistenza in questo caso è peggiore. Sul tumore al pancreas, ad esempio, un terzo dei pazienti viene operato in ospedali che fanno pochissimi interventi, in un anno meno di 10. Riguardo quello al colon, ci sono 199 ospedali su 663 che fanno oltre 45 interventi, soglia considerata minima per offrire un buon servizio. Ma in 176 strutture si fanno addirittura meno di 10 interventi.
Aumentano i cesarei
I cesarei sono aumentati e tornati ai livelli del 2017, cioè hanno superato il 23% del totale. A trainare la crescita sono il Sud e le strutture private. Restano poi tanti i punti nascita dove si fanno pochi parti. L’Oms ha fissato in 500 parti la soglia sotto la quale non si dovrebbe scegliere. In Italia ci sono ancora 131 strutture, circa un terzo del totale, dove si fanno meno di 500 parti. E come è stato fatto notare dai responsabili del Pne, non si tratta sempre di ospedali periferici o in zone isolate, per i quali potrebbe avrebbe un senso derogare alla regola dell’Oms.
Gli ospedali migliori
Analizzando il lavoro di Agenas si possono individuare i migliori, e peggiori, ospedali del Paese. Il primo posto come livello di qualità per l'area cardiovascolare è Careggi di Firenze, mentre nell'area della chirurgia oncologica le 4 strutture con livello di qualità più alta sono l'ospedale di Mestre, l'azienda ospedale di Padova, lo stabilimento Umberto I G. M. Lancisi (Ancona) ed il Policlinico Gemelli (Roma). La Regione che presenta invece la proporzione più alta di strutture con livello di qualità molto alto per l'area gravidanza e parto è l'Emilia-Romagna (11 strutture su 17, pari al 65%).
Le strutture che operano la maggior percentuale di fratture di femore entro 48 ore (la soglia è considerata il 60%) sono: Umberto I (Siracusa), San Giovanni di Dio” (Agrigento), ospedale di San Dona' di Piave, ospedale Pertini (Roma), ospedale Giovanni Paolo II (Sciacca), Campus Bio Medico (Roma), Stabilimento di Jesi, Humanitas (Rozzano), Casa Di Cura Latteri Valsava (Palermo).
Per l’oncologia, ci sono quattro strutture che ottengono buoni risultati nel più alto numero di specialità: ospedale di Mestre, azienda ospedale Padova, Umberto I (Ancona), Gemelli (Roma).