Il Tar del Lazio ha confermato la sospensione del decreto del ministero della Salute con il quale s'inserisce il cannabidiolo (Cbd) “da ingerire” tra le sostanze stupefacenti. L'effetto di questa decisione è che i prodotti orali contenenti cannabis light sono consentiti e possono essere venduti non solo in farmacia per chi ha una prescrizione medica, ma anche nei canapa shop.
Il Tribunale amministrativo, lo scorso 5 ottobre, aveva già accolto l'istanza di sospensiva e fissato, per martedì scorso, una camera di consiglio per la valutazione collegiale.
Ora in sostanza i giudici, con la loro ordinanza, hanno accolto le richieste cautelari proposte da Ici - Imprenditori Canapa Italia – e hanno obiettato che non sono sufficientemente motivati i pericoli di una possibile dipendenza da cannabidiolo, né fisica né psichica. Il Tar ha rilevato infatti che “non appaiano configurarsi, allo stato di fatto, imminenti rischi per la tutela della salute pubblica".
Inoltre, scrivono sempre i giudici, "si prospettano come fondati, sia pure a un sommario esame, i vizi di carenza istruttoria e di vizio di motivazione" sollevati nel ricorso, e "gli effetti del decreto gravato non appaiono risolversi in un mero pregiudizio economico, ma sembrano comportare, altresì, importanti ricadute in termini di riorganizzazione e di riassetto, onde non incorrere in responsabilità tra cui in particolare quella penale, degli operatori di un intero settore nei quali la stessa incertezza delle scelte amministrative ha ingenerato un legittimo affidamento".
Pertanto sono stati ritenuti sussistenti "i presupposti per la sospensione del provvedimento gravato, con fissazione a breve del merito in ragione della rilevanza della questione alla prima udienza pubblica disponibile da calendario della sezione".
La data individuata è il 16 gennaio 2024.
Gli imprenditori di canapa italiani intanto esultano: «Siamo entusiasti della conferma della sospensione perché l’applicazione del decreto avrebbe limitato la vendita di prodotti di cbd al solo circuito farmaceutico, provocando anche una crisi dell’intero settore produttivo della canapa industriale che oggi in Italia conta 3mila aziende e 10mila persone al lavoro», spiega Raffaele Desiante, presidente dell’Ici che ha presentato il ricorso con l’assistenza dello studio legale Prestige.
«Ora confidiamo nell’annullamento del decreto che manca di presupposti scientifici che dimostrano che il Cbd sia una sostanza pericolosa e drogante, ipotesi già esclusa dall’Oms e da numero Paesi – aggiunge Desiante – Va raggiunta una regolamentazione chiara che tuteli il consumatore, permetta lo sviluppo della filiera e stabilisca prezzi equi».