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L’edilizia scolastica è sempre più fatiscente: le aule hanno smart tv e touch screen ma sono inagibili perché crollano i soffitti

In Italia degli oltre 40mila plessi scolastici esistenti oltre 2mila sono strutture nate per altri scopi e riadattati. Meno del 15% ha meno di 20 anni
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Qualche giorno fa, all’Ipsia Marconi di San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo è crollato il controsoffitto del plesso di via Trieste: dichiarate inagibili 10 aule e 15 laboratori attrezzati di ogni tecnologia. “Tutte le aule dell'Istituto”, si legge nel Ptof (Piano triennale dell'offerta formativa) dell’istituto, “sono dotate di Smart TV, che consentono l'adeguamento della didattica alle nuove esigenze formative e alla predisposizione delle studentesse e degli studenti verso una effettiva Didattica Digitale Integrata”. Ma le aule adesso sono inagibili.

Aule inagibili e plessi vecchi e fatiscenti

Una situazione che si rinviene in diverse scuole, da nord a sud. A Triuggio, in provincia di Monza, il 29 settembre scorso, 3 classi di scuola primaria del plesso Borsellino sono state dichiarate inagibili per caduta di intonaco dal tetto. “Tutte le aule sono dotate di schermi touch interattivi e di collegamento ad internet”, si legge nel sito della scuola. Il plesso è stato costruito n…

Qualche giorno fa, all’Ipsia Marconi di San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo è crollato il controsoffitto del plesso di via Trieste: dichiarate inagibili 10 aule e 15 laboratori attrezzati di ogni tecnologia. “Tutte le aule dell'Istituto”, si legge nel Ptof (Piano triennale dell'offerta formativa) dell’istituto, “sono dotate di Smart TV, che consentono l'adeguamento della didattica alle nuove esigenze formative e alla predisposizione delle studentesse e degli studenti verso una effettiva Didattica Digitale Integrata”. Ma le aule adesso sono inagibili.

Aule inagibili e plessi vecchi e fatiscenti

Una situazione che si rinviene in diverse scuole, da nord a sud. A Triuggio, in provincia di Monza, il 29 settembre scorso, 3 classi di scuola primaria del plesso Borsellino sono state dichiarate inagibili per caduta di intonaco dal tetto. “Tutte le aule sono dotate di schermi touch interattivi e di collegamento ad internet”, si legge nel sito della scuola. Il plesso è stato costruito nel 1967. E a Palermo, all’istituto comprensivo Sciascia allo Zen, 6 aule dotate di monitor touchscreen o Lim sono inagibili addirittura da due anni.

Quelle scuole che non sono tali

Il fatto è che le nostre scuole sono vecchie e, probabilmente, riempirle di Lim e digital board non servirà quasi a nulla, solo a spendere 2,1 miliardi. Non servirà certamente a far fare alla didattica quel salto di qualità che tutti auspicano. Ecco perché. Degli oltre 40mila plessi scolastici esistenti in Italia, oltre 2mila non sono neppure scuole. Sono edifici nati per altri scopi (anche edifici di sette piani per abitazione) poi riadattati al meglio. E meno del 15% ha meno di 20 anni.

Il finanziamento insufficiente del Pnrr

Nel 1992, trent’anni fa, non c’era neppure internet (o meglio: stava iniziando a diffondersi in Italia) e meno che meno i social. Gli alunni erano completamente diversi da quelli di oggi e le loro esigenze erano altre. Come quelle del mondo del lavoro e dei popoli, che oggi hanno bisogno di nuovi cittadini probabilmente più consapevoli del passato, in un mondo sempre più complesso è difficile da interpretare. Ma il Pnrr finanzia con 2,1 miliardi nuove tecnologie e con appena 800 milioni la costruzione di nuove scuole. Sarà sufficiente? Quanto costa una nuova scuola? E quante se ne possono costruire con 800 milioni?

La progettazione degli edifici scolastici

In base ad alcuni dati relativi alla costruzione di “nuove” scuole, una primaria con struttura in cemento armato costa 350mila euro ad aula. Ovviamente compreso tutto: uffici, laboratori, spazi interni ed esterni. Anche considerando la stessa cifra per le superiori e le medie, con 800 milioni si possono costruire circa 2.300 aule, lo 0,7% delle 369mila aule esistenti attualmente. Nel 2019, l’Indire ha organizzato un incontro sugli spazi innovativi per la scuola del futuro. Leonardo Tosi, di Indire, uno dei maggiori esperti in materia di nuovi ambienti di apprendimento, in un suo recente articolo (Costruire luoghi per apprendere. Per un nuovo approccio alla progettazione degli edifici scolastici) spiega che le scuole del futuro dovrebbero essere progettate per 14 situazioni didattiche e dovrebbero includere 5 spazi funzionali: agorà, di esplorazione, di gruppo, individuale, informale. In altri termini, si va verso il superamento dell’aula tradizionale dove si svolge la lezione frontale.

La mancanza di spazio

Ma in Italia si continua con le aule tradizionali e con la lezione frontale perché è quasi impossibile fare altro con 20/25 alunni in aule anguste e non avendo altri spazi a disposizione. Secondo Tosi, le aule moderne si declinano in 5 modalità: aula a zone, aula flessibile, aula plus; cluster; paesaggio didattico. Situazioni che nella quasi totalità delle scuole italiane sono semplicemente fantascienza. Tosi scrive anche che “A livello internazionale numerosi paesi – Portogallo e Regno Unito tra tutti - hanno promosso piani nazionali di investimento in edilizia scolastica cercando di sviluppare concretamente i trend innovativi emergenti dalla ricerca scientifica. In altri Paesi – come Finlandia e Danimarca - l’edilizia scolastica innovativa si è sviluppata anche a partire dal basso con iniziative di enti locali e singole comunità territoriali che hanno promosso una nuova idea di scuola a partire dalla progettazione del suo edificio e spesso con la partecipazione attiva della comunità scolastica”.

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