La questione femminile agita il Sinodo: dalle donne prete alle diaconesse, al “tetto di cristallo” per le laiche
di Iacopo ScaramuzziE’ quando si rompe un tabù, quando l’impensabile diventa pensabile, che si percepisce che la storia potrebbe imboccare un tornante. Nell’aula Nervi, dove si sta concludendo il sinodo voluto da papa Francesco (4-29 ottobre), molti hanno notato un episodio apparentemente marginale ma rilevante. Una religiosa ha preso la parola per dire che le donne cattoliche non vogliono diventare né preti né diaconi. “Le cose vanno bene così come sono”, il senso del suo ragionamento. Posizione in teoria pacifica. Che ha invece sollevato un deciso brusio ed ha innescato reazioni secche di altri padri e madri sinodali: chi per dire che le cose non vanno affatto bene così, chi per promuovere la causa delle diaconesse, chi addirittura per chiedere che si approfondisca la questione dell’ordinazione sacerdotale. E questo nonostante che la porta al sacerdozio femminile sia stata chiusa da Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI e anche da Francesco. Impensabile, in teoria, ma c’è chi ormai ci pensa, e lo dice.
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E’ quando si rompe un tabù, quando l’impensabile diventa pensabile, che si percepisce che la storia potrebbe imboccare un tornante. Nell’aula Nervi, dove si sta concludendo il sinodo voluto da papa Francesco (4-29 ottobre), molti hanno notato un episodio apparentemente marginale ma rilevante. Una religiosa ha preso la parola per dire che le donne cattoliche non vogliono diventare né preti né diaconi. “Le cose vanno bene così come sono”, il senso del suo ragionamento. Posizione in teoria pacifica. Che ha invece sollevato un deciso brusio ed ha innescato reazioni secche di altri padri e madri sinodali: chi per dire che le cose non vanno affatto bene così, chi per promuovere la causa delle diaconesse, chi addirittura per chiedere che si approfondisca la questione dell’ordinazione sacerdotale. E questo nonostante che la porta al sacerdozio femminile sia stata chiusa da Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI e anche da Francesco. Impensabile, in teoria, ma c’è chi ormai ci pensa, e lo dice.
Porte chiuse e porte aperte
Se poco lontano dal Vaticano, nelle scorse settimane, l’associazione Ordain Women ha organizzato un sit-in, dentro l’aula, in realtà, sono stati molto pochi gli interventi che hanno toccato l’argomento. “I tempi non sono maturi”, dicono anche i più riformisti. Papa Francesco, da parte sua, è tornato ad escludere che una donna possa essere ordinata al sacerdozio. E “se non può accedere al sacerdozio, meno che meno potrà accedere all’episcopato”, o al cardinalato, ha detto, da ultimo, in un libro-intervista con i giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin (“Non sei solo. Sfide, risposte e speranze”, Salani editore).
Il fatto, però, che ciononostante al Sinodo ci sia chi insista, e alla presenza del Papa, è il segno che per una parte della Chiesa il dibattito non è chiuso. E la circostanza che Francesco debba tornare ad esplicitare la sua contrarietà, paradossalmente, rafforza la sensazione. Il cambiamento non è alle viste, ma non è impensabile, come sarebbe stato solo pochi anni fa.
Non solo i tedeschi
E rimanda, soprattutto, ad un’istanza tornata con insistenza nel corso delle discussioni al Sinodo. L’assemblea è stata a porte chiuse, per esplicita volontà di papa Francesco, ma dall’aula è filtrato che le discussioni sono state robuste. Ha sorpreso più d’uno che a caldeggiare l’empowerment femminile nella Chiesa non siano stati i vescovi tedeschi, attestati su posizioni piuttosto progressiste, ma svariati partecipanti che provengono dall’Africa, dall’America latina, dall’Asia. E che a esprimersi in tal senso siano stati laici, e in particolare donne, ma anche alcuni vescovi.
“La metà del popolo di Dio non decide”
“La richiesta di dare più potere alle donne è stata quasi unanime”, riassume un padre sinodale sotto condizione di anonimato. “Le donne sono la metà del popolo di Dio. Sono loro che portano avanti spesso e volentieri la vita delle parrocchie, il catechismo, gli ospedali cattolici, ma quando si tratta di prendere le decisioni, sono sempre e solo gli uomini che detengono il potere”.
Scontro sulle persone lgbtq
Un altro tema che ha diviso l’assemblea è stato l’atteggiamento nei confronti delle persone lgbtq. “C’è stato almeno un intervento brutale”, confida un partecipante. Un padre sinodale particolarmente conservatore si è rifiutato di sedere allo stesso tavolo con un altro padre sinodale favorevole alla pastorale con i gay. Una ragazza ha raccontato di sua sorella che si è suicidata a causa delle discriminazioni che ha subito dopo aver reso noto di essere bisessuale: intervento accolto dagli applausi di molti, e dal fastidio dei conservatori, fastidio anche per gli applausi.
Cosa (non) direbbe Gesù
“Sulla questione della donna, così come su quella dei gay, non c'è mediazione possibile”, commenta Luigi Sandri, che ha appena pubblicato il libro “Dire oggi il Dio di Gesù” (Paoline). “Se sui gay si fanno delle aperture, l'episcopato africano al 99% è contrario. E allora si parla di comprensione pastorale e condanna dottrinale: ma cosa vuol dire?”, si domanda questo grande esperto di storia dei Concili. “La contraddizione è tremenda ed evita la domanda decisiva, e cioè: cosa direbbe Gesù Cristo di fronte a una persona gay? Nei Vangeli Gesù non parla mai dei gay: e ce n'erano alla sua epoca! La Palestina era occupata dai romani e tra i soldati c'erano omosessuali. Eppure Gesù non dice una parola: perché ha taciuto? Si è espresso su molti temi, ma sull'omosessualità sapeva eppure è stato zitto… la Chiesa non è stata capace di tacere, imitando Gesù”. Cosa avrebbe detto Gesù delle donne prete? “Gesù”, ricorda Sandri, “non istituì il sacerdozio, ma i ministeri, cioè servizi, che tutti, uomini e donne, possono svolgere”.
Lo scetticismo delle femministe
Fuori dall’aula, nelle scorse settimane, si sono date appuntamento femministe cattoliche come Mary McAleese, ex presidente irlandese, che hanno criticato sia il Papa che il Sinodo. “Too little, too late”, troppo poco e in ritardo, la sostanza delle loro rimostranze. Dentro l’aula, però, diversi partecipanti hanno ragionato su come fare accedere le donne a ruoli di responsabilità decisionale. Per la prima volta nella storia del sinodo un gruppo di donne – troppo piccolo e selezionato, secondo i critici – hanno però votato.
I nodi canonici per le diaconesse
Svariati interventi hanno caldeggiato l’introduzione del diaconato femminile. Un’ipotesi sulla quale papa Francesco sinora ha tergiversato, creando una prima commissione, che non è arrivata ad una conclusione unanime, e poi una seconda commissione, che ha terminato i lavori mesi fa senza che però se ne sappia nulla. Il sinodo sull’Amazzonia, nel 2019, ha chiesto al Papa di istituire le diaconesse, ma Francesco allora ha scelto di non decidere. Ora la questione è tornata con una certa insistenza. Si tratta di sciogliere un nodo teologico sollevato già dal Concilio vaticano II: considerare, cioè, il diaconato come ministero ordinato “sganciato” dal presbiterato e dall’episcopato. Non, cioè, il primo gradino per il sacerdozio, ma un servizio autonomo, che potrebbe svolgere anche una donna – come è successo nella storia – sostituendo all’altare, in alcune funzioni (celebrare matrimoni, amministrare i sacramenti, benedire, predicare), il pastore della comunità.
“Ripensare i ministeri”
Un ripensamento dei ministeri connesso ad una più generale esigenza, emersa in diversi interventi al Sinodo, di sfondare un “soffitto di cristallo” ben noto sia a molte religiose che a molte laiche. Il nodo, in particolare, è quello della “autorità di governo”: sinora il diritto canonico lo fa coincidere con il ministero ordinato. Sono il prete e il vescovo, insomma, che, in quanto ordinati, governano la parrocchia e la diocesi. Ma questo collegamento si potrebbe scindere, e l’autorità di governo potrebbe essere affidata ad un “ministero partecipato” (in pratica, ad esempio, un consiglio parrocchiale, o un consiglio episcopale) dove potrebbero entrare anche laici e, in particolare, donne. Nominando alcune donne in posti di responsabilità della Curia romana (in particolare, ci sono ormai diversi segretari donna nei dicasteri) il Papa ha aperto una strada, che ora potrebbe essere tradotta in diritto canonico. In alcune diocesi del nord Europa, ad esempio, già accade che ci sia una donna come vicario episcopale: l’eccezione potrebbe diventare la norma.
La frustata del Papa
Una prospettiva che, però, dentro l’aula del Sinodo incontra anche decise contrarietà di una minoranza conservatrice e la cautela di molti altri. La tensione, in vista del voto sul documento finale previsto sabato pomeriggio, sale. In una “lettera al popolo di Dio” pubblicata ieri dall’assemblea, il Sinodo, ad esempio, dice che nei prossimi mesi, prima dell’assemblea conclusiva dell’ottobre 2024, la Chiesa dovrà ascoltare tutti, i poveri, le vittime di abuso, i laici, ma “ha particolarmente bisogno, per progredire nel discernimento sinodale, di raccogliere ancora di più le parole e l'esperienza dei ministri ordinati”. Una sottolineatura probabilmente poco gradita al Papa, se Bergoglio ha sentito il bisogno di intervenire subito dopo – cosa avvenuta raramente in queste settimane – e, cosa ancor più rara, ha voluto che il suo discorso, pronunciato a braccio in spagnolo, venisse diffuso. Un discorso nel quale ha bastonato senza pietà il “clericalismo”, “una frusta, un flagello, una forma di mondanità che sporca e danneggia il volto della sposa del Signore, schiavizza il santo popolo fedele di Dio”, e scagliandosi, in particolare, contro quei “giovani preti” che “si provano abiti talari e cappelli o camici e rocchetti con pizzi”. Ed esaltando, invece, il ruolo delle donne: “La Chiesa è donna, ma perché sono le donne che sanno aspettare, che sanno scoprire le risorse della Chiesa, del popolo fedele, che si spingono oltre il limite, forse con paura ma coraggiose, e nel chiaroscuro di un giorno che inizia si avvicinano a un sepolcro con l’intuizione (ancora non speranza) che ci possa essere qualcosa di vivo”. Una frustata all’assemblea.
La mediazione impossibile
Secondo Luigi Sandri, tra le spinte progressiste e i timori conservatori, il Papa, alla fine, “cercherà una mediazione, e metterà più donne in ruoli-chiave della Curia: ma non è questo il punto! Questo è un cerotto sul cancro”, afferma questo intellettuale che non nasconde le sue simpatie riformiste. “Dare alla donna pieni diritti anche istituzionali e magistrali è un esempio formidabile anche per i non cattolici e i non credenti. La questione femminile è dirimente per il futuro della Chiesa. Un cambiamento è necessario, ed è il cambiamento principe che la Chiesa romana, a partire dal Papa e dal Vaticano, dovrà accettare, altrimenti la Chiesa scoppia. E’ un cambiamento logico. Ed è giusto. E, soprattutto, è nel pensiero di Gesù”.