✕

Padre Rupnik a processo in Vaticano: la svolta del Papa contro l’ex gesuita accusato di abusi

L’annuncio dopo che il sacerdote, espulso dai gesuiti in estate, è stato accolto dalla diocesi di Capodistria, suscitando perplessità e critiche. “Gravi problemi nella gestione del suo caso e mancanza di vicinanza alle vittime”
4 minuti di lettura

Padre Marko Rupnik, il sacerdote sloveno noto in tutto il mondo per i suoi mosaici, sarà processato in Vaticano per gli abusi sessuali di cui lo accusano numerose donne. La svolta è stata decisa dal Papa. Rupnik, espulso dai gesuiti la scorsa estate, è appena stato accolto nella diocesi di Capodistria, con una mossa che ha sollevato il sospetto che egli potesse sottrarsi alla giustizia canonica.

Nel nome del Sinodo

“Nel mese di settembre”, ha reso noto oggi la sala stampa della Santa Sede, “la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha segnalato al Papa gravi problemi nella gestione del caso di P. Marko Rupnik e la mancanza di vicinanza alle vittime. Di conseguenza il Santo Padre ha chiesto al Dicastero per la Dottrina della Fede di esaminare il caso e ha deciso di derogare alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo”. La nota vaticana aggiunge che “il Papa è fermamente convinto che se c’è una cosa che la Chiesa deve imparare dal Sinodo” che si conclude dome…

Padre Marko Rupnik, il sacerdote sloveno noto in tutto il mondo per i suoi mosaici, sarà processato in Vaticano per gli abusi sessuali di cui lo accusano numerose donne. La svolta è stata decisa dal Papa. Rupnik, espulso dai gesuiti la scorsa estate, è appena stato accolto nella diocesi di Capodistria, con una mossa che ha sollevato il sospetto che egli potesse sottrarsi alla giustizia canonica.

Nel nome del Sinodo

“Nel mese di settembre”, ha reso noto oggi la sala stampa della Santa Sede, “la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha segnalato al Papa gravi problemi nella gestione del caso di P. Marko Rupnik e la mancanza di vicinanza alle vittime. Di conseguenza il Santo Padre ha chiesto al Dicastero per la Dottrina della Fede di esaminare il caso e ha deciso di derogare alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo”. La nota vaticana aggiunge che “il Papa è fermamente convinto che se c’è una cosa che la Chiesa deve imparare dal Sinodo” che si conclude domenica, “è ascoltare con attenzione e compassione coloro che soffrono, soprattutto coloro che si sentono emarginati dalla Chiesa”.

Da Giovanni Paolo II a Francesco

Giunto a Roma all’epoca di Giovanni Paolo II, padre Rupnik ha creato l’atelier del Centro Aletti, centro di spiritualità orientale e di arte mosaicistica. Per oltre un trentennio è stato un artista molto stimato, e i suoi mosaici sono presenti in Vaticano e in numerose chiese e santuari di tutto il mondo. Papa Francesco, anch’egli proveniente dalla Compagnia di Gesù, gli affidò la predicazione degli esercizi spirituali di Quaresima alla Curia romana a marzo del 2020 e lo ha poi ricevuto a gennaio del 2022. In una intervista dei mesi scorsi all’Associated Press, il Papa ha precisato di non essere mai “intervenuto” sulla vicenda canonica di Rupnik, definendo le rivelazioni nei suoi confronti “una grande sorpresa e una ferita”.

L’esplosione del caso

Il suo caso è esploso a fine dell’anno scorso, quando i gesuiti hanno reso noto che Rupnik era soggetto a “restrizioni”, quali il divieto di confessare e di accompagnare esercizi spirituali, l'ambito nel quale sono avvenuti gli abusi del passato. Il più recente a Roma nel 2015: abuso sessuale e successiva “assoluzione del complice” in confessionale, reato che per il diritto canonico porta alla scomunica. Sanzione accertata dalla congregazione vaticana per la Dottrina della fede con decreto del maggio del 2020 e tolta lo stesso mese dallo stesso dicastero vaticano dopo che Rupnik ha riconosciuto il reato e - lo ha rivelato il Papa nell’intervista all'Associated Press - ha pagato un indennizzo alla vittima. I gesuiti decidono però di mantenere le misure restrittive. Nel frattempo riemergono abusi compiuti da Rupnik quando era ancora in Slovenia, negli anni Novanta, nella comunità di suore Loyola nei pressi di Lubiana. Quando nel 2021 arrivano a Roma le denunce di nove suore o ex suore, la Compagnia di Gesù svolge un'indagine e raccomanda alla Dottrina della fede di svolgere un processo penale, derogando ai termini di prescrizione, ma il dicastero vaticano, guidato da un altro gesuita, il cardinale Luis Ladaria, a ottobre del 2022 decide di non procedere.

I gesuiti non ci stanno. Padre Rupnik è all'estero, quando torna a Roma, a inizio dicembre, il superiore lo convoca. E' rottura. Pochi giorni dopo la Curia generalizia invita online "chiunque voglia fare una nuova denuncia o che voglia discutere di denunce già fatte" nei confronti del confratello a contattare un "team" di tre professionisti laici istituito presso la Curia generalizia. Si sono fatte avanti quindici persone, quasi tutte donne ma ci sono anche due uomini, che, come ha rivelato Repubblica lo scorso 21 febbraio, hanno confermato gli abusi. I dettagli sono riservati, ma si tratta di manipolazione, plagio, molestie, giustificate spiritualmente e compiute nei confronti di donne con le quali il gesuita sloveno è venuto in contatto nell'ambito dell'accompagnamento spirituale nonché del lavoro artistico. Nel corso dell’estate si è consumato il divorzio: a giugno la Compagnia di Gesù ha espulso Rupnik, che resta sacerdote ma non è più gesuita.

Se la diocesi di Roma discolpa l’accusato

Con un’ulteriore svolta della intricata vicenda, a settembre scorso la diocesi di Roma – il cui vescovo è il Papa – ha diramato un comunicato per spiegare di aver svolto nei mesi scorsi un’indagine presso il Centro Aletti e di aver riscontrato “una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità”. Non solo: la diocesi, retta dal cardinale Angelo De Donatis, sosteneva di aver riscontrato “procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica. In considerazione della gravità di tali riscontri”, procedeva la nota, “il Cardinale Vicario ha rimesso la relazione alle Autorità competenti”, presumibilmente lo stesso dicastero per la Dottrina della fede. Sembrava una smentita su tutta la linea delle sanzioni dei gesuiti. In una lettera aperta al Papa, pubblicata in Italia dall’associazione Italy Church Too, un gruppo di vittime di Rupnik sono uscite allo scoperto per criticare un documento che, a loro avviso, “scagiona da ogni responsabilità Rupnik ridicolizza il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata” e affermare: “Alla chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia”.

La diocesi di Capodistria

Nei giorni scorsi, è emerso che Marko Rupnik era stato incardinato nella diocesi di Capodistria già da agosto. “Il vescovo di Capodistria lo ha accolto in base al decreto di dimissione dalla Compagnia di Gesù, alla sua richiesta di incardinazione nella Diocesi di Capodistria, nonché al fatto che il vescovo di Capodistria non dispone di alcun documento probatorio che dichiari Rupnik colpevole degli abusi, di cui è stato accusato, davanti a un tribunale civile o ecclesiastico”, confermava la diocesi in una nota. “Finché Rupnik non è riconosciuto colpevole davanti a un tribunale, gode di tutti i diritti e doveri di sacerdote diocesano”.

Le critiche alla Chiesa

La pontificia commissione per la tutela dei minori, guidata dal cardinale statunitense Sean O’Malley, ha fatto sapere nel frattempo di avere proposto ad alcune vittime di padre Rupnik un incontro per ascoltarle. Una proposta che ha suscitato le vivaci critiche di diversi attivisti. “Ascoltare le vittime mentre il loro abusatore è rimesso nel ministero!”, ha commentato ad esempio Marie Collins, vittima di un prete pedofilo che anni fa ha fatto parte della stessa commissione, e se ne è poi andata sbattendo la porta. “Il mondo può vedere come sono state trattate dalla Chiesa. Hanno bisogno di giustizia, non di chiacchiere!”. Oggi, però, l’annuncio della decisione del Papa: padre Rupnik andrà a processo in Vaticano.

Leggi i commenti