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Campi elettromagnetici, l’esperto: “I nuovi limiti sono sicuri. Riceviamo più onde con il cellulare all’orecchio”

Roberto Moccaldi è medico del Cnr e presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione medica. “Con la nuova legge non ci attendiamo conseguenze sulla nostra salute”
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Le antenne per i telefoni cellulari potranno essere più potenti. Un emendamento del Ddl Concorrenza presentato da Fratelli d’Italia ha innalzato i limiti dell’intensità di radiazione elettromagnetica emessa dalle torri telefoniche: da 6 volt al metro a 15 volt al metro.

Le nuove soglie restano comunque al di sotto del tetto europeo, fissato tra 20 e 60 volt al metro (il valore varia a seconda della frequenza della radiazione elettromagnetica considerata).
Le aziende di telecomunicazioni auspicano che la norma completi il suo iter: potranno così realizzare con costi minori l’infrastruttura per il 5G (si stima un risparmio di 3-4 miliardi per l’intera rete italiana).

Legambiente, i Cinque Stelle e i Verdi protestano invece per il cosiddetto elettrosmog. “Il governo si è inchinato alle lobby delle società di telecomunicazioni dimenticando i rischi per la salute” ha denunciato Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.

Il legame fra radiazioni elettromagnetiche e salute è sotto…

Le antenne per i telefoni cellulari potranno essere più potenti. Un emendamento del Ddl Concorrenza presentato da Fratelli d’Italia ha innalzato i limiti dell’intensità di radiazione elettromagnetica emessa dalle torri telefoniche: da 6 volt al metro a 15 volt al metro.

Le nuove soglie restano comunque al di sotto del tetto europeo, fissato tra 20 e 60 volt al metro (il valore varia a seconda della frequenza della radiazione elettromagnetica considerata).
Le aziende di telecomunicazioni auspicano che la norma completi il suo iter: potranno così realizzare con costi minori l’infrastruttura per il 5G (si stima un risparmio di 3-4 miliardi per l’intera rete italiana).

Legambiente, i Cinque Stelle e i Verdi protestano invece per il cosiddetto elettrosmog. “Il governo si è inchinato alle lobby delle società di telecomunicazioni dimenticando i rischi per la salute” ha denunciato Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.

Il legame fra radiazioni elettromagnetiche e salute è sotto esame da anni. A livello medico e scientifico se ne occupa l’ICNIRP (Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti), un’organizzazione non profit collegata all’Organizzazione Mondiale della Sanità che raccoglie gli studi sugli effetti delle onde elettromagnetiche emesse da elettrodomestici, cellulari, Wi-Fi e forni a microonde.

Le raccomandazioni ICNIRP del 2020, seguite dalla maggior parte dei Paesi, sono riprese dalla normativa europea. L’Italia invece aveva deciso fino a ieri di attenersi al tetto del 10% del limite europeo: 6 volt al metro anziché 60.

Per Roberto Moccaldi in realtà anche le soglie dell’ICNIRP rientrano abbondantemente nei limiti di sicurezza. “Con la nuova legge non ci si attendono effetti negativi sulla salute”, tranquillizza il responsabile della medicina del lavoro e radioprotezione del CNR e presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione medica (AIRM).

Come vengono fissati i limiti di sicurezza?
“Un limite viene fissato analizzando l’insieme dei dati scientifici, osservando gli effetti biologici e le possibili conseguenze sulla salute. Gli studi sui campi elettromagnetici, fino a valori anche più alti di 10 volte di quelli stabiliti dalle linee guida dell’ICNIRP, non hanno mostrato conseguenze su riscaldamento pericoloso dei tessuti, induzione di correnti elettriche all’interno dell’organismo o interferenze con i dispositivi medici impiantati, ad esempio i pacemaker. Gli studi vengono condotti da vari gruppi nel mondo e raccolti dall’ICNIRP, che periodicamente aggiorna le sue linee guida. A queste indicazioni si è attenuta l’Europa, quando ha stabilito la soglia di 20/60 volt al metro”.

Perché l’Italia fino a ieri aveva preferito una maggiore prudenza?
“Nel nostro paese già dagli anni 90 c’è stata un’attenzione particolare a possibili effetti a lungo termine, ad esempio il cancro. Gli studi su questi aspetti vengono svolti, non si trascura certo un pericolo simile, ma al momento dai dati raccolti in circa 50 anni di ricerche non sono emersi risultati sufficienti per spingerci a cambiare i limiti stabiliti dall’ICNIRP. Allo stato attuale delle conoscenze sono valori che ci proteggono dagli effetti sui quali abbiamo solide conoscenze scientifiche”.

Perché l’Italia aveva scelto i 6 volt al metro?
“Era un valore abbastanza arbitrario, non ancorato a particolari ragioni scientifiche”.

La nuova norma si riferisce solo alle antenne dei cellulari?
“Sì, poiché è una modifica di una precedente legge che si riferiva ad impianti fissi, anche se, per quanto riguarda le radiofrequenze della telefonia mobile, le maggiori esposizioni ai campi elettromagnetici si hanno in realtà con il cellulare appoggiato all’orecchio. Anche lì i limiti sono fissati in modo rigoroso e con il tempo le emissioni dei telefoni cellulari sono diminuite sempre più. Le stesse antenne del 5G, essendo più efficienti, hanno bisogno di emettere radiazioni elettromagnetiche per periodi più brevi. Il massimo delle emissioni oggi si ha quando un telefono ha poco segnale o deve continuamente agganciarsi a nuove celle, come ad esempio quando si è in viaggio”.

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