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Verona, botte in questura: sospesi dodici agenti. “Videro e non parlarono”

I poliziotti erano stati trasferiti dalle volanti all’ufficio passaporti. “Hanno coperto i cinque colleghi autori dei pestaggi”. Ma il Siulp protesta
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VERONA — L’Ufficio passaporti non era una garanzia sufficiente, non dopo un simile tradimento nei confronti della divisa che indossano. Così 12 poliziotti già tolti dalle Volanti e spostati negli uffici amministrativi dopo lo scandalo dei pestaggi in Questura a Verona, ora dovranno anche rimanere un anno senza stipendio. Sospesi dal servizio, senza tesserino, senza divisa, senza pistola. A quattro mesi e mezzo dalla retata negli uffici dove si organizza il controllo del territorio nella città dell’Arena, la Procura veronese compie un altro atto forte nei confronti di chi, di fronte a quelle botte e a quelle umiliazioni, ha scelto di girarsi dall’altra parte.

Verbali non veritieri, troppe coperture, soffiate ai colleghi. Con questi atteggiamenti dodici agenti sono diventati complici di Alessandro Migliore, Loris Colpini, Filippo Failla Rifici, Federico Tomaselli, Roberto Da Rold (i 5 finiti ai domiciliari a giugno).

Abuso di potere

«È innegabile che tutti gli indagati abbiano tradi…

VERONA — L’Ufficio passaporti non era una garanzia sufficiente, non dopo un simile tradimento nei confronti della divisa che indossano. Così 12 poliziotti già tolti dalle Volanti e spostati negli uffici amministrativi dopo lo scandalo dei pestaggi in Questura a Verona, ora dovranno anche rimanere un anno senza stipendio. Sospesi dal servizio, senza tesserino, senza divisa, senza pistola. A quattro mesi e mezzo dalla retata negli uffici dove si organizza il controllo del territorio nella città dell’Arena, la Procura veronese compie un altro atto forte nei confronti di chi, di fronte a quelle botte e a quelle umiliazioni, ha scelto di girarsi dall’altra parte.

Verbali non veritieri, troppe coperture, soffiate ai colleghi. Con questi atteggiamenti dodici agenti sono diventati complici di Alessandro Migliore, Loris Colpini, Filippo Failla Rifici, Federico Tomaselli, Roberto Da Rold (i 5 finiti ai domiciliari a giugno).

Abuso di potere

«È innegabile che tutti gli indagati abbiano tradito la propria funzione, comprimendo i diritti e le libertà di soggetti sottoposti alla loro autorità offendendone la stessa dignità di persone, creando essi stessi disordine e compromettendo la pubblica sicurezza, commettendo reati piuttosto che prevenirli, in ciò evidentemente approfittando della qualifica ricoperta, anche compiendo falsi ideologici in atti pubblici», scrive la gip Livia Magri nell’ordinanza di 267 pagine, la terza in quattro mesi.

In realtà i pm Carlo Boranga e Chiara Bisso avevano chiesto il provvedimento interdittivo per 17 agenti della Questura ma, alla fine, ne sono stati concessi 12. «È evidente come l’abuso dei poteri connessi alla funzione o al servizio non soltanto abbia consentito agli indagati di cogliere più facilmente le opportunità di commissione di illeciti, ma abbia altresì costituito una sorta di paravento al riparo del quale schermare le proprie responsabilità», spiega la gip.

Pericolo di reiterazione del reato

Secondo l’autorità giudiziaria c’era dunque il rischio che poliziotte e poliziotti (tra i sospesi ci sono anche due donne) potessero commettere nuovamente quei reati, anche se il questore Roberto Massucci li aveva subito trasferiti dalla Squadra Volanti all’Ufficio passaporti. Nell’ordinanza si parla di «modus operandi consolidato e condiviso», nelle pratiche messe in atto nel famigerato acquario, la cella con la parete in plexiglass dove avvenivano tutte le violenze. «L’amara considerazione è che i soprusi risultano aver coinvolto in misura pressoché esclusiva soggetti stranieri, senza fissa dimora, con gravi dipendenze da alcol e stupefacenti, soggetti particolarmente deboli».

Il braccio di ferro tra Siulp e Procura

Ma con il passare dei mesi in Questura a Verona inizia a emergere anche un senso di opposizione ai provvedimenti della Procura e così i sindacati di polizia hanno inviato una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio, mettendo in luce ciò che, secondo loro, è soltanto accanimento. «Uno dei cinque arrestati, Federico Tomaselli, si è fatto 110 giorni di domiciliari senza motivo», attacca Davide Battisti, del Siulp. «Semplicemente è stato dimostrato che lui non era presente. Quanto ai colleghi sospesi, ancora non capisco come possano commettere nuovamente quei reati se già sono stati tolti dalla strada e ora timbrano solo passaporti».

All’orizzonte si configura quindi un braccio di ferro tra i legali degli agenti sospesi e la Procura. «Le sospensioni sono state decise prima di aver finito gli incidenti probatori», attacca sempre il Siulp.

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