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Francesco conclude il Sinodo: “Al centro non devono esserci le tante belle idee per riformare la Chiesa ma i poveri”

(ansa)
Messa a San Pietro per la fine della prima tappa, una seconda assemblea si svolgerà l’anno prossimo. “Peccato grave sfruttare i più deboli”
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Papa Francesco ha concluso l’assemblea del Sinodo che si è svolta per quattro settimane in Vaticano (4-29 ottobre) invitando i membri di questa assemblea a non mettere al centro le “tante belle idee per riformare la Chiesa” perché “al primo posto” c’è Dio “e insieme a lui coloro che egli predilige, i poveri e i deboli”.

Le proposte di riforma graduale

“Magari abbiamo tante belle idee per riformare la Chiesa, ma ricordiamo: adorare Dio e amare i fratelli col suo amore, questa è la grande e perenne riforma”, ha detto Jorge Mario Bergoglio nel corso della messa che ha celebrato in San Pietro, dopo che l’assemblea ha licenziato, ieri sera, un testo che ipotizza alcune riforme come il diaconato femminile e l’abolizione del celibato obbligatorio per i sacerdoti. L’assemblea di quest’anno sarà seguita da una seconda assemblea conclusiva a ottobre dell’anno prossimo.

“Sfruttare i deboli è peccato grave”

“Fratelli Cardinali, confratelli Vescovi e sacerdoti, religiose e religiosi, sorelle e fra…

Papa Francesco ha concluso l’assemblea del Sinodo che si è svolta per quattro settimane in Vaticano (4-29 ottobre) invitando i membri di questa assemblea a non mettere al centro le “tante belle idee per riformare la Chiesa” perché “al primo posto” c’è Dio “e insieme a lui coloro che egli predilige, i poveri e i deboli”.

Le proposte di riforma graduale

“Magari abbiamo tante belle idee per riformare la Chiesa, ma ricordiamo: adorare Dio e amare i fratelli col suo amore, questa è la grande e perenne riforma”, ha detto Jorge Mario Bergoglio nel corso della messa che ha celebrato in San Pietro, dopo che l’assemblea ha licenziato, ieri sera, un testo che ipotizza alcune riforme come il diaconato femminile e l’abolizione del celibato obbligatorio per i sacerdoti. L’assemblea di quest’anno sarà seguita da una seconda assemblea conclusiva a ottobre dell’anno prossimo.

“Sfruttare i deboli è peccato grave”

“Fratelli Cardinali, confratelli Vescovi e sacerdoti, religiose e religiosi, sorelle e fratelli”, ha detto il Papa, “a conclusione di questo tratto di cammino che abbiamo percorso, è importante guardare al “principio e fondamento” da cui tutto comincia e ricomincia: amare Dio con tutta la vita e amare il prossimo come sé stessi. Non le nostre strategie, non i calcoli umani, non le mode del mondo, ma amare Dio e il prossimo: ecco il cuore di tutto”.
“Non c’è amore di Dio senza coinvolgimento nella cura del prossimo, altrimenti si rischia il fariseismo”, ha detto ancora il Papa: “Magari abbiamo tante tante belle idee per riformare la Chiesa, ma ricordiamo: adorare Dio e amare i fratelli col suo amore, questa è la grande e perenne riforma. Essere Chiesa adoratrice e Chiesa del servizio, che lava i piedi all’umanità ferita, accompagna il cammino dei fragili, dei deboli e degli scartati, va con tenerezza incontro ai più poveri”. È "un peccato grave sfruttare i più deboli, un peccato grave che corrode la fraternità e devasta la società”, ha detto ancora Francesco: “Noi, discepoli di Gesù, vogliamo portare nel mondo un altro lievito, quello del Vangelo: Dio al primo posto e insieme a Lui coloro che Egli predilige, i poveri e i deboli. Questa è la Chiesa che siamo chiamati a sognare: una Chiesa serva di tutti, serva degli ultimi. Una Chiesa che non esige mai una pagella di “buona condotta”, ma accoglie, serve, ama, perdona. Una Chiesa dalle porte aperte che sia porto di misericordia”.

L’assemblea dell’anno prossimo

Oggi, ha sottolineato Bergoglio in riferimento all’assemblea dell’anno prossimo, “non vediamo il frutto completo di questo processo, ma con lungimiranza possiamo guardare all’orizzonte che si apre davanti a noi: il Signore ci guiderà e ci aiuterà ad essere Chiesa più sinodale e più missionaria, che adora Dio e serve le donne e gli uomini del nostro tempo, uscendo a portare a tutti la consolante gioia del Vangelo”.

Quel “sogno” del cardinal Martini

Nel corso dell’omelia il Papa ha citato, senza nominarlo espressamente, il cardinale gesuita Carlo Maria Martini (1927-2012), con il quale, quando era in vita, Bergoglio non aveva rapporti semplici: “La riprova che non sempre abbiamo la giusta idea di Dio è che talvolta siamo delusi: mi aspettavo questo, mi immaginavo che Dio si comportasse così, e invece mi sono sbagliato”, diceva il Martini citato dal Papa: “In tal modo ripercorriamo il sentiero dell’idolatria, volendo che il Signore agisca secondo l’immagine che ci siamo fatta di lui”. Ad un Sinodo del 1999 l’allora arcivescovo di Milano aveva parlato del “sogno” di “un confronto collegiale e autorevole tra tutti i vescovi su alcuni dei temi nodali emersi” dal Concilio vaticano II: proposta così esplosiva che fu censurata dal Vaticano. Oggi, un altro gesuita chiude la prima sessione di un Sinodo.

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