Sinodo, il Cardinale Hollerich: “Sui gay il catechismo si può cambiare. Il celibato dei preti? Meglio non obbligatorio”
di Iacopo Scaramuzzi“Qualche volta è bene camminare più lentamente così che tutti possono avanzare”. Il cardinale Jean-Claude Hollerich, gesuita relatore generale del Sinodo, nonché membro del C9, l’organismo dei nove porporati consiglieri del Papa, fa un bilancio positivo dell’assemblea di quattro settimane che si è appena conclusa in Vaticano. “Se noi non riusciamo a dare posti di responsabilità alle donne, tutto quello che diciamo sarà una menzogna”, afferma l’arcivescovo del Lussemburgo, secondo il quale in futuro sarebbe meglio lasciare ai preti la libertà di scegliere il celibato o meno, e si può cambiare il Catechismo sull’omosessualità.
Cosa dirà quando tornerà a Lussemburgo ai fedeli che le chiederanno: in quattro settimane cosa avete deciso?
“Dirò che non abbiamo deciso niente perché il Sinodo non decide, il Sinodo propone. E le vere proposte saranno l’anno prossimo. Ma siamo arrivati a un consenso ampio sul fatto che la Chiesa avanza nel tempo e per avanzare ha bisogno di strutture sinodali”.
…“Qualche volta è bene camminare più lentamente così che tutti possono avanzare”. Il cardinale Jean-Claude Hollerich, gesuita relatore generale del Sinodo, nonché membro del C9, l’organismo dei nove porporati consiglieri del Papa, fa un bilancio positivo dell’assemblea di quattro settimane che si è appena conclusa in Vaticano. “Se noi non riusciamo a dare posti di responsabilità alle donne, tutto quello che diciamo sarà una menzogna”, afferma l’arcivescovo del Lussemburgo, secondo il quale in futuro sarebbe meglio lasciare ai preti la libertà di scegliere il celibato o meno, e si può cambiare il Catechismo sull’omosessualità.
Cosa dirà quando tornerà a Lussemburgo ai fedeli che le chiederanno: in quattro settimane cosa avete deciso?
“Dirò che non abbiamo deciso niente perché il Sinodo non decide, il Sinodo propone. E le vere proposte saranno l’anno prossimo. Ma siamo arrivati a un consenso ampio sul fatto che la Chiesa avanza nel tempo e per avanzare ha bisogno di strutture sinodali”.
Cosa risponde a chi critica il Sinodo perché è stato “too little, to late”, ha ottenuto troppo poco e troppo tardi: lo Spirito santo a volte non chiede slanci audaci rischiando anche di lasciare qualcuno per strada?
“No, lo Spirito santo non rischia mai di lasciare qualcuno per strada, trova sempre vie per ciascuno. I cambiamenti non sono fine a se stessi, sono fatti per esprimere l’amore di Dio per ogni persona che vive su questa terra. Senza di questo si può cadere in un’ideologia di modernità. Non è ciò che vogliamo nel Sinodo: vogliamo una Chiesa che sia là dove la gente soffre, la dove la gente muore, la dove la gente vive e la dove la gente festeggia. Questo è il posto della Chiesa”.
E cosa risponde a chi rifiuta i cambiamenti, anche i più prudenti, perché teme il piano inclinato verso un crollo della dottrina?
“Se la dottrina non esprime l’atteggiamento di Gesù Cristo allora ha un problema, deve essere corretta: non nel fondo ma nell’atteggiamento. Come Chiesa dobbiamo essere pronti all’incontro con tutti, come dice il Papa, per mostrare il volto di Gesù che voleva incontrare tutti, perché tutti amava. Tale atteggiamento non è contro la dottrina ma fa capire la dottrina, perché una dottrina senza l’amore per gli uomini non è più capita, e non è più accettata dalla gente”.
Le donne sono il 50% del popolo di Dio ma le decisioni nella Chiesa vengono prese sempre da uomini; il Papa esclude il sacerdozio femminile; sul diaconato femminile, si vedrà. L’anno prossimo cosa può cambiare, concretamente, dal Sinodo?
“Se noi non riusciamo a dare posti di responsabilità alle donne tutto quello che diciamo sarà una menzogna. Quando padre Timothy Radcliffe ha iniziato il ritiro spirituale prima del sinodo ha detto: “Sono profondamente consapevole dei miei limiti personali: sono vecchio, bianco, occidentale, e sono un uomo – e non so quale sia peggiore!”. Noi vescovi siamo tutti uomini vecchi. A Lussemburgo una donna è responsabile per tutta la formazione, dei laici e dei sacerdoti, e lo fa meravigliosamente bene, io non potrei farlo così bene. Ho domandato a delle donne di predicare, fuori dalle messe: e la gente ne aveva sete! Dobbiamo trovare mezzi affinché le donne possano capire di essere non tollerate ma benvenute. Includere le donne non è solo una cosa giusta, ma la Chiesa ha bisogno che le donne partecipino ai processi decisionali”.
Il vescovo tedesco Franz-Joseph Overbeck ha raccontato di aver seppellito 300 sacerdoti e averne ordinati solo 15; ma anche in altri paesi c’è un calo delle vocazioni, i giovani non seguono gli insegnamenti della Chiesa, in Italia il numero di donne che non va in chiesa è ormai superiore a quello delle donne che vanno in Chiesa: come affrontare il futuro?
“Penso che non abbiamo capito bene le statistiche: le statistiche ci aiutano a pensare il futuro. E’ chiaro che il sistema delle parrocchie che abbiamo oggi in Europa non potrà esistere in futuro. Dobbiamo trovare altre forme, e tra non molti anni, ma non tutti lo hanno capito. E poi bisogna dire che abbiamo perso le donne. Spesso la visione della Chiesa sulla donna era che la donna stesse a casa, facesse da mangiare, obbediente al marito: forse ci sono famiglie che funzionano bene così, per i miei genitori era così, ed era molto bello, ma le giovani donne che io conosco oggi vogliono sposarsi con un uomo che aiuta a pulire la casa, aiuta con i figli, sono donne che vogliono lavorare. E forse le donne non trovano nella Chiesa un’immagine sufficiente per loro. Qualche volta penso che la Chiesa è troppo lontana dalla realtà umana che si vive nelle nostre società. Anche per questo è importante la sinodalità, la capacità di ascoltare. Non si può dire “ti amo ma non ti ascolto”. Bisogna ascoltare, ed essere pronti a cambiare idea”.
Quando una donna ha letto il Vangelo, al Sinodo, un delegato fraterno ortodosso ecumenico ha commentato: “Il Vangelo dovrebbe leggerlo un uomo”. E’ possibile avanzare senza guastare i rapporti ecumenici, in particolare con gli orientali?
“Sì. Anche gli orientali hanno donne che studiano teologia. Ogni donna, ogni uomo può leggere il Vangelo. Il battesimo delle donne ha la stessa validità del battesimo degli uomini. E io sono contento di poter sentire il Vangelo letto da una donna”.
I fedeli lgbtq si sentono offesi dal catechismo che afferma che gli atti di omosessualità “sono intrinsecamente disordinati” e che “le persone omosessuali sono chiamate alla castità”; ma nel Sinodo c’è anche chi non vuole sentire parlare di cambiamenti; il catechismo può essere modificato?
“Il catechismo è stato modificato da papa Francesco sulla pena di morte: c’è sempre questa possibilità. Nelle recenti risposte ai cardinali dei “dubia” il Papa dice che le coppie possono essere benedette: e se possono essere benedette vuol dire che forse parlare di male intrinseco non è l’espressione giusta… Io nel mio apostolato ho incontrato coppie di uomini e coppie di donne e sono rimasto ammirato dall’amore profondo che vivono”.
Si può immaginare di replicare il metodo sinodale ad ogni livello della Chiesa, dal consiglio parrocchiale in su, con assemblee aperte ai laici che votano le decisioni, facendo salva una sorta di diritto di veto del pastore (il parroco, il vescovo, il Papa)?
“La Chiesa non è sinodale solo a livello dei vescovi, deve essere tutta sinodale. A cominciare dai consigli pastorali delle parrocchie, che non sono fatti per seguire quello che dice il parroco, ma sono una fonte di idee e di esperienza. Se voglio ascoltare lo Spirito santo devo anche ascoltare le mie sorelle e in miei fratelli”.
Sul celibato obbligatorio secondo lei cambierà qualcosa nel corso dei prossimi anni o le divergenze impediranno qualsiasi cambiamento?
“Non lo so, ma io ho conosciuto dei giovani che sarebbero veramente interessati a diventare sacerdote, ma hanno una ragazza. Oggi non è come in passato: quando io ero giovane ho adorato da lontano… Inoltre spesso noi sacerdoti non diamo una bella testimonianza del celibato per il regno di Dio: alcuni stressati, altri con problemi con l’alcol, non danno l’impressione di essere felici. Va detto che ci sono anche sacerdoti molto bravi. Ma forse lasciare la libertà sarebbe meglio”.
Al Sinodo erano presenti tutte le culture: “Quanto sembra normale per un vescovo di un continente, può risultare strano, quasi come uno scandalo – quasi! – per il vescovo di un altro continente”, disse il Papa già al sinodo del 2015: come se ne esce? Si può immaginare un po’ di devolution alle Chiese locali senza finire con la frattura della Comunione anglicana?
“Penso che sia chiaro che le Chiese locali, continentali o regionali, debbano avere più potestà decisionale, ma naturalmente c’è sempre il ministero di Pietro che è garante dell’unità. In questo Sinodo siamo riusciti a farlo, perché siamo riusciti ad avere un testo votato alla fine da una grande maggioranza. Non c’è stata la polarizzazione che troviamo nella società ma anche nella Chiesa. Credo che la sinodalità sia una buona medicina contro le polarizzazioni nella Chiesa”.