Il lungo inverno che condannò i dinosauri. Una coltre di polvere portò il gelo e fermò la vita per 15 anni
di Matteo MariniI ricercatori Walter Alvarez e Robert DePalma nel luogo della scoperta della “Pompei dei dinosauri” in North Dakota
Prima l’inferno: quando un asteroide grande quanto l’Everest centrò in pieno il nostro Pianeta; una pioggia di fuoco, un’onda d’urto e uno tsunami distrussero tutto per migliaia di chilometri. Poi un lungo inverno durato qualcosa come 15 anni, in cui la Terra e gli esseri viventi che la abitavano soffrirono il gelo dell’ombra, quello di una coltre spessa fermò i raggi solari che impedì addirittura la fotosintesi delle piante. Al racconto della grande estinzione di massa del Cretaceo-Paleogene, quella che vide la fine del “regno” dei dinosauri, 66 milioni di anni fa, assieme al 75 per cento delle specie viventi, si aggiungono nuovi dettagli. In questo caso, la coltre di polveri sollevate in atmosfera da uno degli impatti più violenti nella storia del Pianeta.
Un inverno lungo 15 anni
Che all’origine di tutto ci sia stato un asteroide, ormai, quasi nessuno lo mette in dubbio. Quello che è accaduto dopo però è ancora tema di studio. Il solo impatto anche con un meteorite così grande (dia…
Prima l’inferno: quando un asteroide grande quanto l’Everest centrò in pieno il nostro Pianeta; una pioggia di fuoco, un’onda d’urto e uno tsunami distrussero tutto per migliaia di chilometri. Poi un lungo inverno durato qualcosa come 15 anni, in cui la Terra e gli esseri viventi che la abitavano soffrirono il gelo dell’ombra, quello di una coltre spessa fermò i raggi solari che impedì addirittura la fotosintesi delle piante. Al racconto della grande estinzione di massa del Cretaceo-Paleogene, quella che vide la fine del “regno” dei dinosauri, 66 milioni di anni fa, assieme al 75 per cento delle specie viventi, si aggiungono nuovi dettagli. In questo caso, la coltre di polveri sollevate in atmosfera da uno degli impatti più violenti nella storia del Pianeta.
Un inverno lungo 15 anni
Che all’origine di tutto ci sia stato un asteroide, ormai, quasi nessuno lo mette in dubbio. Quello che è accaduto dopo però è ancora tema di studio. Il solo impatto anche con un meteorite così grande (diametro stimato: dieci chilometri), e le immediate conseguenze non avrebbe potuto sterminare tre quarti degli esseri viventi. Fu il freddo che scese come una cupola di piombo a fare il resto. Un recente studio pubblicato su Nature geoscience stima come la maggior parte della vita sia stata stretta in una morsa invernale. Il meccanismo è simile a quello che accade con grandi eruzioni vulcaniche: aerosol e composti sulfurei stendono una coltre che scherma l’energia, il calore, che proviene dal Sole. Accadde tutto nello spazio di pochi giorni e iniziò così un inverno lungo tre lustri.
Secondo le simulazioni, appena cinque giorni dopo l’impatto, la Terra fu completamente avvolta dalla coltre di polveri - Credits: Cem Berk Senel
Secondo il team di scienziati belgi, olandesi e britannici, però, è soprattutto alle polveri che va attribuita l’influenza maggiore. La nube sarebbe stata composta per il 75% proprio da silicati, per il 25% da zolfo e per l’1% dalla fuliggine degli incendi innescati dalla pioggia infuocata in tutto il globo: “Le nuove simulazioni paleoclimatiche mostrano che un tale volume di polvere di silicato di dimensioni micrometriche potrebbe essere rimasto nell'atmosfera fino a 15 anni dopo l'evento - spiega Cem Berk Senel del Royal observatory of Belgium, primo autore della ricerca - contribuendo al raffreddamento globale della superficie terrestre di ben 15 °C nel periodo iniziale successivo all'impatto”.
Nuove rivelazioni dalla “Pompei dei dinosauri”
Nel 2019 Robert Depalma, uno degli autori dello studio attuale, aveva pubblicato il ritrovamento di una “Pompei dei dinosauri”. Un deposito di resti che risaliva ai momenti immediatamente successivi all’impatto del meteorite, in Nord Dakota. Ammassati uno sull’altro c’erano le carcasse fossilizzate di mammiferi e dinosauri, oltre a insetti, cefalopodi e microrganismi marini, mischiati a resti di vegetazione in quello che doveva essere stato un evento catastrofico, a 3.000 chilometri dalla zona dell’impatto.
Ed è proprio in quella zona che i ricercatori sono tornati a cercare prove di ciò che successe immediatamente dopo. Trovando in resti di polvere di silicati. Secondo le simulazioni, le dimensioni delle particelle (0,8-8 micrometri) lasciano supporre che possano essere rimaste sospese nell’alta atmosfera per circa 15 anni e fossero quelle a far scendere la “notte” sul mondo (e non lo zolfo, che comunque diede il suo contributo, come accade per le eruzioni vulcaniche ). Un blackout che ebbe forse l’effetto più catastrofico, fermando uno dei processi alla base della vita sulla Terra: la fotosintesi delle piante. “I cambiamenti simulati nella radiazione solare attiva fotosintetica supportano un arresto della fotosintesi indotto dalla polvere per quasi 2 anni dopo l'impatto - si legge ancora nello studio - insieme ai contributi aggiuntivi di raffreddamento da parte della fuliggine e dello zolfo, ciò è coerente con il crollo catastrofico della produttività primaria all'indomani dell'impatto di Chicxulub”.
La teoria dell’asteroide ‘nato’ in Italia
Il ricercatore che per primo propose l’impatto di un asteroide per spiegare la grande estinzione del Cretaceo-Paleogene, ebbe in Italia questa intuizione. Walter Alvarez, all’epoca professore proprio a Berkeley, era in Umbria assieme al figlio (anche lui ricercatore) dove notò su una parete di roccia una riga nera di Iridio. La datazione certificò che era antica di circa 65 milioni di anni. Da lì nacque la teoria, confermata poi da successivi rilievi: l’iridio è infatti un elemento raro sulla Terra ma molto presente negli asteroidi. L’anomalia dell’iridio, con la stessa datazione, è stata poi trovata in molti luoghi in tutto il mondo.