Le mani della destra sui Parchi italiani, non conta la competenza. Così il governo riduce le aree protette e le affida a neofascisti e cacciatori
di Corrado ZuninoIl Parco nazionale di Pantelleria. Il suo commissario è il giornalista Italo Cucci
ROMA – La comunità internazionale chiede all’Italia di allargare le aree protette, in terra e in mare. Serve per il riscaldamento globale, e a vivere meglio tutti. Il Governo Meloni, attraverso la mano del ministro nuclearista Gilberto Pichetto Fratin e di alcune regioni alleate, le riduce. La Conferenza di Montreal, Cop 15 di dicembre 2022, ha firmato il cosiddetto documento “Trenta Trenta”: sancisce che in ogni Paese i territori protetti dovrebbero essere un terzo del totale e un terzo i mari all’interno di una riserva. In verità, solo il 21 per cento della nostra nazione è sotto tutela e soltanto il 16 per cento delle acque salate. Lo hanno firmato, quel documento, anche 193 municipi italiani.
Solo tre Comuni per il “Portofino”
Bene, che fa Pichetto Fratin di fronte alle indicazioni internazionali poggiate su chiare evidenze scientifiche? Si allea con il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, post-berlusconiano con ambizioni nazionali, e respinge – questo è accaduto …
ROMA – La comunità internazionale chiede all’Italia di allargare le aree protette, in terra e in mare. Serve per il riscaldamento globale, e a vivere meglio tutti. Il Governo Meloni, attraverso la mano del ministro nuclearista Gilberto Pichetto Fratin e di alcune regioni alleate, le riduce. La Conferenza di Montreal, Cop 15 di dicembre 2022, ha firmato il cosiddetto documento “Trenta Trenta”: sancisce che in ogni Paese i territori protetti dovrebbero essere un terzo del totale e un terzo i mari all’interno di una riserva. In verità, solo il 21 per cento della nostra nazione è sotto tutela e soltanto il 16 per cento delle acque salate. Lo hanno firmato, quel documento, anche 193 municipi italiani.
Solo tre Comuni per il “Portofino”
Bene, che fa Pichetto Fratin di fronte alle indicazioni internazionali poggiate su chiare evidenze scientifiche? Si allea con il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, post-berlusconiano con ambizioni nazionali, e respinge – questo è accaduto all’inizio di agosto – il decreto ministeriale che avrebbe allargato lo straordinario Parco regionale di Portofino a undici comuni. Oggi sono tre: Portofino, appunto, Camogli e Santa Margherita Ligure. E tre resteranno. Il Decreto Cingolani, ministro della Transizione energetica del Governo Draghi, avrebbe portato nell’alveo protetto aree pregiate del Chiavarese (la Pineta che porta al Santuario delle Grazie) e di Rapallo (Santuario di Montallegro), quindi il Comune di Recco e l’incantevole Zoagli, seconda casa del presidente del Senato Ignazio La Russa. Il decreto avrebbe quintuplicato – da 1.056 a 5.363 – gli ettari sotto tutela. Niente, troppe protezioni, vincoli stringenti. Spinto dalla Lega e dal Comune di Rapallo, la prima città ad aver storicamente abbracciato la logica del consumo di suolo nel Tigullio (“rapallizzazione”, coniò Giorgio Bocca), il governatore Toti ha mantenuto l’area protetta solo in tre comuni, aggiungendo 700 ettari di macchia mediterranea a un parco che, vista la limitatezza della superficie, fatica a garantire i corridoi di passaggio per le specie autoctone.
Costruttori locali e cacciatori ossessionati dall’abbattimento, ancora possibile, dei cinghiali, applaudono. Le indicazioni scientifiche di Ispra, l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale che chiedeva in nome della biodiversità di collegare l’area del Parco di Portofino con il Levante di Genova, sono passate inosservate. Una regola con questo governo.
Pantelleria e l’ex direttore del Corriere Sport
Sono 25 i Parchi nazionali in Italia e il ministro Gilberto Pichetto Fratin, quello della liberalizzazione della caccia alla selvaggina e degli spari possibili nelle aree umide, giusto per seguire le indicazioni mondiali sulla conservazione dei parchi sta sistemando la crème degli studiosi e dei manager ambientali alla loro guida. Per esempio, lo scorso 17 agosto ha nominato commissario del Parco di Pantelleria, poco più di 6.000 ettari, l’ultimo istituito in ordine di tempo, il giornalista Italo Cucci, 84 anni. Con quale curriculum si è meritato il posto? La direzione del Corriere dello Sport Stadio e anche del Guerin sportivo, la partecipazione da cronista a dodici mondiali di calcio e sei Olimpiadi e la residenza sull’isola siciliana dal 1989. Tutto questo gli ha garantito “una qualificata esperienza in campo ambientale”. Cucci, che si dichiara “un anarchico di destra”, confessa di non capire molto sia di ecosistemi che di amministrazione pubblica e regala, interrogato, ironie sul cambiamento climatico degne di un negazionista: “Ora va di moda il caldo, tra un po’ andrà di moda il freddo”. Decisiva è stata la sua lunga frequentazione del sottosegretario Claudio Barbaro, presidente senza limiti di mandato dell’Asi, l’Associazione sportiva della destra post-missina. Cucci ne ha diretto la rivista, Il primato.
Coccorullo, senza competenze, al Cilento
Sul Parco del Cilento, Valle Diano e Alburni, il secondo per grandezza nel Paese, la destra ha mostrato l’ampio portafoglio di teste pensanti a cui rivolgersi in campo ambientale. Contro la volontà del presidente della Campania Vincenzo De Luca, il ministro Pichetto Fratin a fine aprile ha nominato presidente del parco un ex ragioniere ed ex cameriere, più di recente impegnato nella riscossione del diritto d’autore per conto della Siae durante le fiere: Giuseppe Coccorullo. Uomo di esperienza dell’Alleanza nazionale campana, sui parchi ha competenze zero. E si è già attivato per arrestare la discesa di cinghiali e lupi verso i centri abitati.
"Morirò fascista”. Commissario ai Castelli
E’ un acerrimo e dichiarato neofascista il commissario straordinario del Parco regionale dei Castelli romani, sfregiato dalle costruzioni e dalle discariche. Nominato il 30 agosto scorso, l’estremista Ivan Boccali – “sono nato e morirò fascista” – a proposito degli insediamenti urbani all’interno dell’area protetta ha fatto sapere: “I cittadini non devono vedere il parco come un ostacolo al loro sviluppo abitativo. Devono aver pazienza, cambieremo le regole, sto dicendo agli uffici di dare il nulla osta agli insediamenti là dove possibile”.
Ed è un acerrimo cacciatore, invece, il direttore del Parco delle Orobie bergamasche. In carica da febbraio, Davide Brumana si definisce "un appassionato capannista abilitato agli ungulati". Sta per “capanno di appostamento” e significa che come cacciatore può tirare sugli odiati cinghiali.
Tre parchi commissariati
Ci sono tre Parchi commissariati, sui venticinque nazionali. Pantelleria, abbiamo visto con Cucci commissario, il piccolo Asinara, 5.170 ettari in Sardegna, e il Parco nazionale del Circeo. Quest’ultimo, tra l’altro, non ha il direttore da tre anni, e da tre governi. La prolungata assenza dipende ancora da Claudio Barbaro. Al sottosegretario della destra sociale non piace nessuno della terna da cui si dovrebbe estrarre il nome finale. Tutto è fermo, e alla struttura già mancano cinque dipendenti. Al Parco nazionale della Maddalena, infine, mancano sia il presidente che il direttore.
Gran Paradiso, i comuni contro il leghista
Sulla nomina di Mauro Durbano alla guida del Parco nazionale del Gran Paradiso, il più vecchio d’Italia (è stato istituito nel 1922, a cavallo tra Piemonte e Valle D’Aosta), non c’è pace. Qui non è una questione di competenze, l’uomo è un laureato in Geografia per lo sviluppo e le risorse paesistiche. Preciso per il lavoro. Piuttosto di rappresentatività. Durbano, indicato dalla Regione Piemonte su pressione della Lega, è stato vicesindaco di Ceresole Reale e il suo comune si è esposto per candidarlo insieme ad altri due municipi e al presidente dell’Unione montana, “in rappresentanza dei tre quarti degli abitanti del Parco”. Il restante quarto, tuttavia, si è ribellato, e vuole rimettere in discussione l’indicazione regionale.
A proposito di restrizione delle aree sotto tutela, la giunta (di centrodestra) della Regione Abruzzo ha provato ad avviare una riduzione del perimetro del Parco regionale Sirente Velino, poi fermata dalla Corte di Cassazione.
Il Pd chiede due nuove aree protette
"La politica di questo esecutivo sui Parchi è sbagliata e dannosa, dobbiamo aggiungere all’esistente 2,7 milioni di ettari protetti, come da indicazioni della Conferenza di Montreal”, dice Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente alla Camera. “Le aree tutelate possono diventare fonte di sviluppo economico e avvicinare scienziati e ricercatori. Per i parchi, nazionali e regionali, servono presidenti e direttori adeguati al ruolo, serve difendere le biodiversità e costruire rapporti stretti con i territori. Agli Enti Parco bisogna dare risorse per assumere personale specializzato e alcune strutture, già oggi, presentano avanzi di bilancio che devono essere impiegati nello sviluppo”.
Il Pd ha formalizzato una doppia proposta (parlamentari Gribaudo e Barbagallo, rispettivamente) per istituire due nuove aree protette nazionali. Il Parco delle Alpi Marittime sarebbe il primo transfrontaliero, crescendo tra Piemonte e Francia. E’ il nipote naturale della riserva di caccia di metà Ottocento di re Vittorio Emanuele II. La seconda proposta di legge riguarda il Parco dell’Etna (o dei Monti Iblei).