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Le nuove vie dei migranti meno sbarchi da Tunisi in piroga verso le Canarie

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A ottobre arrivi ridotti in Italia, ora sotto pressione c’è la Spagna. E riprendono le partenze dalla Libia con i subsahariani portati dalla Tunisia
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Roma — Quindicimila migranti in un mese alle Canarie non si erano mai visti. Eppure tanti ne sono arrivati a bordo di vecchie piroghe partite dalle coste del Senegal nel solo mese di ottobre. Nelle stesse settimane in cui, per la prima volta da maggio, il cruscotto degli sbarchi in Italia ha evidenziato il segno meno, con poco più di 10.000 arrivi contro i 13.500 dello stesso periodo del 2022. A frenare le traversate in partenza dalla Tunisia dopo un’estate in cui migliaia di barchini di metallo hanno preso d’assalto Lampedusa.

Il sistema dei vasi comunicanti

È il sistema dei vasi comunicanti che regola da sempre i flussi migratori: quando una rotta si contrae ( in questo caso quella tunisina), altre si intensificano: e l’analisi degli arrivi di ottobre rivela una ripresa delle partenze dalla Libia verso l’Italia con grossi pescherecci di 4-500 persone. La joint-venture di trafficanti libico-tunisini avrebbe dunque ripreso a spostare verso le spiagge di Zwara e Sabratha i migranti g…

Roma — Quindicimila migranti in un mese alle Canarie non si erano mai visti. Eppure tanti ne sono arrivati a bordo di vecchie piroghe partite dalle coste del Senegal nel solo mese di ottobre. Nelle stesse settimane in cui, per la prima volta da maggio, il cruscotto degli sbarchi in Italia ha evidenziato il segno meno, con poco più di 10.000 arrivi contro i 13.500 dello stesso periodo del 2022. A frenare le traversate in partenza dalla Tunisia dopo un’estate in cui migliaia di barchini di metallo hanno preso d’assalto Lampedusa.

Il sistema dei vasi comunicanti

È il sistema dei vasi comunicanti che regola da sempre i flussi migratori: quando una rotta si contrae ( in questo caso quella tunisina), altre si intensificano: e l’analisi degli arrivi di ottobre rivela una ripresa delle partenze dalla Libia verso l’Italia con grossi pescherecci di 4-500 persone. La joint-venture di trafficanti libico-tunisini avrebbe dunque ripreso a spostare verso le spiagge di Zwara e Sabratha i migranti già portati in Tunisia. E, secondo indiscrezioni raccolte dagli osservatori, persino i migranti intercettati in mare dai guardiacoste tunisini sarebbero finiti nei centri di detenzione libici.

E poi l’inedito exploit delle traversate in piroga verso le Canarie dove ad ottobre, con 15.729 arrivi, sono sbarcati più della metà dei migranti arrivati nelle isole spagnole in tutto il 2023 (30.705).

Funziona l’accordo con la Tunisia?

Un dato che, ovviamente, il governo Meloni accoglie con un sospiro di sollievo e la speranza che i contestati e tribolati accordi con il presidente tunisino Saied stiano finalmente dando gli esiti da loro sperati. Non a caso il ministre dell’Interno Matteo Piantedosi rilancia sui suoi social il dato dell’ultima settimana: «Massiccia operazione contro l’immigrazione clandestina. In pochi giorni, sono stati sventati 46 tentativi di partenze dalla Tunisia. Le autorità hanno intercettato 797 persone via mare e impedito 146 ingressi illegali via terra. In totale, sono stati 2248 gli stranieri fermati».

La Tunisia spinge i migranti verso la Libia

Dunque, non ci sono solo i pattugliamenti a singhiozzo della guardia costiera nel tratto di costa tra Sfax e le isole Kerkennah da dove partono i barchini di metallo, ma anche gli annunciati controlli lungo il confine sud della Tunisia, quello attraversato dalle carovane di migranti rastrellati dai trafficanti nei Paesi del Sahel e consegnati agli scafisti in attesa del momento buono per la partenza in mare verso la Lampedusa. Da qui, probabilmente, l’improvvisa deviazione della prima tratta del viaggio dei migranti ( quella di terra) verso il Senegal dove le flotte di pescatori, ormai stremati dalla crisi economica, si sono rapidamente trasformati in trafficanti di uomini mettendo a disposizione delle organizzazioni criminali decine di vecchie piroghe in legno, capaci di ospitare fino a 200 persone, che vengono fatte partire verso le Canarie.

Di Giacomo (Oim): “ Preoccupati per i morti sull’oceano”

«C’è stato un evidente rallentamento degli sbarchi dalla Tunisia - conferma Flavio Di Giacomo, portavoce di Oim - e, diversamente da come successo per tutta l’estate, quei pochi che sono arrivati a Lampedusa nelle ultime settimane erano quasi tutti tunisini e non più subsahariani. Così come tunisini erano gli occupanti del piccolo peschereccio naufragato qualche giorno fa sulla spiaggia di Selinunte. Allo stesso tempo notiamo un nuovo aumento delle partenza dalla Libia, da Zwara e da Sabratha, egiziani, pachistani e di nuovo tanti siriani, tante famiglie e tante persone con disabilità che vengono in Europa per farsi curare. La ripresa della rotta sulle Canarie ci preoccupa molto anche per la sua pericolosità; contiamo già 530 morti ma potrebbero essere molti di più e lì non ci sono navi di soccorso».

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