Tuoni e fulmini, anzi cielo sereno. Com’è variabile il meteo sul cellulare
di Elena DusiUna nuvola con la goccia sullo schermo del cellulare. Il terreno asciutto nel tempo reale. È una discrepanza ben nota a chi usa le app meteo per i cellulari. Anche se domani, in piena perturbazione, un po’ tutti prevedono pioggia, la settimana scorsa venti forti e nuvole veloci hanno reso il clima mutevole, spiazzando chi ha consultato le previsioni del telefono.
I meteorologi sbagliano? Non è detto in realtà che dietro alle 10 mila app per cellulari dedicate al tempo (seconde solo ai giochi) ci siano sempre dei meteorologi. E non esiste nemmeno un metodo per valutare l’accuratezza delle previsioni, che resta solo questione di percezione.
Le previsioni oggi non nascono guardando il cielo, ma dal processore di un computer. «Si usano modelli informatici» spiega Bernardo Gozzini, direttore del Lamma di Firenze (Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale di Regione Toscana e Cnr). «Il programma prende i dati atmosferici, li elabora e fornisce la prima base per le previsioni, ch…
Una nuvola con la goccia sullo schermo del cellulare. Il terreno asciutto nel tempo reale. È una discrepanza ben nota a chi usa le app meteo per i cellulari. Anche se domani, in piena perturbazione, un po’ tutti prevedono pioggia, la settimana scorsa venti forti e nuvole veloci hanno reso il clima mutevole, spiazzando chi ha consultato le previsioni del telefono.
I meteorologi sbagliano? Non è detto in realtà che dietro alle 10 mila app per cellulari dedicate al tempo (seconde solo ai giochi) ci siano sempre dei meteorologi. E non esiste nemmeno un metodo per valutare l’accuratezza delle previsioni, che resta solo questione di percezione.
Le previsioni oggi non nascono guardando il cielo, ma dal processore di un computer. «Si usano modelli informatici» spiega Bernardo Gozzini, direttore del Lamma di Firenze (Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale di Regione Toscana e Cnr). «Il programma prende i dati atmosferici, li elabora e fornisce la prima base per le previsioni, che i meteorologi andranno poi ad affinare. Ci sono modelli open source, scaricabili gratuitamente».
Chiunque, con una base informatica e una discreta competenza meteorologica può insomma gettarsi in un business da 1,4 miliardi di dollari. Da qui il numero esorbitante di app. Tutte le grandi aziende informatiche hanno messo a punto il loro programma per prevedere il tempo, da Google a Ibm, da Huawei ad Apple. Sono le app installate di default sui telefoni, anche se alcuni si affidano alla tv Usa Weather Channel.
«In Italia non esiste un ordine dei meteorologi. Chiunque può improvvisarsi e fare previsioni» spiega Dino Zardi, che insegna fisica dell’atmosfera all’università di Trento e presiede l’Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e della meteorologia (Aisam). «Diverso è il discorso delle allerte della Protezione Civile. Lì esistono criteri rigorosi. Non basta dire se pioverà o no, bisogna prevedere quanti millimetri all’ora cadranno e dove».
Le previsioni più accurate sono quelle che partono da dati più ricchi, hanno algoritmi migliori e vengono affinate dai meteorologi. I dati di partenza, usati per alimentare i modelli informatici, vengono forniti gratuitamente dal servizio americano Gfs (Global Forecast System) e dall’europeo Ecmwf (European Centre for Medium Range Weather Forecasts), che invece fa pagare quasi tutte le sue informazioni.
L’Ecmwf ha iniziato una collaborazione con la cinese Huawei per sperimentare l’intelligenza artificiale. Anziché analizzare i dati atmosferici del momento, il nuovo metodo usa la massa di statistiche degli anni passati per ricostruire il clima tipico di un luogo.
Quando l’intelligenza artificiale sarà matura spazzerà probabilmente via le 10 mila app che usiamo oggi, ma Zardi invita alla cautela: «Ricostruire il clima tipico di un luogo basandoci sulle statistiche del passato ci interessa poco. A creare più danni sono gli eventi rari e inusuali, per i quali l’intelligenza artificiale è meno preparata».
Oggi la maggior parte dei telefoni usa le mappe del Gfs americano — gratuite — anche per l’Italia. «Il nostro però è un Paese ostico per la meteorologia» commenta Gozzini. «Due catene montuose, vallate interne, orografie articolate. Le mappe generate dai computer hanno bisogno della rielaborazione di un esperto che conosca il clima locale».
Il meteorologo Mattia Gussoni è incaricato di affinare i modelli informatici per il servizio privato ilmeteo.it (che fornisce le previsioni anche a Repubblica). «Prima del 2000 le uniche fonti erano l’Aeronautica Militare e la Rai. Poi sono nati anche i servizi privati. Noi siamo stati fra i primi a partire, nel 2000. Usiamo un modello informatico messo a punto al nostro interno. Nello staff abbiamo una decina di informatici e 4 o 5 meteorologi».
L’ingresso dei privati e della pubblicità nella meteorologia non viene visto dagli esperti con favore. «L’asticella si è molto abbassata» lamenta Paolo Sottocorona, meteorologo per la tv La7, che consiglia come riconoscere una buona app: «Se è troppo precisa, garantisce previsioni ora per ora e per ogni quartiere, dovrebbe insospettirci. Nessun servizio meteo può scendere così nei dettagli. Anche le previsioni superiori a 5, diciamo anche 7 giorni, finiscono per essere un tiro ai dadi».
Federica Zabini dell’Istituto di bioeconomia del Cnr ha analizzato la percezione degli utenti delle app meteo: «La prevalenza di icone e grafici e l’assenza di informazioni testuali di contesto fanno pensare a un’informazione certa. Le previsioni invece usano la lingua della probabilità, questo aspetto si perde spesso»..
Dei cellulari, insomma, i meteorologi sono i primi a non fidarsi. Per questo li usano poco. Sottocorona si affida all’Aeronautica, per la quale ha lavorato, anche se le icone ormai dominano anche lì. La sua fonte principale però, (come per Zardi, che non ha app) sono le mappe professionali di Ecmwf e Gfs. Gozzini è fedele al Lamma, che valuta ex post il lavoro dei suoi meteorologi e dà un voto all’accuratezza delle previsioni.
«Quel che manca all’Italia — riflette Zardi — è un servizio meteorologico nazionale. Quasi tutti i Paesi ne dispongono. Noi abbiamo l’Aeronautica, che è però un’istituzione militare. Il campo civile ha esigenze diverse: agricoltura, trasporti, edilizia, inquinamento. La legge ha affidato questo ruolo all’agenzia ItaliaMeteo, che però fatica a decollare. Non è difficile capire perché. Le previsioni muovono interessi enormi, nessuno desidera un nuovo servizio pubblico e gratuito».