L’enorme tempesta Ciaran sta allagando mezza Europa quando una propaggine si dirige verso sud. Si incanala tra Corsica e Liguria e nella strettoia acquista velocità, con venti a 100 chilometri l’ora. Nel Mar Ligure incontra una pressione ancora più bassa — da 980 a 950 ettopascal — e assorbe l’acqua che evapora dal golfo ligure a 24,3° (la media di ottobre) è 22,8°). Il fronte temporalesco tocca terra sopra Pisa, batte la costa con onde di 6 metri e la inonda con 200 millimetri di acqua in 24 ore: l’equivalente della pioggia dell’intero novembre, il dato più alto di 50 anni in Toscana.
Il fronte dei temporali cerca a quel punto di scivolare verso est, ma come ha ricostruito il consorzio Lamma di Firenze (il Laboratorio di monitoraggio ambientale gestito da Regione Tos…
L’enorme tempesta Ciaran sta allagando mezza Europa quando una propaggine si dirige verso sud. Si incanala tra Corsica e Liguria e nella strettoia acquista velocità, con venti a 100 chilometri l’ora. Nel Mar Ligure incontra una pressione ancora più bassa — da 980 a 950 ettopascal — e assorbe l’acqua che evapora dal golfo ligure a 24,3° (la media di ottobre) è 22,8°). Il fronte temporalesco tocca terra sopra Pisa, batte la costa con onde di 6 metri e la inonda con 200 millimetri di acqua in 24 ore: l’equivalente della pioggia dell’intero novembre, il dato più alto di 50 anni in Toscana.
Il fronte dei temporali cerca a quel punto di scivolare verso est, ma come ha ricostruito il consorzio Lamma di Firenze (il Laboratorio di monitoraggio ambientale gestito da Regione Toscana e Cnr) si ritrova incastrato fra scirocco e libeccio (venti da sudest e sudovest, uno portato dalla perturbazione, l’altro che soffiava già prima). «Invece di durare un’ora e mezza come nelle nostre previsioni, i temporali sono andati avanti 5 ore» dice Bernardo Gozzini, direttore del Lamma. «Le temperature del mare hanno giocato un ruolo importante» per Marcello Miglietta dell’Istituto di scienza dell’atmosfera e del clima del Cnr. «Il travaso di energia dall’acqua calda del mare all’atmosfera ha contribuito a precipitazioni così intense».
Marche settembre 2022, Emilia Romagna maggio 2023 e ora Toscana. «Non possiamo tracciare una linea di causa-effetto tra il cambiamento climatico e ciascuna alluvione. Ma la statistica ormai parla chiaro. Si tratta di fenomeni sempre più frequenti» spiega Carlo Cacciamani, che ha diretto i meteorologi della Protezione Civile fino al 2020 e ora coordina l’agenzia pubblica nazionale ItaliaMeteo. Neanche oggi è mancata la polemica sulle previsioni, che si sarebbero fermate all’allerta arancione invece di raggiungere il rosso. «L’arancione è già un’allerta importante. Contempla danni estesi e l’eventuale perdita di vite umane» spiega Cacciamani. Per oggi in ogni caso la Protezione Civile ha colorato di rosso parte del Veneto e il Friuli e di arancione il resto del Nordest. Nuove piogge forti insisteranno su fiumi già colmi. «La perturbazione non è finita» dice Cacciamani preoccupato. «Con il rischio aggiuntivo che pioverà sul bagnato».
La tempesta toscana di ieri è stata per Gozzini «una linea temporalesca insolita, difficile da prevedere con i nostri modelli meteorologici». Ha portato un picco di 83 millimetri di pioggia in due ore a Montopoli, vicino Pisa, eppure ha stupito Cacciamani fino a un certo punto. «A novembre questi eventi accadono: l’alluvione di Firenze del 1966, la piena del Po del 1994 e all’alluvione del 2000, avvenuta poco prima, a metà ottobre. La circolazione dell’atmosfera di questi giorni è tipica dell’autunno. A stupirmi di più è stata l’alluvione di maggio in Emilia Romagna: 600 millimetri in 10 giorni e piogge sostenute per 36 ore. Era dal 1939 che in quel mese non si vedevano precipitazioni simili. Tanta acqua è caduta su terreni induriti dalla siccità, incapaci di assorbirla».
Le scene dall’alto dei campi trasformati in piscine oggi in Toscana ricordano l’Emilia Romagna, dove pure le previsioni furono rispettate. «Più particolare fu il caso delle Marche: un nubifragio tanto intenso quanto circoscritto nel tempo e nello spazio. Nel giro di pochi chilometri e in 6-7 ore vennero giù 500 millimetri d’acqua» ricorda il direttore di ItaliaMeteo. L’impossibilità di prevedere fenomeni così improvvisi, i letti dei fiumi induriti e ingombri e alcuni comuni densamente popolati a soffocare i corsi d’acqua sfociarono in una tragedia costata 13 vite.
Nella loro diversità, le ultime tre catastrofi meteorologiche d’Italia sono unite da un filo rosso: «Il cambiamento climatico ha un effetto importante sulle precipitazioni» spiega Cacciamani. «Un’atmosfera più calda riesce a contenere più vapore acqueo prima di saturarsi. È normale termodinamica: le nubi hanno un serbatoio più grande e quindi più acqua da rovesciare. Lo ripetiamo a ogni alluvione, ma sembra che il rischio non venga percepito. Oggi abbiamo un’auto che corre più veloce e rischia più incidenti. Che aspettiamo a metterci cinture più robuste?»