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Addio a Gianfranco, veterano della Brigata Ebraica: un anno fa il commovente incontro con l’altro centenario Harry Shindler

Iacobacci era imbarcato sull’Amerigo Vespucci prima dell’Armistizio, poi si arruolò come volontario (da cattolico) nel corpo inquadrato nell’esercito inglese. La tragedia del fratello combattente della Decima Mas
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Se ne è andato anche Gianfranco. Si è addormentato e non ha più aperto gli occhi. Quegli occhi che avevano visto oltre 101 anni di piccola e grande storia del nostro Paese. Gianfranco Iacobacci se ne è andato meno di un anno dopo Harry Shindler, veterano dell’esercito inglese, ultimo reduce dello sbarco di Anzio, morto ultracentenario anche lui nel febbraio scorso. Repubblica li aveva fatti incontrare nel luglio del 2022 nella residenza romana dell’ambasciatore britannico: due testimoni diretti del ‘secolo breve’ e delle sue immani tragedie che, purtroppo, il mondo sta ostinatamente provando a ripetere. “Mai più una guerra, si disse nel 1918 – avvertiva sempre Harry – ma vent’anni dopo precipitammo di nuovo in un baratro ancora più profondo”.

Nel giorno dell’Armistizio Iacobacci era imbarcato sull’Amerigo Vespucci, la nave scuola degli ufficiali della Marina, nel 1944 tornò a Roma liberata. Il fratello Augusto, intanto, era nella Decima Mas a Livorno e alla Spezia. Gianfranco provò ad arruolarsi come volontario con gli Alleati, all’inizio senza riuscirci perché c’era stato lo sbarco in Normandia e si pensava che la guerra stesse per finire. Lo richiamarono dopo la controffensiva tedesca nelle Ardenne: due settimane di addestramento e fu arruolato come ufficiale italiano di collegamento nella Brigata Ebraica, inquadrata nell’esercito inglese. Gianfranco non era ebreo, ma nella Brigata, soprattutto tra gli ufficiali, c’erano anche i cattolici. I due Iacobacci fratelli e nemici nell’Italia spezzata.

La Brigata Ebraica fece in tempo a combattere negli ultimi mesi della guerra, in Romagna a nord di Ravenna, la spallata finale ai nazisti in Italia. E lì, senza saperlo, Gianfranco e Harry incrociarono i loro destini, perché anche Shindler combatteva, nelle fila dell’esercito di Sua Maestà, sul fiume Lamone. La battaglia del Senio che decise il destino della campagna d’Italia degli Alleati. Si sono raccontati quei giorni lontani nell’incontro di luglio, due centenari con ancora la voglia di guardare al passato per scongiurare a tutti noi le tragedie che avevano segnato la loro gioventù. Una lezione che fatica ad essere compresa.

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