Cronaca

Covid, la vaccinazione non decolla: solo 350 mila dosi somministrate

Health staff administers anti-Covid-19 vaccines at the Valentino hub in Turin, Italy, 12 January 2022. ANSA/TINO ROMANO
Health staff administers anti-Covid-19 vaccines at the Valentino hub in Turin, Italy, 12 January 2022. ANSA/TINO ROMANO 

L’obiettivo è di coprire circa un terzo della popolazione italiana e l’anno scorso si era arrivati a 6 milioni di persone coperte

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È ancora presto per usare la parola flop ma di certo le cose non vanno bene e per il futuro non ci si aspetta una grande rimonta. La vaccinazione anti Covid è partita a rilento. In questi giorni sono poche migliaia le persone che oltre alla somministrazione del medicinale che previene l’influenza chiedono anche quello contro il coronavirus.

Di certo la campagna pubblicitaria del ministero alla Salute, che in giro comunque non si è vista molto, non è servita a convincere i cittadini. Come anche il consiglio di medici di famiglia e farmacisti è stato poco efficace. L’ordine di grandezza è di 7-800 vaccini alla settimana nelle strutture pubbliche, appunto un centinaio al giorno, ai quali vanno però aggiunti quelli somministrati negli ambulatori dei medici di famiglia e in farmaci, che non vengono rilevati quotidianamente a livello nazionale. Comunque sia, il dato totale sarebbe di circa 350 mila. Aiuta a capire la situazione studiare quello che sta avvenendo in certe Regioni. La Lombardia pubblica report quotidiani sull’andamento delle coperture. Ebbene, a ieri sono stati fatti 133.432 vaccini, contro i 338.819 del 6 novembre dell’anno scorso. Le dosi in meno sono quindi state oltre 200 mila. In Toscana sono intorno alle 47mila dosi, in Piemonte

Secondo Fabrizio Pregliasco, igienista di Milano da sempre schierato a favore della vaccinazione, ci sono più ragioni per l’andamento dei dati. “C’è anche un effetto diciamo naturale, una tendenza delle persone a rimuovere quello che si è passato e i rischi che si sono corsi”. Non solo, c’è anche il tema dei No Vax. “La comunicazione sulle negatività dei vaccini è diventata pervasiva – dice Pregliasco – di sicuro i contrari ideologici sono pochi ma molto rumorosi, hanno avuto la possibilità di far sentire la loro voce, soprattutto grazie ai social ma non solo. E così gli esitanti hanno in qualche modo assorbito il loro messaggio. Anche chi non crede che i vaccini facciano male resta psicologicamente colpito da chi sostiene che siano rischiosi”.

Un altro punto, sempre secondo Pregliasco, riguarda la modalità comunicativa sul Covid. “Ormai la malattia viene considerata meno grave dell’influenza. E questo non è vero”.

Su indicazione dello stesso ministero alla Salute tutte le Regioni invitano i cittadini a rischio (over 60 e fragili) a fare insieme sia il vaccino contro l’influenza che quello contro il Covid. Visti i dati negativi del secondo, c’è il timore che si abbassino le coperture anche di quello contro la malattia stagionale. L’anno scorsi furono fatti 12 milioni di antinfluenzale e 6 milioni di dosi dell’anti coronavirus. I dati di quest’anno saranno molto inferiori per il Covid e solo a primavera si capirà se c’è stata una fuga anche dai vaccini contro l’influenza.

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