Roma — Sedici milioni e mezzo l’anno, 80 milioni in cinque anni rinnovabili tacitamente per altri cinque. E un fondo di garanzia di 100 milioni (secondo indiscrezioni di stampa albanese) da versare su un conto corrente per il ristoro di tutte le spese che l’Albania sosterrà: dall’impiego delle forze di polizia locali per la sicurezza esterna alle spese sanitarie, dai trasporti ad eventuali spese sanitarie. E soprattutto l’assicurazione che nessun migrante metterà mai piede su suolo albanese nè durante nè dopo il suo trattenimento nei centri che l’Italia realizzerà.
Tanto, più tutte le spese che dovrà sostenere per la realizzazione e la gestione dei centri, per il personale italiano dedicato, per i trasporti dal Mediterraneo all’Albania e poi dall’Albania all’Italia, costerà l’accordo bilaterale che la premier Giorgia Meloni ha firmato con quello albanese Edi Rama.
Il testo dell’accordo, sul quale l’Europa e le opposizioni italiane avevano chiesto chiarimenti, è venuto solo dopo l’an…
Roma — Sedici milioni e mezzo l’anno, 80 milioni in cinque anni rinnovabili tacitamente per altri cinque. E un fondo di garanzia di 100 milioni (secondo indiscrezioni di stampa albanese) da versare su un conto corrente per il ristoro di tutte le spese che l’Albania sosterrà: dall’impiego delle forze di polizia locali per la sicurezza esterna alle spese sanitarie, dai trasporti ad eventuali spese sanitarie. E soprattutto l’assicurazione che nessun migrante metterà mai piede su suolo albanese nè durante nè dopo il suo trattenimento nei centri che l’Italia realizzerà.
Tanto, più tutte le spese che dovrà sostenere per la realizzazione e la gestione dei centri, per il personale italiano dedicato, per i trasporti dal Mediterraneo all’Albania e poi dall’Albania all’Italia, costerà l’accordo bilaterale che la premier Giorgia Meloni ha firmato con quello albanese Edi Rama.
Il testo dell’accordo, sul quale l’Europa e le opposizioni italiane avevano chiesto chiarimenti, è venuto solo dopo l’anticipazione da parte di un sito albanese.
Il protocollo in 14 articoli
Nove pagine, 14 articoli e due allegati per il protocollo che prevede che l’Albania metta a disposizione le aree per la realizzazione dei centri e l’Italia si faccia carico dei costi di tutto. La sicurezza all’esterno sarà assicurata dalle forze di polizia albanesi mentre all’interno ci sarà solo personale italiano. Con la garanzia del rispetto del diritto alla difesa che verrà assicurato con l’ingresso nei centri di avvocati e personale delle agenzie dell’Onu.
Centri blindati, mai migranti liberi sul territorio
Ma anche con la garanzia da parte dell’Italia che nessuno dei migranti salvati dalle navi militari e sbarcati in Albania potrà mai mettere piede fuori dai centri. Che dunque saranno blindati visto che il protocollo prevede che l’Italia «dovrà impedire l’uscita dei migranti sul territorio qualunque sia il risultato finale dei procedimenti amministrativi». E inoltre i migranti potranno rimanere in Albania solo per il tempo tassativamente necessario all’espletamento delle procedure accelerate di frontiera. Dunque 30 giorni.
Dopo un mese o rimpatrio o in Italia
In altre parole, dopo un mese, i migranti che l’Albania accetta di far entrare nei centri sul suo territorio dovranno o essere rimpatriati, ovviamente a spese e per conto dell’Italia, o essere comunque portati in Italia. E non potranno essere più di 3.000 contemporaneamente.
Il Pd: “Serve il voto delle Camere”
E qui si addensano le nubi del diritto, nazionale ed europeo. Il Pd con l’ex viceministro dell’Interno Matteo Mauri osserva: «Serve il voto delle Camere, l’accordo è illegittimo a livello nazionale e internazionale». Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi precisa che il secondo dei due centri che saranno realizzati in Albania «non sarà un CPR ma un centro per il trattenimento dei richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri, come quello di Pozzallo». L’altro potrebbe essere affidato in gestione alla Croce Rossa.
Vuoto il centro di Pozzallo, il Viminale rinuncia
Uno straordinario paradosso se si pensa che, dopo le tre sentenze che hanno confermato quella della giudice catanese Iolanda Apostolico liberando i richiedenti asilo trattenuti in attesa delle procedure rapide di frontiera, il Viminale ha prudentemente deciso di soprassedere su questa norma del decreto Cutro. E così il centro di Pozzallo è vuoto ( ci sono solo due migranti) e ai giudici della sezione immigrazione di Catania non è giunta più alcuna richiesta di convalida. Il governo, evidentemente, preferisce aspettare la pronuncia della Cassazione sul ricorso presentato dall’avvocatura dello Stato, e i tempi non saranno brevi.