Sanità, l’allarme di Asl e ospedali: “Ci mancano 30 mila medici e infermieri”
di Michele BocciGiovanni Migliore è il presidente della Fiaso, la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere che da oggi si riunisce in congresso a Roma. Il periodo per la sanità è molto critico, tra una manovra che non ha soddisfatto le richieste di molti attori del settore e i medici che sono infuriati per il provvedimento sulle pensioni. Il 5 dicembre i camici bianchi hanno annunciato lo sciopero ma il ministro alla Salute Orazio Schillaci ha promesso che si rivedranno i calcoli del provvedimento.
E’ appena stata approvata la manovra e il governo ha detto che ha messo un sacco di soldi nella sanità. E’ vero?
“L’Italia storicamente ha 3 punti in meno di Pil investiti in sanità rispetto agli altri Paesi. Questo succede da sempre, non da ora. Adesso però la spesa pensionistica è in crescita, con 14 milioni di italiani over 65, dei quali oltre sette hanno almeno tre patologie e 1,5 milioni sono non autosufficienti. Quindi è vero, ci sarebbe bisogno di più investimenti ma visto che non sono sta…
Giovanni Migliore è il presidente della Fiaso, la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere che da oggi si riunisce in congresso a Roma. Il periodo per la sanità è molto critico, tra una manovra che non ha soddisfatto le richieste di molti attori del settore e i medici che sono infuriati per il provvedimento sulle pensioni. Il 5 dicembre i camici bianchi hanno annunciato lo sciopero ma il ministro alla Salute Orazio Schillaci ha promesso che si rivedranno i calcoli del provvedimento.
E’ appena stata approvata la manovra e il governo ha detto che ha messo un sacco di soldi nella sanità. E’ vero?
“L’Italia storicamente ha 3 punti in meno di Pil investiti in sanità rispetto agli altri Paesi. Questo succede da sempre, non da ora. Adesso però la spesa pensionistica è in crescita, con 14 milioni di italiani over 65, dei quali oltre sette hanno almeno tre patologie e 1,5 milioni sono non autosufficienti. Quindi è vero, ci sarebbe bisogno di più investimenti ma visto che non sono stati fatti in passato di certo non arriveranno neanche nei prossimi anni, visto che la spesa per le pensioni aumenta. Allora dobbiamo rimboccarci le maniche, governare questo sistema e fornire appropriatezza”.
Negli ospedali manca il personale. Quali sono le carenze secondo voi?
“Alle nostre aziende servono circa 30 mila professionisti, tra medici e infermieri. E poi bisogna considerare che il 56% dei medici ha 55 anni. Il personale è bloccato da un tetto di spesa che ormai ha vent’anni. Ecco, secondo noi i tetti vanno superati. La spesa per il personale deve diventare un fattore produttivo e devono dare a noi la possibilità di decidere dove mettere i soldi. Noi direttori generali di aziende sanitarie e ospedaliere siamo manager e dobbiamo tornare a svolgere pienamente il nostro ruolo”.
I medici si lamentano per la manovra, soprattutto per le pensioni. Cosa bisognerebbe fare?
“Intanto noi lanceremo la proposta che lo Stato si deve impegnare attraverso la detassazione dei fondi per gli straordinari dell’attività svolta per abbattere liste di attesa. Chi lavora fuori dalle aziende ha una tassazione del 15% fino a 85 mila euro e noi chiediamo che per gli straordinari dei dipendenti pubblici ci sia una flat tax della stessa percentuale”.
Ci sono settori in crisi, reparti dove mancano più medici, come i pronto soccorso. Questo problema come si affronta?
“Dobbiamo retribuire di più questo personale, e dare più soldi anche agli specializzandi, pagando di più le borse. E poi è fondamentale che questi professionisti lavorino meglio, visto che le strutture spesso sono logisticamente inadeguate. Quindi ci vuole un piano di investimenti per ristrutturare le aree di emergenza. Questo serve anche a minimizzare i rischi legati alle aggressioni. Deve passare il concetto che chi si impegna in un settore critico deve essere retribuito di più rispetto a chi lavora in altri reparti e può fare la libera professione. E anche quello che destiniamo ai professionisti dell’emergenza deve essere detassato”.
Quali sono oggi i problemi dei direttori delle Asl e degli ospedali?
“In questi giorni parleremo dei temi che ci stanno a cuore. Come la digitalizzazione, il green ma soprattutto della necessità di restituire ai manager la possibilità di decidere. Oggi con i tetti di cui parlavo, anche quello per la spesa farmaceutica oltre a quello per il personale, siamo bloccati. Bisogna tenere presente che la sanità è anche un’attività produttiva, se opero di più e curo più persone produco valore. Devono quindi darci più risorse per produrre valore, e riconsegnarci l’autonomia gestionale perduta in questi anni”.