Indi Gregory, oggi le macchine saranno staccate. D’Avack: “È una scelta disumana tenere in vita così la bambina. Che ipocrisia darle la cittadinanza”
di Maria Novella De Luca"Portare in Italia la piccola Indi, affetta da una malattia gravissima e da feroci sofferenze, senza alcuna speranza di miglioramento, sarebbe stato un atto di vero accanimento terapeutico. Condivido la scelta dei giudici inglesi. Non stiamo salvando una bambina da una guerra o da una pericolosa epidemia, ma vogliamo strapparla a uno degli ospedali pediatrici migliori del mondo, dove eccellenti medici hanno decretato che tenerla in vita attaccata a delle macchine è disumano”. Lorenzo d’Avack, giurista, docente di bioetica e filosofia del diritto, ex presidente del Comitato di bioetica di cui è uno dei pochi membri laici, utilizza parole nette. “La scelta dell'Italia di concederle la cittadinanza è stato un atto ipocrita, in nome di un astratto diritto alla vita che nel caso di Indi vuol dire sofferenza e va contro la dignità della vita stessa. Un atto politico non umanitario”.
Cosa intende professore? Se i genitori avessero la reale percezione di quanto sta soffrendo Indi accetterebbe…
"Portare in Italia la piccola Indi, affetta da una malattia gravissima e da feroci sofferenze, senza alcuna speranza di miglioramento, sarebbe stato un atto di vero accanimento terapeutico. Condivido la scelta dei giudici inglesi. Non stiamo salvando una bambina da una guerra o da una pericolosa epidemia, ma vogliamo strapparla a uno degli ospedali pediatrici migliori del mondo, dove eccellenti medici hanno decretato che tenerla in vita attaccata a delle macchine è disumano”. Lorenzo d’Avack, giurista, docente di bioetica e filosofia del diritto, ex presidente del Comitato di bioetica di cui è uno dei pochi membri laici, utilizza parole nette. “La scelta dell'Italia di concederle la cittadinanza è stato un atto ipocrita, in nome di un astratto diritto alla vita che nel caso di Indi vuol dire sofferenza e va contro la dignità della vita stessa. Un atto politico non umanitario”.
Cosa intende professore? Se i genitori avessero la reale percezione di quanto sta soffrendo Indi accetterebbero il verdetto dei giudici?
“Capisco il dolore, tremendo, di quel padre e quella madre. Però so che i medici, in Italia come in Inghilterra, fanno sempre l’impossibile per salvare una vita, perché l’imperativo è curare, salvare, pur in assenza di guarigione. Ma i medici conoscono i limiti della sopportazione di un essere umano. E quando si arriva a staccare la spina vuol dire che ormai in quella vita c’è soltanto dolore”.
Ma non dovrebbero essere i genitori a poter dire l’ultima parola?
“No, anche in Italia, di fronte a situazioni simili a quella di Indi, in caso di disaccordo tra genitori e medici è il giudice a dover decidere. Lo prevede la legge 219 del 2017. L’accanimento terapeutico è vietato anche nel nostro paese, se a Indi venissero somministrate terapie che ne acuiscono le sofferenze questi l’ospedale potrebbe essere denunciato".
Perché allora non farla morire in casa come chiedono i genitori Dean e Claire?
“Proprio per lo stesso motivo. Per alleviare al massimo le sue sofferenze. Per poterle assicurare quelle cure palliative e quell’accompagnamento alla morte che in un hospice, o nell’ospedale in cui è ricoverata, sono sicuramente più efficaci”.
L’ospedale Bambino Gesù di Roma ha dichiarato di essere disponibile ad accogliere Indi. Anche questo un atto politico?
“Parliamo di un eccellente ospedale pediatrico i cui medici conoscono bene le condizioni senza speranza di Indi. E c’è un comitato etico che certamente non accetterebbe un accanimento terapeutico sulla bambina. Quindi illudere i genitori di Indi che in Italia la loro figlia sarebbe curata ad ogni costo è disonesto. Ci sono organizzazioni pro-life che speculano sul dolore e sull’ignoranza scientifica dei genitori. Lo abbiamo già visto nei casi di Alfie Evans e Charlie Gard”.
E allora?
“Posso solo rispondere che si tratta di un grande ospedale cattolico espressione del Vaticano. Vorrei invece citare le parole di Giada Laudati, direttrice di Vidas: “Credo che la piccola Indi e i suoi genitori possano solo essere accompagnati con le cure palliative. Cercando di lenire il più possibile la sofferenza sua e il dolore del padre e della madre”. Ed è l’unica cosa che accadrebbe in Italia”.
Accompagnare dunque.
“Esattamente come vuole fare il “Queen medical center” di Nottingham. Questa è la vera pietas. Non l’atto ipocrita di un governo che in otto minuti dà la cittadinanza italiana a una bambina inglese che nel suo paese ha tutte le cure possibili. Come mai Meloni non riserva lo stesso interesse a bimbi che sono sotto le bombe o negli ospedali africani dove si muore perché mancano gli antibiotici? Non meritano anche questi bambini la nostra cittadinanza?”.