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Indi Gregory, l’ultimo verdetto: “Da sabato la bambina senza macchine vitali”

(ansa)
La piccola trasferita in un hospice. Il padre: “Spegneranno il suo arcobaleno”
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LONDRA – Le macchine che tengono artificialmente in vita Indi Gregory saranno staccate già sabato. I giudici inglesi, nell’ultimo verdetto, hanno indicato lunedì come termine massimo ma già in mattinata la bambina inglese di otto mesi, affetta da un male incurabile, sarà trasferita in un hospice. «Siamo distrutti e disgustati, oggi la porteranno in quell’inferno e il suo arcobaleno si spegnerà per sempre», si dispera il padre Dean. Pessimisti anche Jacopo Coghe, portavoce di ProVita, e l’avvocato Simone Pillon, che stanno seguendo la vicenda dal fronte italiano.

L’intervento di Meloni

La piccola Indi non potrà dunque essere trasportata in Italia, come aveva richiesto il governo di Giorgia Meloni con un ultimo intervento in extremis. Oggi la premier ha scritto una lettera al Lord Cancelliere e al ministro della Giustizia britannici per chiedere che Indi venisse considerata italiana e affidata al Bambin Gesù di Roma che si era offerto di accoglierla. Ma da parte del governo di Rishi Sun…

LONDRA – Le macchine che tengono artificialmente in vita Indi Gregory saranno staccate già sabato. I giudici inglesi, nell’ultimo verdetto, hanno indicato lunedì come termine massimo ma già in mattinata la bambina inglese di otto mesi, affetta da un male incurabile, sarà trasferita in un hospice. «Siamo distrutti e disgustati, oggi la porteranno in quell’inferno e il suo arcobaleno si spegnerà per sempre», si dispera il padre Dean. Pessimisti anche Jacopo Coghe, portavoce di ProVita, e l’avvocato Simone Pillon, che stanno seguendo la vicenda dal fronte italiano.

L’intervento di Meloni

La piccola Indi non potrà dunque essere trasportata in Italia, come aveva richiesto il governo di Giorgia Meloni con un ultimo intervento in extremis. Oggi la premier ha scritto una lettera al Lord Cancelliere e al ministro della Giustizia britannici per chiedere che Indi venisse considerata italiana e affidata al Bambin Gesù di Roma che si era offerto di accoglierla. Ma da parte del governo di Rishi Sunak, nonostante i buoni rapporti che lo legano alla nostra presidente del Consiglio, non c’è stata alcuna reazione pubblica. «È un caso singolo, non possiamo fare nulla», afferma una fonte di Downing Street.

Il motivo del silenzio sembra evidente: nel Regno Unito, come in ogni democrazia, vige la separazione fra i poteri dello Stato, esecutivo, legislativo e giudiziario. Il primo ministro o il suo ministro della Giustizia non possono premere sulla Corte d’appello di Londra per orientare il verdetto su un ricorso. «Al fine di sensibilizzare le autorità giudiziarie» inglesi, ha scritto la Presidenza del Consiglio, «chiediamo sia possibile per la bimba accedere al protocollo sanitario di un ospedale pediatrico italiano, in nome della Convenzione dell’Aia del 1996 e nello spirito di collaborazione che da sempre contraddistingue i due Paesi», promettendo che tutte le spese sarebbero state a carico dell’Italia. Non è servito, perché l’esecutivo non può influenzare il potere giudiziario.

Appello rifiutato

È Simone Pillon, l’avvocato assunto in Italia da Dean e Claire Gregory, i genitori di Indi, ad annunciare la decisione finale dei giudici: «L’appello è stato rifiutato, la corte si limita a rimandare il distacco delle macchine a lunedì ma sembra che vogliano staccare tutto già sabato portando la bambina all’Hospice. Io non ho parole. Se così fosse non ci sarebbe più tempo per nulla».

I legali dei Gregory hanno invano invocato un articolo della Convenzione dell’Aia per ottenere che Indi, diventata cittadina italiana con procedura d’urgenza del governo Meloni nei giorni scorsi, fosse ricoverata in Italia, come desiderava la famiglia. I giudici hanno creduto al parere dei medici di Nottingham, secondo cui la malattia del mitocondrio di cui la piccola soffre dalla nascita non si può curare e ogni accanimento terapeutico per tenerla in vita la espone a ulteriori sofferenze. Nelle sue condizioni, un trasporto con un aereo-ambulanza fino all’Italia sarebbe stato estremamente complicato e faticoso.

Il sospetto che la sanità pubblica britannica volesse interrompere il supporto artificiale «per risparmiare», adombrato dai familiari di Indi, non è avvalorato da alcuna prova. Ma ProVita&Famiglia protesta indignata, come se la Corte d’appello avesse deciso di uccidere Indi: «L’ostinazione dei giudici inglesi nel voler mettere fine alla vita di questa piccola combattente, nonostante il parere medico contrario dell’Ospedale Bambino Gesù, è qualcosa di semplicemente satanico». «La bambina — accusa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano — ha una grave malattia, certo, ma merita di essere curata non stroncata staccando le macchine». La fede contro la scienza medica.

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