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Indi Gregory trasferita in un hospice: avviato il distacco dei supporti vitali. Il papa: “Mi stringo alla famiglia e prego per loro e per lei”

Indi Gregory con i genitori Claire e Dean

 (ansa)
Respinto l’appello dei genitori per impedire la sospensione delle macchine. Dean Gregory: “Valutiamo altri percorsi per opporci”. Il pontefice: “Il mio pensiero a tutti i bambini che rischiano la vita a causa della malattia o della guerra”
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LONDRA – L’inizio della fine: è cominciato l’ultimo viaggio di Indy Gregory, la bambina inglese di otto mesi, affetta da una incurabile patologia mitocondriale, decretata come terminale dai medici del Queen’s Medical Centre di Nottingham che l’hanno in cura e dalla sentenza definitiva di venerdì della Corte d’Appello britannica.

Conclusa la battaglia legale, con il verdetto secondo cui la richiesta del governo italiano ha “frainteso” le norme internazionali e “non è nell’interesse” di Indi venire trasferita al Bambin Gesù di Roma, ieri mattina la piccola è stata portata in ambulanza, sotto scorta della polizia, dall’ospedale di Nottingham a un hospice, dove ha preso il via il distacco dai dispositivi che finora l’hanno tenuta in vita: l’interruzione della ventilazione artificiale e l’aggancio a strumenti alternativi che dovrebbero garantirle di non soffrire, mentre le verranno somministrati i farmaci palliativi incaricati d'accompagnarla gradualmente e senza dolore verso la morte.

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LONDRA – L’inizio della fine: è cominciato l’ultimo viaggio di Indy Gregory, la bambina inglese di otto mesi, affetta da una incurabile patologia mitocondriale, decretata come terminale dai medici del Queen’s Medical Centre di Nottingham che l’hanno in cura e dalla sentenza definitiva di venerdì della Corte d’Appello britannica.

Conclusa la battaglia legale, con il verdetto secondo cui la richiesta del governo italiano ha “frainteso” le norme internazionali e “non è nell’interesse” di Indi venire trasferita al Bambin Gesù di Roma, ieri mattina la piccola è stata portata in ambulanza, sotto scorta della polizia, dall’ospedale di Nottingham a un hospice, dove ha preso il via il distacco dai dispositivi che finora l’hanno tenuta in vita: l’interruzione della ventilazione artificiale e l’aggancio a strumenti alternativi che dovrebbero garantirle di non soffrire, mentre le verranno somministrati i farmaci palliativi incaricati d'accompagnarla gradualmente e senza dolore verso la morte.

Nessuno sa quanto tempo ci vorrà: per Alfie Evans, al centro di una vicenda pressoché identica compiutasi nel 2018, occorsero cinque giorni prima che il cuore del bambino smettesse di battere. All’hospice, accanto a Indi, ci sono i genitori, Dean e Claire Griffith, che definiscono come “un ultimo calcio nei denti” la sentenza della giustizia britannica. “Esprimo la mia vicinanza e le mie preghiere a Indi, alla sua mamma e al suo papà”, ha dichiarato papa Francesco in un messaggio alla famiglia. Jacopo Coghe, direttore di Pro Vita & Famiglia, l’associazione antiabortista che ha appoggiato i Griffith in questa campagna, accusano la Corte d’Appello e l’Alta Corte di Londra di avere usato “parametri sulla dignità della vita totalmente eutanasici”.

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