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Caso Indi Gregory, Englaro: “Da accettare la scelta dei giudici. Va stabilito chi decide”

(ansa)
Il papà di Eluana: “I medici hanno attestato cosa fosse meglio per la paziente. Ma capisco il dolore dei genitori”
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«Il caso di Indi Gregory è un’altra tragedia della responsabilità, perché pone una domanda universale: a chi spetta l’ultima parola? Il dolore dei genitori io lo capisco ma si deve valutare il miglior interesse della bambina». Quando si parla della scelta davanti alla vita o alla morte, o meglio ancora della libertà di scelta, il nome che viene in mente è sempre uno: Beppino Englaro. Il padre che per più di 6mila giorni si è battuto per sua figlia Eluana, vittima nel ‘92 di un incidente stradale che a 21 anni la ridusse in stato vegetativo e a cui solo nel febbraio del 2009 venne sospesa la nutrizione artificiale. «Noi siamo stati i primi a parlare di libertà e diritto costituzionale. Ma i due casi sono molto diversi», avvisa Englaro.

Perché Indi non è Eluana?

«Mia figlia si era espressa, non era scritto nero su bianco ma la sua volontà era chiara, ne avevamo parlato in famiglia, abbiamo solo dato voce a chi non la aveva più. Si trattava di far valere un diritto costituzionale che la …

«Il caso di Indi Gregory è un’altra tragedia della responsabilità, perché pone una domanda universale: a chi spetta l’ultima parola? Il dolore dei genitori io lo capisco ma si deve valutare il miglior interesse della bambina». Quando si parla della scelta davanti alla vita o alla morte, o meglio ancora della libertà di scelta, il nome che viene in mente è sempre uno: Beppino Englaro. Il padre che per più di 6mila giorni si è battuto per sua figlia Eluana, vittima nel ‘92 di un incidente stradale che a 21 anni la ridusse in stato vegetativo e a cui solo nel febbraio del 2009 venne sospesa la nutrizione artificiale. «Noi siamo stati i primi a parlare di libertà e diritto costituzionale. Ma i due casi sono molto diversi», avvisa Englaro.

Perché Indi non è Eluana?

«Mia figlia si era espressa, non era scritto nero su bianco ma la sua volontà era chiara, ne avevamo parlato in famiglia, abbiamo solo dato voce a chi non la aveva più. Si trattava di far valere un diritto costituzionale che la situazione culturale dell’epoca non era disposta ad accettare. Abbiamo superato molti ostacoli ma era una vicenda cristallina da subito. Nel caso di Indi, che ha 8 mesi, non poteva esserci alcuna espressione di volontà».

E chi, secondo lei, dovrebbe decidere in questo caso?

«La scientificità dei medici che scelgono cosa sia meglio per la paziente».

A decretare il distacco delle macchine per Indi è stato un giudice inglese. Da padre, che ne pensa?

«Credo che ne vada preso atto. La giurisdizione, che acquisisce pareri medici e deve essere sempre in dialogo con i genitori e avere rispetto delle loro opinioni, può dire chi sta curando il miglior interesse della persona. Nel caso di mia figlia l’ultima parola è arrivata dalla Corte di Cassazione, dalla Corte costituzionale e dalla Corte d’Appello di Milano, che hanno riconosciuto il diritto della sua scelta portato avanti da me, in nome e per conto di Eluana. Io ho sempre agito nella legalità, scavando pian piano anche nella società».

I genitori di Indi sostengono però che per lei il miglior interesse fosse un altro.

«Il loro dolore è fortissimo, va compreso. E io non voglio insegnare niente a nessuno ma dopo 32 anni credo di aver imparato qualcosa. Ad esempio che le evoluzioni culturali hanno i loro tempi. Bisognerebbe chiarire queste cose una volte per tutte e per tutti, è una questione di diritto umano universale, e casi come Indi non dovrebbero esistere, ma so che la mia è utopia pura».

Per questo parla di tragedia della responsabilità?

«Sì, in questi casi andrebbe stabilito in tutto il mondo chi ha la responsabilità di scelta e, una volta stabilito, non si discuterà più, se ne prenderà atto e basta. Come nel caso della legge sul testamento biologico. Purtroppo so che non succederà mai, perché ognuno si sente depositario di come sia giusto agire».

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