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Strage di Nassiriya, i familiari delle vittime: “Siamo ancora in attesa delle medaglie d’oro”

(ansa)
La vedova del maresciallo Merlino: “Delusa per le promesse non mantenute”
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«Amareggiata con tutti. Delusa. E un po’ stanca, dopo 20 di anni di promesse mai mantenute»: Alessandra Merlino, vedova di Filippo, maresciallo dei carabinieri, una delle 28 vittime della strage di Nassiriya. Oggi anche lei è a Roma, insieme ai parenti degli altri italiani uccisi nell’attentato del 12 novembre 2003 alla Base Maestrale, sede del contingente italiano di pace nella città irachena. Erano le 8,40 del mattino, quando un’autocisterna carica di esplosivo con a bordo due uomini scoppiò, dopo aver forzato l’ingresso: la deflagrazione, con un effetto domino, fece saltare in aria il deposito munizioni della struttura. Morirono 12 militari dell’Arma, 5 soldati dell’Esercito, 2 civili. Stamani è in programma una Messa in suffragio di tutti i caduti in missione di pace all’estero, e la deposizione delle corone d’alloro. «Ci aspettavamo un trattamento diverso dal ministero della Difesa e dallo Stato italiano».

Ancora nessuna medaglia

Le famiglie dei 17 tra carabinieri e soldati sco…

«Amareggiata con tutti. Delusa. E un po’ stanca, dopo 20 di anni di promesse mai mantenute»: Alessandra Merlino, vedova di Filippo, maresciallo dei carabinieri, una delle 28 vittime della strage di Nassiriya. Oggi anche lei è a Roma, insieme ai parenti degli altri italiani uccisi nell’attentato del 12 novembre 2003 alla Base Maestrale, sede del contingente italiano di pace nella città irachena. Erano le 8,40 del mattino, quando un’autocisterna carica di esplosivo con a bordo due uomini scoppiò, dopo aver forzato l’ingresso: la deflagrazione, con un effetto domino, fece saltare in aria il deposito munizioni della struttura. Morirono 12 militari dell’Arma, 5 soldati dell’Esercito, 2 civili. Stamani è in programma una Messa in suffragio di tutti i caduti in missione di pace all’estero, e la deposizione delle corone d’alloro. «Ci aspettavamo un trattamento diverso dal ministero della Difesa e dallo Stato italiano».

Ancora nessuna medaglia

Le famiglie dei 17 tra carabinieri e soldati scomparsi chiedono da sempre il riconoscimento della medaglia d’oro al valor militare. Citano altre tragedie legate all’impegno umanitario di militari italiani: ad esempio, i 13 aviatori massacrati nell’eccidio di Kindu del 1961. «Tutti hanno ricevuto la medaglia d’oro. Compreso Fabrizio Quattrocchi, il contractor ucciso in Iraq». Marco Intravaia — figlio del vicebrigadiere Domenico, un’altra delle vittime — denuncia delle «rivalità interne» e ricorda «un processo che in Cassazione ha portato alla condanna di un generale per non aver attivato tutte le procedure di sicurezza che avrebbero ridotto l’entità della strage. Gli avvertimenti dei servizi segreti furono ignorati». Alessandra Merlino, figlia di carabinieri e madre di Fabio, 33 anni, affetto fin dalla nascita da una patologia neuro-muscolare degenerativa, spiega che i soldi non c’entrano: «Siamo disposti a rinunciare al riconoscimento economico. Quella medaglia d’oro per noi rappresenta molto, ed è un nostro diritto: nelle passate settimane ce l’hanno di nuovo negata, tirando in ballo questioni burocratiche. Ma potrebbe anche essere assegnata “in memoria” dal Presidente della Repubblica. Come è accaduto con Nicola Calipari».

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