Vaticano, il primo film con un Papa fu proiettato in luoghi lascivi con immagini licenziose: trovata la prova della ‘dannazione’ del regista
di Iacopo ScaramuzziIl Vaticano decise di rompere i rapporti con il primo cineasta, statunitense, che immortalò con la cinepresa un Papa, Leone XIII (1878-1903), perché oltreoceano le immagini finirono con l’essere proiettate in luoghi “licenziosi” come fiere e luoghi di divertimento, insieme ad altre scene poco consone alla figura del romano pontefice. L’irritazione fu tale che la Santa Sede non si limitò a interrompere il contratto. William Kennedy Laurie Dickson – questo il nome del regista – fu anche oggetto di una “damnatio memoriae” svelata solo ora, grazie alla ricerca condotta negli archivi vaticani dallo studioso Gianluca Della Maggiore, che nei giorni scorsi ha presentato alla filmoteca dello Stato pontificio, a pochi metri dalla Casa Santa Marta vaticana dove risiede Papa Francesco, il libro “Le vedute delle origini su Leone XIII. Vaticano, Biograph e Lumière” (Utet Università).
Il “falso Calcina”
La storia del primo incontro tra un Papa e il cinema, infatti, fino ad oggi era fondata su una fa…
Il Vaticano decise di rompere i rapporti con il primo cineasta, statunitense, che immortalò con la cinepresa un Papa, Leone XIII (1878-1903), perché oltreoceano le immagini finirono con l’essere proiettate in luoghi “licenziosi” come fiere e luoghi di divertimento, insieme ad altre scene poco consone alla figura del romano pontefice. L’irritazione fu tale che la Santa Sede non si limitò a interrompere il contratto. William Kennedy Laurie Dickson – questo il nome del regista – fu anche oggetto di una “damnatio memoriae” svelata solo ora, grazie alla ricerca condotta negli archivi vaticani dallo studioso Gianluca Della Maggiore, che nei giorni scorsi ha presentato alla filmoteca dello Stato pontificio, a pochi metri dalla Casa Santa Marta vaticana dove risiede Papa Francesco, il libro “Le vedute delle origini su Leone XIII. Vaticano, Biograph e Lumière” (Utet Università).
Il “falso Calcina”
La storia del primo incontro tra un Papa e il cinema, infatti, fino ad oggi era fondata su una fake news, il “falso Calcina”. Vittorio Calcina era l’agente per l’Italia dei mitici fratelli Lumière, e secondo la versione ufficiale accreditata sino ad oggi dalla stessa Santa Sede fu lui a riprendere Leone XIII nei giardini vaticani nel 1896. Ma sulla base delle sue ricerche, Della Maggiore ha scoperto che le prime riprese sono da attribuire a Dickson, che le realizzò nel 1898 per l’American Mutoscope and Biograph Company. Lo studioso ha trovato in particolare una nota manoscritta del maggiordomo del pontefice, il futuro cardinale Francesco Salesio Della Volpe, indirizzata al delegato apostolico a Washington, Sebastiano Martinelli, nella quale si descrivono dettagliatamente le tre sedute di riprese effettuate da Dickson tra giugno e luglio 1898.
Scavare negli archivi
Le carte svelano inoltre i motivi della rottura con gli operatori statunitensi: il Vaticano li accusò di fare un commercio scandaloso delle immagini del Papa, arrivando persino ad ipotizzare un’azione legale. “A un certo punto il rapporto con gli americani si rompe perché le immagini venivano visionate anche nei luoghi di divertimento anche lascivo”, ha spiegato monsignor Dario Edoardo Viganò, presidente della Fondazione MAC - Memorie Audiovisive del Cattolicesimo e vicecancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali: “Per questo motivo il Vaticano ritenne non opportuna la visione del Papa in un contesto dove veniva a mancare la sacralità del pontefice, ruppe il rapporto con Dickson e lì si formò il rapporto con i fratelli Calcina”, ossia gli agenti in Italia dei fratelli Lumière, che fin dai primi anni Novanta dell’Ottocento fornivano al Papa le lastre fotografiche per la carta del cielo della Specola Vaticana. Il libro pubblicato adesso “consente di fare luce su una vicenda controversa”, ha affermato il prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, che nel saluto introduttivo si è soffermato sull’importanza di valorizzare i reperti storici per salvaguardare la cultura e tramandarla alle nuove generazioni. Secondo Viganò, “è verosimile pensare che il raccordo con gli altri archivi vaticani – dove è presente tutta la documentazione che ha permesso la scrittura di questo volume – avrebbe fin dall’inizio consentito alla Filmoteca Vaticana di trattare con maggiore accuratezza filologica il documento filmato su Leone XIII interrompendo immediatamente la catena di diffusione della versione attribuita a Calcina o, perlomeno, fornendo una sua contestualizzazione”.
Se gli spettatori si inchinavano
A complicare ulteriormente il quadro dei rapporti con gli Stati Uniti fu un altro dettaglio, oggi anacronistico: tra le immagini, vi è una scena nella quale Leone XIII, rivolto alla cinepresa, impartisce la sua benedizione. Secondo il New York Journal, il papa aveva affermato ufficialmente che la benedizione filmata avesse lo stesso valore di una benedizione in presenza. “Gli spettatori dell’epoca chinavano il capo come se avessero di fronte il pontefice in carne e ossa”, ha sottolineato Gianluca della Maggiore. Oggi, in realtà, è la normalità: i Papi impartiscono la loro benedizione anche tramite i mezzi di comunicazione di massa. All’epoca la cosa provocò due effetti: le proteste della Santa Sede e il clamoroso successo planetario dell’iniziativa.