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Morta la piccola Indi Gregory. Il padre: provo vergogna, ci hanno tolto tutto

Il cuore si è fermato all’1,45 della scorsa notte. Meloni: “Fatto tutto il possibile, purtroppo non è bastato”
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LONDRA — Indy Gregory ha smesso di soffrire. La bambina inglese affetta da un male giudicato incurabile da medici e giustizia britannica è spirata all’una e quarantacinque di lunedì mattina, con accanto il padre e la madre, nell’hospice in cui era stata trasportata sabato dall’ospedale di Nottingham in cui era ricoverata. Aveva otto mesi. Si conclude così una battaglia medica e giudiziaria che ha toccato anche l’Italia, per la cittadinanza concessa con procedura d’urgenza dal nostro governo a Indi e l’offerta di accoglierla da parte del Bambino Gesù, l’ospedale di Roma di proprietà del Vaticano: iniziative risultate inutili per la decisione dei giudici britannici secondo cui continuare a dare supporto artificiale alla bimba sarebbe stato soltanto accanimento terapeutico.

LONDRA — Indy Gregory ha smesso di soffrire. La bambina inglese affetta da un male giudicato incurabile da medici e giustizia britannica è spirata all’una e quarantacinque di lunedì mattina, con accanto il padre e la madre, nell’hospice in cui era stata trasportata sabato dall’ospedale di Nottingham in cui era ricoverata. Aveva otto mesi. Si conclude così una battaglia medica e giudiziaria che ha toccato anche l’Italia, per la cittadinanza concessa con procedura d’urgenza dal nostro governo a Indi e l’offerta di accoglierla da parte del Bambino Gesù, l’ospedale di Roma di proprietà del Vaticano: iniziative risultate inutili per la decisione dei giudici britannici secondo cui continuare a dare supporto artificiale alla bimba sarebbe stato soltanto accanimento terapeutico.

«Abbiamo fatto tutto il possibile», scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, «purtroppo non è bastato. Buon viaggio piccola Indi». Sulla vicenda è intervenuto anche il cardinale Matteo Zuppi davanti all’assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana ad Assisi: «Pensare alla vita significa pensare soprattutto ai più indifesi. Esprimiamo vicinanza alla famiglia della piccola Indi, facendoci prossimi al dolore dei genitori, e ci uniamo alla preghiera di papa Francesco per lei e per tutti i bambini che vivono situazioni di sofferenza».

Pieni di vergogna

La fine di Indi era stata annunciata nelle prime ore del mattino dal padre Dean: «Mia figlia è morta ed è come se anche la mia vita in quel momento si fosse spenta. Mia moglie Clare ed io siamo arrabbiati, affranti e pieni di vergogna. Il servizio sanitario nazionale del Regno Unito e i tribunali di questo Paese non solo le hanno tolto la possibilità di vivere, ma le hanno tolto anche la dignità di morire nella sua casa. Sono riusciti a prendere il suo corpo e la sua dignità, ma non potranno mai prendere la sua anima. Hanno cercato di sbarazzarsi di lei senza che nessuno lo sapesse ma io e Clare ci siamo assicurati che sarebbe stata ricordata per sempre».

Parole durissime, su cui però sanitari e magistrati inglesi non concordano, affermando che Indi soffriva dalla nascita di una grave patologia mitocondriale che non lascia speranze. L’Alta Corte di Londra e due sentenze della Corte d’Appello hanno perciò respinto le richieste dei genitori di portarla in Italia, sostenendo che il trasporto non sarebbe stato “nell’interesse della bambina”, non rappresentando alcuna possibilità di curarla ma esponendola a ulteriori sofferenze.

Il sostegno alla famiglia

I giudici inglesi hanno respinto anche la richiesta della nostra Presidenza del Consiglio, che si era rivolta al ministro della Giustizia britannico citando norme internazionali, ritenute “male interpretate” dalla Corte d’Appello. Così, venerdì la Corte ha disposto l’interruzione dei trattamenti vitali e il trasferimento di Indi dal Nottingham Medical Center a un hospice per intraprendere il percorso di distacco senza procurarle dolore.

Varie associazioni cristiane hanno sostenuto fino all’ultimo la campagna della famiglia Gregory, tra cui il movimento antiabortista italiano Pro Vita & Family, che ora dichiara: «Ci vergogniamo di una modernità che in nome della pietà sopprime i deboli e gli indifesi. Perdonaci Indi, anche nel tuo nome continueremo a batterci per contrastare questa folle deriva eutanasica».

Magni: concedere cittadinanza atto politico

Diverso il parere di Riccardo Magni, segretario di +Europa: «Concedere la cittadinanza alla piccola Indi non è stato un atto umanitario ma un atto politico del governo che non avrebbe garantito nulla in più rispetto alle cure che la bambina ha già ricevuto in Inghilterra in uno dei migliori ospedali pediatrici al mondo. Non c’era nessuna diagnosi medica diverso da quella espressa dai medici inglesi, il Bambino Gesù le avrebbe assicurato soltanto cure palliative. Anche in Italia, in base a una legge del 2017, quando c’è una valutazione dei medici difforme da quella dei familiari interviene un giudice, per valutare il migliore interesse per il paziente».

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