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Sempre più bambini con lo smartphone, ma l’Italia è quartultima per competenze digitali tra i giovanissimi. Una scuola su tre è ancora senza banda ultra larga

(ansa)
L’Atlante Infanzia 2023 di Save The Children “Tempi digitali” è dedicato al rapporto dei ragazzini con la rete tra opportunità di connessione, rischi di sovraesposizione e disuguaglianze
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L’età è sempre più bassa: quasi un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni ha o usa lo smartphone. E quasi un bambino su cinque tra undici e quindici mesi di età è esposto agli schermi di cellulari, tablet, pc per almeno un’ora al giorno. Le disparità invece sono sempre le stesse: quasi la metà dei ragazzini delle elementari che vive al Sud o nelle Isole ha il telefono in mano tutti i giorni, molto più di un coetaneo del Nord.

Eppure, se da un lato così aumentano pericolosamente le percentuali di ragazzi a rischi di dipendenza tecnologica (che Repubblica ha raccontato in un’inchiesta), l’Italia resta quart’ultima in Europa per le competenze digitali scarse o pari a zero tra gli adolescenti tra i 16 e i 19 anni. E la transizione digitale nella scuola italiana ha ancora gap evidenti: circa il 30% delle scuole non è raggiunta dalla banda ultra larga, con percentuali molto più elevate nelle aree interne. L’obiettivo del piano “Scuole connesse” avviato nel 2021 che mirava a coprire la totalità…

L’età è sempre più bassa: quasi un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni ha o usa lo smartphone. E quasi un bambino su cinque tra undici e quindici mesi di età è esposto agli schermi di cellulari, tablet, pc per almeno un’ora al giorno. Le disparità invece sono sempre le stesse: quasi la metà dei ragazzini delle elementari che vive al Sud o nelle Isole ha il telefono in mano tutti i giorni, molto più di un coetaneo del Nord.

Eppure, se da un lato così aumentano pericolosamente le percentuali di ragazzi a rischi di dipendenza tecnologica (che Repubblica ha raccontato in un’inchiesta), l’Italia resta quart’ultima in Europa per le competenze digitali scarse o pari a zero tra gli adolescenti tra i 16 e i 19 anni. E la transizione digitale nella scuola italiana ha ancora gap evidenti: circa il 30% delle scuole non è raggiunta dalla banda ultra larga, con percentuali molto più elevate nelle aree interne. L’obiettivo del piano “Scuole connesse” avviato nel 2021 che mirava a coprire la totalità degli istituti entro fine 2023 è così fallito. E vi sono ancora forti disuguaglianze nella dotazione di strumenti per la didattica innovativa e nella formazione docenti per ridurre la povertà educativa digitale.

È un’Italia di giovanissimi a due velocità dove convivono, male, sovraesposizione al digitale ed esclusione dalla dimensione online.

È il sunto di quanto emerge dal lungo Atlante dell’infanzia a rischio in tempi digitali curato da Save The Children che chiede alle grandi piattaforme, alle istituzioni e alla politica di mettere al primo posto la sicurezza dei bambini e degli adolescenti, la garanzia per tutti di accesso alla rete, a partire dagli ambienti scolastici, e un investimento per promuovere le competenze digitali dei giovani.

“Tra opportunità e rischi, questo Atlante dell’Infanzia vuole essere una fotografia delle luci e delle ombre che le nostre ragazze e i nostri ragazzi stanno affrontando nel percorso lungo le autostrade digitali. C’è chi è stato messo nelle condizioni di percorrerle in fretta e di evitare gli ostacoli, chi con quegli ostacoli si è scontrato e chi, invece, quelle autostrade le vede solo da lontano. La pandemia da Covid-19 ha segnato un punto di svolta nella transizione digitale. La tecnologia può e deve essere una grande opportunità di sviluppo e di democrazia, ma va resa universale e utilizzata secondo regole condivise, altrimenti rischia di acuire le diseguaglianze e creare un esercito di esclusi", spiega Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children.

Iperconessi agli smartphone dalle elementari

Nel dettaglio, si legge nel report, il 78,3% di bambini tra gli 11 e i 13 anni in Italia utilizza internet tutti i giorni e lo fa soprattutto attraverso lo smartphone. Si abbassa sempre di più l’età in cui si possiede o utilizza uno smartphone, con un aumento significativo di bambini tra i 6 e i 10 anni che utilizzano il cellulare tutti i giorni dopo la pandemia: dal 18,4% al 30,2% tra il biennio 2018-19 e il 2021-22.

Cinque ore al giorno online

Tra gli adolescenti cresce anche il tempo trascorso online: a inizio 2023 quasi la metà (il 47%) dei 3.400 11-19enni intervistati in occasione del Safer Internet Day ha dichiarato di passare oltre 5 ore al giorno online (era il 30% nel 2020) e il 37% controlla lo smartphone più di dieci volte al giorno. La giornata dei ragazzi ruota, in gran parte, attorno all’universo digitale ed è anche attraverso la vita online che si modella la loro identità, amicizie comprese. Sul web e sui social ci si apre al mondo, si esce dall’isolamento ma l’identità in formazione è anche continuamente sottoposta, all’istante, al giudizio, all’approvazione, al rifiuto.

Ed è così anche per gli 11-13enni che aggirano le norme e indicano un’età maggiore di quella che hanno: il 40,7% di loro usa i social media, con una prevalenza femminile (47,1%) rispetto a quella maschile (34,5%).

Ma il tema non è solo la verifica dell’età ma anche quello dei rischi che corre chi usa strumenti non progettati per loro: nella stessa fascia di età, quella delle scuole medie in sostanza, sono aumentati gli atti di cyberbullismo. E le vittime sono più spesso ragazze. “L’entrata in vigore il 21 novembre della delibera dell’Agcom con cui le sim intestate ai minori non avranno più accesso a contenuti inappropriati deve rappresentare solo il primo passo di un piano più ampio per un ambiente digitale a misura di bambini, bambine e adolescenti”, dichiara Raffaella Milano, direttrice programmi Italia-Europa di Save The Children.

Cosa fanno in rete gli adolescenti

Ma cosa fanno online? Ragazze e ragazzi sfruttano la connessione per molteplici attività, a partire dalla messaggeria istantanea, utilizzata dal 93% dei 14-17enni. Tra le altre attività online preferite dagli adolescenti ci sono: guardare i video (84%, in crescita), frequentare i social media (79%) – con Facebook in drastico declino mentre avanzano Instagram, TikTok e Snapchat – e l’uso dei videogiochi (72,4%). I social non sono solo svago ma sono anche strumento di attivismo: tra i ragazzi e le ragazze che navigano in rete, il 14% degli 11-13enni e il 29% dei 14-17enni sono soliti esprimere opinioni su temi sociali o politici su web. Ma i giovani utilizzano la connessione anche per informarsi: il 28,5% degli 11-17enni legge riviste e giornali online (percentuale che sale al 37% nella fascia 14-17 anni) e sfrutta i social media come canali di informazione, anche se non sempre dichiara di sapersi difendere dalle insidie delle fake news.

Dipendenze da internet

L’Atlante di Save the Children evidenzia anche che le ragazze e i ragazzi di 11, 13 e 15 anni che mostrano un uso problematico dei social media sono il 13,5%. Sono soprattutto le ragazze a soffrirne e l’età più critica è quella dei 13 anni: tra le principali motivazioni dell’uso intensivo dei social media c’è quello di scappare da sentimenti negativi. Per quanto riguarda, invece, i videogiochi, il 24% dei giovani di 11, 13 e 15 anni ne fanno un uso problematico: qui sono però i ragazzi ad essere più esposti e l’età, in questo caso, si abbassa a 11 anni .

Fenomeni correlati non solo a un aumento dell’ansia sociale, della depressione e dell’impulsività, a una peggiore qualità del sonno e a un rendimento scolastico scarso, ma anche a una maggior rischio di sovrappeso o obesità: numeri in crescita soprattutto al Sud, con la Campania in testa (31,6%) e dove è maggiore anche la percentuale di 6-17enni che usano il cellulare tutti i giorni (fino all’83%) e si pratica meno sport.

Poche o nulle le competenze digitali

Nonostante questo utilizzo diffuso, nella mappa europea sulle competenze digitali dei 16-19enni, l’Italia si posiziona quartultima: la quota di giovanissimi con scarse o nessuna competenza è del 42%, contro una media europea del 31%. Se guardiamo ai giovanissimi che hanno acquisito elevate competenze digitali, gli italiani sono poco più di 1 su 4 (il 27%), a fronte del 50% dei coetanei francesi e del 47% degli spagnoli. Il dato medio italiano nasconde ampi divari territoriali, con il Sud che ha oltre la metà dei ragazzi con scarse o nessuna competenza (52%) e il Nord e il Centro più vicini ai valori medi europei (34% e 39%).

Le scuole ancora “sconnesse”

A colmare il gap dovrebbe esserci anche il lavoro della scuola digitale che da qualche anno in qua ha visto una forte accelerazione, tuttavia ancora non sufficiente, e che attende una svolta importante dal Pnrr, che prevede 2,1 miliardi di euro per finanziare il Piano Scuola 4.0 con interventi per il cablaggio, l’innovazione degli ambienti per l’apprendimento e degli strumenti digitali in tutte le scuole, oltre che 800 milioni su formazione digitale dei docenti.
Il Piano “Scuole connesse” – avviato nel 2021 per connettere il 100% delle scuole del primo e secondo ciclo entro la fine del 2023 alla velocità di 1 gigabyte al secondo – vede solo 19.432 scuole sul territorio nazionale “attivate” sulle 32.350 previste, ovvero il 60%. Secondo le stime, la regione più avanzata è la Puglia, con solo il 14,4% di scuole ancora da connettere, seguita da Lombardia (21,3%) e Veneto (23,4%), Valle d’Aosta e Trentino (24%). All’opposto, la Sardegna ha ben due terzi (66,9%) di scuole non connesse con banda ultra larga, seguita dal Friuli Venezia Giulia con quasi la metà delle scuole ancora sconnesse (48,2%) e Umbria (47,1%). Tra le grandi città colpiscono in positivo Torino e Milano mentre Roma ha un quarto di secondarie di primo grado ancora sconnesse e un decimo delle secondarie di secondo grado.

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