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Adolescenti in preda all’ansia da social. Telefono azzurro: “Ma uno su tre ha vergogna a chiedere aiuto”

Indagine su un campione di ragazzi tra i 12 e i 18 anni. Sei su dieci si dicono tristi e cercano rifugio sulla rete
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In preda all’ansia ma restii a chiedere aiuto. E’ questa la fotografia di adolescenti e ragazzi italiani fatta dall’ultimo report di Telefono azzurro secondo cui uno su cinque prova ansia ma nello stesso tempo ha vergogna a rivolgersi ad un esperto di salute mentale è percepito come motivo di vergogna da 1 giovane su 3.

L’indagine è stata condotta con il supporto di Bva Doxa su 800 ragazzi tra i 12 e i 18 anni e presentata oggi alla conferenza "Il futuro dell'infanzia tra nuovi scenari e risposte concrete" al CNEL in vista della Giornata Internazionale dell'Infanzia e dell'Adolescenza del 20 novembre.

La metà dei ragazzi è triste

Come si sentono dunque i nostri ragazzi? Nelle ultime due settimane solo quattro su dieci si sono sentiti felici, due si dicono preoccupati, sei sono tristi.

il 41% dei ragazzi si è sentito felice. Il 21% ha dichiarato di sentirsi in ansia o preoccupato (20%), il 6% triste. Stati d’animo condizionati dai social media nella metà dei casi ma anche dalla mancanza di autostima e difficoltà relazionali con gli adulti.

I genitori che non sanno ascoltare

Per il 41% di loro sarebbe utile insegnare ai genitori come essere vicini ai figli che stanno male, mentre il 39% auspica che a scuola si parli di più di salute mentale. La rete affettiva rimane il riferimento in caso di malessere psicologico. Il 74% dei ragazzi ritiene la famiglia un punto fermo, seguita da amici (38%), dallo psicologo (26%) e dalla scuola (11%). Chiedere aiuto a un esperto di salute mentale rappresenta però ancora una vergogna per uno su 3, che teme di essere giudicato dalla società.

I media come rifugio

Dall'indagine emerge come la solitudine di fronte alla crescita porti sempre più ragazzi a rifugiarsi nella rete. In media i ragazzi passano almeno 3 ore al giorno sui social chattando. Il 92% concorda che potrebbero causare dipendenza, ma il 31% li usa per combattere solitudine e noia. "Nell'ultimo anno abbiamo visto aumentare le richieste di aiuto legate alla salute mentale - spiega Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro - la velocità trasformativa del digitale ha modificato lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei ragazzi che si trovano a gestire, spesso soli, forme di difficoltà e di disagio".

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