Cronaca

National Geographic Fest 2023, ecco come non sprecare il nostro “capitale naturale”

Brian Skerry/National Geographic

Brian Skerry/National Geographic

 
A Milano, da domani al 19 novembre, incontri, dibattiti e tanti ospiti, per comprendere le sfide legate al nostro impatto sul pianeta
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L’espressione “capitale naturale” è stata usata per la prima volta cinquant’anni fa dall’economista Ernst Schumacher nel suo libro Piccolo è bello. Raccolta di brevi saggi con un sottotitolo spettacolare (“Uno studio di economia come se la gente contasse qualcosa”), seguiva di un anno il celebre Rapporto sui limiti dello sviluppo del Club di Roma. E anticipava temi che sarebbero diventati sempre più popolari. Uno su tutti, la crisi petrolifera che pochi mesi dopo, il 2 dicembre 1973, avrebbe portato il governo italiano a fissare le misure restrittive che, in una parola, chiamammo “austerity”. Ma soprattutto il libro di Schumacher era una puntuale critica al modello di sviluppo occidentale, al consumismo e, in particolare, al fatto che nella nostra ossessione di crescita economica abbiamo esternalizzato i costi ambientali, trascurando il ritmo allarmante con cui sfruttiamo le risorse naturali.

Il concetto fu poi sviluppato dai fondatori dell’economia ecologica, tra cui Robert Costanza, docente di questa materia allo University College di Londra e tra i protagonisti dell’incontro inaugurale del National Geographic Fest 2023, il festival di National Geographic Italia dedicato proprio al tema “Il capitale naturale”. In programma a Milano, a Citylife Anteo, da domani al 19 novembre, il festival vedrà alternarsi sul palco ospiti di prestigio ed Explorer di National Geographic, ma anche fotografi, artisti, rappresentanti delle istituzioni, che affronteranno tutti gli aspetti dell’impatto umano sull’ambiente, a cominciare dalla crisi climatica. L’emergenza riscaldamento globale, con il 2023 che si avvia a essere l’anno più caldo dall’inizio dell’epoca industriale, sarà dibattuta in due tavole rotonde: una dedicata allo stato dell’arte dei negoziati in vista della Cop28, dal 30 novembre a Dubai; e una sull’approccio dei media alla questione climatica.

Ma il nostro impatto sul pianeta non si limita alle emissioni di CO2 dovute al consumo di combustibili fossili. Come è stato detto a metà settembre al vertice delle Nazioni Unite di New York, il mondo intero sta fallendo tutti i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile fissati per il 2030. Dall’aumento della deforestazione alla sesta, grande estinzione di massa, dalle condizioni degli oceani all’impatto dei sistemi alimentari, dalla disponibilità di acqua all’estrazione selvaggia di materie prime, al National Geographic Fest si discuterà degli indicatori della salute del pianeta, cercando di delineare le possibili soluzioni per invertire una rotta che, a oggi, continua a impoverire il “capitale naturale”.

Ai National Geographic Explorer, giovani studiosi che ricevono fondi di ricerca dalla National Geographic Society, sarà affidato l’incarico di raccontare i loro progetti, che spaziano dalla biologia marina alla paleontologia, fino alla robotica, mentre alcuni dei più stimati fotografi del magazine illustreranno la loro visione della fotografia ambientale. Sul fronte dello spettacolo, venerdì e sabato si esibiranno Nina Zilli, Fast Animals and Slow Kids, Eugenio in Via di Gioia, Nitro e Gianmaria. E domenica la scienza incontrerà la musica con il premio Nobel Giorgio Parisi e il violoncellista Mario Brunello in un dialogo con l’auspicio di ispirare le persone a “prendersi cura del pianeta”, come dice un vecchio motto della National Geographic Society.

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