Antisemitismo, ciclo di incontri alla Gregoriana: “Anche nella Chiesa permangono pregiudizi antiebraici”
di Iacopo ScaramuzziLa Pontificia Università Gregoriana ha organizzato un ciclo di conferenze sull’antisemitismo, sullo sfondo di nuovi episodi di intimidazione nei confronti degli ebrei innescati dalla guerra in corso tra Hamas e Israele, che non elude il tema della “matrice cristiana” di tale fenomeno.
Dopo il 7 ottobre
“La nostra Europa sta assistendo alla rinascita di atti antisemiti che non accettiamo”, ha detto in apertura del ciclo di incontri il professor Massimo Gargiulo, pro-direttore del Centro "Cardinal Bea" per gli Studi Giudaici. Le conferenze erano state organizzate prima dell’eccidio di Hamas nel sud di Israele e dell’intervento militare israeliano nella Striscia di Gaza, ma “quello che è successo il sette ottobre e quello che è seguito ha dato un ulteriore significato ai nostri incontri”.
Pio XII e Etty Hillesum
L’ateneo dei gesuiti a Roma è molto attento alle relazioni con il mondo ebraico. Ad inizio ottobre si è svolto il primo convegno internazionale sui documenti relativi al controve…
La Pontificia Università Gregoriana ha organizzato un ciclo di conferenze sull’antisemitismo, sullo sfondo di nuovi episodi di intimidazione nei confronti degli ebrei innescati dalla guerra in corso tra Hamas e Israele, che non elude il tema della “matrice cristiana” di tale fenomeno.
Dopo il 7 ottobre
“La nostra Europa sta assistendo alla rinascita di atti antisemiti che non accettiamo”, ha detto in apertura del ciclo di incontri il professor Massimo Gargiulo, pro-direttore del Centro "Cardinal Bea" per gli Studi Giudaici. Le conferenze erano state organizzate prima dell’eccidio di Hamas nel sud di Israele e dell’intervento militare israeliano nella Striscia di Gaza, ma “quello che è successo il sette ottobre e quello che è seguito ha dato un ulteriore significato ai nostri incontri”.
Pio XII e Etty Hillesum
L’ateneo dei gesuiti a Roma è molto attento alle relazioni con il mondo ebraico. Ad inizio ottobre si è svolto il primo convegno internazionale sui documenti relativi al controverso pontificato di Pio XII, desecretati con l’apertura degli archivi voluta da papa Francesco, “e il loro significato per le relazioni ebraico-cristiane”; studiosi cristiani ed ebrei hanno approfondito il ruolo avuto dal pontefice che regnò durante la seconda guerra mondiale in merito allo sterminio degli ebrei programmato dai regimi nazi-fascisti. Lo stesso Centro “Cardinal Bea”, intitolato al cardinale tedesco Augustin Bea che tanta parte ebbe, durante il pontificato di Giovanni XXIII, nel promuovere il dialogo ebraico-cristiano, ha avuto un ruolo-chiave nella recente pubblicazione dell’elenco degli ebrei ospitati e nascosti all’epoca negli istituti religiosi di Roma. Il 29 novembre, ancora, la Gregoriana ospiterà un simposio, promosso dall’ambasciata olandese presso la Santa Sede, sulla figura di Etty Hillesum, donna ebrea di Amsterdam nota in tutto il mondo per il suo diario e morta nel campo di sterminio di Auschwitz 80 anni fa.
Molti punti interrogativi
Ora il nuovo ciclo di incontri intende “restituire una dimensione complessa a fenomeni altrettanto complessi, tra i quali appunto l'antisemitismo”, spiega il professor Gargiulo, che sottolinea come “non per nulla tre dei quattro titoli sono con il punto interrogativo”. I temi affrontati sono la definizione stessa dell’antisemitismo (“Quando è iniziato? E’ cambiato? Finirà mai?”), la “legge” biblica, la figura di Spinoza, e anche, ancora con punto interrogativo, “Antigiudaismo nel Vangelo di Giovanni?”.
Virus o religione
Nella prima lezione, questa settimana, il professor Jonathan Elukin ha identificato l’antisemitismo non tanto come un “virus” quanto come una sorta di “religione”. Con un’analisi di carattere storico lo studioso del Trinity College (Connecticut) ha infatti contestato l’idea che l’antisemitismo sia un fenomeno “permanente e immutabile” nel corso del tempo sottolineando che esso si definisce, nella forma conosciuta oggi, a partire dal 1700, e sempre più con l’emergere dei nazionalismi e del razzismo del Novecento. L’ostilità nei confronti degli ebrei si spiega piuttosto, secondo il professor Elukin, come conseguenza di una tendenza di molti, ricorrente nel corso della storia, ad interpretare l’ebraismo per definire se stessi, e a considerare dunque gli ebrei, da destra e da sinistra, come “allegoria, strumento, simbolo, metafora, schermi sui quali proiettare le proprie idee”: “Una sorta di religione che aiuta a dare senso al mondo”. Un fenomeno al quale non è estraneo anche “l’appropriazione dell’ebraismo da parte del cristianesimo”.
La matrice cristiana
Quella della matrice cristiana dell’antisemitismo odierno, spiega il professor Gargiulo, è “una questione assai complessa. In pillole si può dire che sono stati fatti passi importanti dopo la Seconda Guerra Mondiale e la Shoah, ma che questi stessi passi fanno capire quanto ancora c'è da fare. Gli studi sempre più sottolineano la piena appartenenza di Gesù, Paolo e i Vangeli al contesto giudaico, ma ciò non sempre raggiunge persone e istituzioni fuori dell'accademia. Permangono allora, in forma consapevole o meno, stereotipi o pregiudizi antiebraici. Per usare l'immagine del primo relatore, Jonathan Elukin, è come se la costruzione originaria dell’ebreo da parte cristiana, con la sua mistione di colpevolezza e necessità di salvaguardia, riemergesse spesso più forte della concretezza di relazioni più varie e articolate. In questa riemersione – conclude il docente della Gregoriana – si annida un antisemitismo direttamente o indirettamente di matrice cristiana”.