Il massacro di Giulia Cecchettin, il corpo trovato in fondo a un dirupo. Ha provato a difendersi, uccisa a coltellate
dalla nostra inviata Brunella GiovaraBarcis (Pordenone) — Quell’amore cattivo è finito per sempre, ora lo sappiamo. In un posto da innamorati, con il foliage da fotografare, il lago, le montagne, un posto sperduto e magico dove ieri è stato ritrovato il cadavere della ragazza che si chiamava Giulia Cecchettin, di 22 anni. La cercavano tutti da una settimana, con sempre meno speranza. Infine un cane della protezione civile ha annusato la pista giusta, e in quel momento i soccorritori sono diventati becchini, il lampeggiante dell’ambulanza è stato spento, non c’era più nessuno da salvare, Giulia era morta.
E come è morta, lo hanno spiegato per sommi capi gli investigatori, e il medico legale che ha esaminato il cadavere sul posto. Coltellate, alla testa e al collo. La ragazza ha provato a difendersi, lo dicono le ferite sulle mani e sulle braccia. Dove è successo? Non si sa con certezza, non ancora. Forse sul posto, che è poco battuto, e quindi nessuno può aver visto o sentito niente. Forse in macchina, o in una pausa del…
Barcis (Pordenone) — Quell’amore cattivo è finito per sempre, ora lo sappiamo. In un posto da innamorati, con il foliage da fotografare, il lago, le montagne, un posto sperduto e magico dove ieri è stato ritrovato il cadavere della ragazza che si chiamava Giulia Cecchettin, di 22 anni. La cercavano tutti da una settimana, con sempre meno speranza. Infine un cane della protezione civile ha annusato la pista giusta, e in quel momento i soccorritori sono diventati becchini, il lampeggiante dell’ambulanza è stato spento, non c’era più nessuno da salvare, Giulia era morta.
E come è morta, lo hanno spiegato per sommi capi gli investigatori, e il medico legale che ha esaminato il cadavere sul posto. Coltellate, alla testa e al collo. La ragazza ha provato a difendersi, lo dicono le ferite sulle mani e sulle braccia. Dove è successo? Non si sa con certezza, non ancora. Forse sul posto, che è poco battuto, e quindi nessuno può aver visto o sentito niente. Forse in macchina, o in una pausa della corsa notturna di Filippo Turetta, ora ufficialmente indagato per omicidio.
Di sicuro, il cadavere aveva anche una ferita profonda alla testa, che probabilmente risale al pestaggio subito sabato scorso a Fossò. La telecamera di un’azienda ha ripreso i calci e i pugni, e lei, che resta a terra e sembra già morta. Lui la prende su come un sacco e la mette in macchina, pare nel bagagliaio, poi riparte. Qualche ora dopo, in una notte limpida come è questa, Filippo Turetta ha scaricato il corpo in una scarpata, e in un posto difficile da trovare. A Piancavallo, borgata di Aviano, quasi 1.300 metri di altitudine, tra boschi e piste da sci.
Ora qualcuno dice che Turetta è un appassionato di montagna, e quindi sapeva come arrivarci. Certo è che ha scelto bene, e l’angolo giusto: da una strada forestale, giù per il canalone in cui scorre un torrente che va a gettarsi nel lago di Barcis. Il corpo è rotolato per 50 metri, sbattendo nei cespugli e nei tronchi. Poi si è fermato. Lì è rimasto, per quasi una settimana. Chi indaga ha spiegato che quella strada è chiusa alle auto, in previsione della neve che verrà, e lo sarà fino al prossimo aprile. La neve avrebbe quindi coperto ogni cosa, e solo al disgelo un appassionato di trekking l’avrebbe trovata, forse.
E lui, che si è sbarazzato del cadavere come di un sacco di spazzatura, con un ultimo calcio a guidarne la discesa. Addio Giulia, e se ne è scappato verso Longarone, sulla Punto nera targata FA015YE, un’auto ricercata in Austria, intercettata al Tarvisio già domenica scorsa, e poi a Villach e a Lienz, nel Tirolo orientale, e poi in Carinzia. E gli elicotteri che ieri sorvolavano la zona di confine, infine si sono ritirati. L’uomo è in Austria, sicuramente, e qualunque suo passaggio all’indietro verrebbe ora registrato. Ma per una settimana lo si è cercato ovunque nell’Italia di Nordest, tra Veneto e Friuli, nel suo zigzagare da matto.
E se nel frattempo si fosse ammazzato? Al bar degli Alpini, nel centro di Barcis, c’è chi pensa e spera questo, e altri già invocano la pena di morte sicura. La padrona intanto piange un po’ dietro al bancone, «noi del paese speriamo che il prete faccia un momento di ricordo, alla prossima messa. Per la ragazza, e anche per l’assassino. Per le famiglie, anche, perché sono tutti ugualmente disgraziati».
Fuori, il buio e una mezzaluna, oltre allo sbarramento delle forze dell’ordine, che hanno chiuso la strada che attraversa il lago e porta a Piancavallo. E «se fosse passato da sotto, da Aviano? C’è un’altra strada, forse la conosceva». Ma cosa importa, alla fine. Che sia passato da qui o da là, aveva un cadavere in macchina, e con quello ha vagato per ore puntando infine dritto verso Piancavallo. Lucido, sennò come avrebbe fatto ad arrivare fin qui, lungo gallerie e tornanti, nel buio e nel freddo che si sente già intenso. E forse gli era calata la rabbia tremenda che gli avvelenava la vita. La ragazza che gli piaceva tanto, e che lo aveva lasciato ad agosto. Settembre, ottobre ed eccoci a novembre, dopo inutili tentativi di convincere Giulia a ricominciare daccapo. Gli agguati alla fermata del bus, le minacce e gli insulti, la cena invece tranquilla di sabato scorso, finita con l’ultima richiesta di tornare insieme.
Quella rabbia infine è esplosa, il video del pestaggio lo spiega bene. La madre di Filippo lo ha visto ed è rimasta impietrita, il suo “bravo ragazzo”, che colpisce e colpisce. E il padre di Giulia, che ieri è salito sulla macchina dei carabinieri, come un condannato, e così ha rifatto la stessa strada, su verso Pordenone, e poi Aviano, e Castello di Aviano, tra le belle case di sasso, i prati perfetti. Poi comincia la montagna e i boschi, e si arriva al lago che scintilla, ma c’è da fare il riconoscimento del cadavere, ancora steso dove l’hanno trovato.
E cala la luce, si accendono le fotoelettriche, i cani da ricerca sono stati portati via perché non c’è più niente da trovare. Tutti sanno che è stato un colpo di fortuna, aver trovato almeno il corpo, che altrimenti sarebbe finito ai lupi e alle volpi. Il freddo l’ha conservato, l’autopsia spiegherà tante cose, ma tutti ringraziano la telecamera piazzata proprio all’ingresso del paese di Piancavallo. Spenta per manutenzione, e da giorni, ha però registrato il passaggio della Punto di Turetta, nelle prime ore della domenica. Riaccesa giovedì, lì è saltata fuori la targa, e lì si sono concentrate le ricerche.
Nel lago, esplorato dai sommozzatori, intanto altri battevano i sentieri. E il cane l’ha trovata, con gli stessi vestiti che portava sabato scorso, il maglione celeste, la gonna corta, marrone. I mocassini neri, il giubbotto nero. In più, il sangue cristallizzato dal freddo. Giulia Cecchettin, che portava la frangetta e giovedì doveva laurearsi, l’hanno trovata così, tra le foglie.