"Ci vuole coraggio ad abitare un corpo di donna”: la violenza di genere al centro del Transgender Day of Remembrance
di Eugenia NicolosiLa marcia silenziosa Trans Lives Matter che si è svolta a Milano
(fotogramma)Sono oltre 500mila le persone transgender in Italia. Un Paese che, secondo gli studi fatti da Ilga Europe e Transgender Europe in collaborazione con l'Unione Europea, sta al 34esimo posto (su 49) per politiche di inclusione e che ha un punteggio di 8 su 30 per qualità della vita, sicurezza e leggi.
Fanno peggio solo Ucraina, Romania e Bulgaria. E in occasione del Transgender Day of Remembrance, giornata mondiale per la commemorazione delle vittime d'odio che cade il 20 novembre, le associazioni parlano di violenza di genere.
Sì: perché è la stessa violenza maschile quella che si abbatte con ferocia più sulle donne trans che sugli uomini trans. E parlano dell'ultima vittima di femminicidio: Giulia Cecchettin, il cui corpo è stato ritrovato lo scorso 18 novembre.
La marcia silenziosa Trans Lives Matter che si è svolta a Milano
“Non possiamo non pensare a lei o non es…
Sono oltre 500mila le persone transgender in Italia. Un Paese che, secondo gli studi fatti da Ilga Europe e Transgender Europe in collaborazione con l'Unione Europea, sta al 34esimo posto (su 49) per politiche di inclusione e che ha un punteggio di 8 su 30 per qualità della vita, sicurezza e leggi.
Fanno peggio solo Ucraina, Romania e Bulgaria. E in occasione del Transgender Day of Remembrance, giornata mondiale per la commemorazione delle vittime d'odio che cade il 20 novembre, le associazioni parlano di violenza di genere.
Sì: perché è la stessa violenza maschile quella che si abbatte con ferocia più sulle donne trans che sugli uomini trans. E parlano dell'ultima vittima di femminicidio: Giulia Cecchettin, il cui corpo è stato ritrovato lo scorso 18 novembre.
La marcia silenziosa Trans Lives Matter che si è svolta a Milano
“Non possiamo non pensare a lei o non essere vicine, come comunità, alla sua famiglia: il punto è l'espressione di genere”, spiega Asia Cione, operatrice di associazione Libellula. Vestiti, trucco, capelli, postura: socializzarsi come donna “è oggettivamente un downgrade sociale – continua Cione – noi ragazze trans intraprendiamo il percorso di riassegnazione sapendo che in questa società significa rischiare, valere meno, essere individuate come prede. Ci spogliamo di tutti i privilegi che avremmo avuto abitando un corpo maschile e per farlo, nella cultura maschilista in cui viviamo, occorre coraggio”.
Lo dicono anche i dati. Il 100% delle aggressioni su strada avviene ai danni di donne trans, mai contro uomini trans. E delle oltre 180 richieste di presa in carico arrivate all'associazione Libellula dal solo territorio di Roma e solo nell'ultimo anno è emerso che le persone trans con un’identità e un’espressione di genere femminile sono esposte il 106% in più a fenomeni di sfruttamento sessuale, tratta, violenza di genere e domestica.
La marcia silenziosa Trans Lives Matter che si è svolta a Milano
Le dinamiche infatti sono sempre le stesse: due settimane fa ha bussato alla porta dell'associazione una donna trans che subiva abusi domestici e violenza economica da parte del partner e “sono stati necessari molti colloqui per generare in lei la consapevolezza di essere una vittima di violenza e decidere di scappare da quella casa”, racconta Cione.
Associazione Libellula è attiva dal 1997 e ha accolto fino a oggi centinaia di vittime di odio transfobico fornendo una presa in carico totale: dal placement abitativo al supporto legale e psicologico, fino alla salute.
La cornice in cui le associazioni lavorano è quella disegnata da un Governo “assente più che mai”, sottolinea Cristina Leo, vice presidente di Gender X: “assente nelle politiche di prevenzione alla violenza di genere e alimentante, con il linguaggio, del clima d'odio: all'indomani del ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin è stato proposto, ipocritamente dal ministro Valditara, un minuto di silenzio nelle scuole. Quelle stesse scuole in cui si sceglie di non introdurre l'educazione alle differenze. Ma il patriarcato è l'esercizio della violenza che gli uomini operano su tutte le donne, sia transgender che cisgender (nelle quali sesso biologico e identità di genere collimano)”.
Però resta l'ideologia a frenare le politiche di prevenzione, anche della violenza sulle donne cisgender, che possono e devono partire dalle scuole. Ed è per lo stesso motivo che la destra italiana si è astenuta dal voto alla convenzione di Istanbul contro la violenza di genere: la protezione dalla violenza maschile deve essere garantita indipendentemente dall'orientamento e dall'identità di genere della vittima. Ovvero anche alle donne transgender.