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La marea delle donne: “Se toccano una di noi ora rispondiamo tutte”

Manifestazione contro la violenza sulle donne. Femminicidio Giulia Cecchettin. Piazza Portello- Associazione “Non una di Meno”- Studenti Universita . 20 Novembre 2023. Padova ANSA/NICOLA FOSSELLA 
“Siamo marea”: lo urlano nelle piazze di Milano, di Torino, di Messina, di Mestre, di Trento, di Siena, di Bari, di Pordenone, di Verona, di Alessandria. Insieme a: “No è no”, “Maschi educatevi”, “Sorella io ti credo”
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Ma che minuto di silenzio, ma quale passeggiata silenziosa, ma che dolore privato, ma quale attesa di interventi, provvedimenti, misure, progetti. Le donne non stanno più zitte, le donne fanno rumore. Per Giulia Cecchettin, ragazza tra ragazze, per quest’ottantatreesima vittima oppressa, controllata, ammazzata nell’ennesimo femminicidio dell’anno.

Da Vigonovo, questo comune in mezzo al Veneto che quasi nessuno conosceva prima di sabato ed è diventato ora epicentro di potenza, è partita un’onda lunga di rabbia e di rivolta. «Siamo marea», dicono le donne. Lo urlano nelle piazze di Milano, di Torino, di Messina, di Mestre, di Trento, di Siena, di Bari, di Pordenone, di Verona, di Alessandria. E altre ancora.

Quei cortei selvaggi e improvvisati

Centinaia e centinaia di donne scese in piazza senza che nessuno o quasi le chiamasse lì, al ritorno dalla scuola, dal lavoro, da un’uscita, a piedi, in bicicletta, convocate via Whatsapp, sui social, col passaparola, sedute a terra, atto…

Ma che minuto di silenzio, ma quale passeggiata silenziosa, ma che dolore privato, ma quale attesa di interventi, provvedimenti, misure, progetti. Le donne non stanno più zitte, le donne fanno rumore. Per Giulia Cecchettin, ragazza tra ragazze, per quest’ottantatreesima vittima oppressa, controllata, ammazzata nell’ennesimo femminicidio dell’anno.

Da Vigonovo, questo comune in mezzo al Veneto che quasi nessuno conosceva prima di sabato ed è diventato ora epicentro di potenza, è partita un’onda lunga di rabbia e di rivolta. «Siamo marea», dicono le donne. Lo urlano nelle piazze di Milano, di Torino, di Messina, di Mestre, di Trento, di Siena, di Bari, di Pordenone, di Verona, di Alessandria. E altre ancora.

Quei cortei selvaggi e improvvisati

Centinaia e centinaia di donne scese in piazza senza che nessuno o quasi le chiamasse lì, al ritorno dalla scuola, dal lavoro, da un’uscita, a piedi, in bicicletta, convocate via Whatsapp, sui social, col passaparola, sedute a terra, attorno a fiaccole e candele, i lenzuoli con su scritto “per Giulia”, e poi via, libere, in cortei selvaggi e improvvisati, con gli striscioni e i cartelli della protesta femminista, con la sicurezza del loro passo nelle strade che attraversano, tutte insieme, con le parole d’ordine e gli slogan che da tempo si son date: “No è no”, “Maschi educatevi”, “Sorella io ti credo”.

OSSERVATORIO FEMMINICIDI

Lo gridano gli specchi nei bagni delle scuole: “Se domani non torno, brucia tutto”, c’era scritto col rossetto a Palermo dalle ragazze della Rete degli studenti medi. Lo traducono i muri di Napoli: “Appicciat’ t’ cos’”. Non c’è nulla di diverso dal messaggio lucido, politico, pubblico, che oltre lo strazio privato ha lanciato Elena Cecchettin, sorella di Giulia, nuova sorella di tutte: «Non fate un minuto di silenzio, bruciate (simbolicamente) tutto».

Lei le ha chiamate, loro hanno risposto. Decine di “passeggiate rumorose”, decine di “passeggiate arrabbiate” in altrettante città.

"Siamo furiose”

Si chiamano «furiose» le donne di Non Una di Meno. «La nostra rabbia è senza fine, lo sapevamo tutte, se fino a oggi non è successo a me è solo questione di fortuna», urlano dai Lungarni di Pisa, nell’applauso di generazioni che sfilano accanto, quelle con la faccia da ragazzine e quelle con i capelli grigi. Perché «se toccano una, rispondiamo tutte», dicono da Treviso. «Sapevamo da subito che Giulia non sarebbe tornata, vogliamo che non accada più, pretendiamo che non accada più», da Brescia. «Abbiamo bisogno di educazione nelle case e nelle scuole, abbiamo bisogno di liberarci dalla cultura del patriarcato, abbiamo bisogno di essere libere», è la voce di Roma. Dove un liceo, il Machiavelli, è stato occupato anche per Giulia. E un altro, il Rossellini, ha tappezzato le mura con i nomi delle vittime di femminicidio.

Il corteo nazionale del 25 novembre in due città

Qui, a Roma, Circo Massimo, e anche a Messina, il movimento fucsia di Non Una di Meno attende per sabato decine di pullman, migliaia di manifestanti. Sono otto anni che convoca la piazza del 25 novembre, è la prima volta che il corteo nazionale viene raddoppiato in due città, «per permettere a tutte di esserci, perché saremo di più, perché saremo troppe». A braccetto pure con attrici e cantanti, da Anna Foglietta a Elodie.

I tagli ai centri antiviolenza

«La rabbia sale contro la violenza che evidentemente non è un fenomeno emergenziale, ma strutturale e in continuo aumento», dicono le attiviste che parlano di aumento dei femminicidi e tagli ai centri antiviolenza, attacco alle lezioni di sessualità nelle scuole e diritto all’aborto negato, affondi alle coppie omogenitoriali e guerra. «Di fronte a tutto questo saremo ingovernabili, con l’amore, la rabbia, con i nostri corpi e desideri vogliamo far esplodere il vincolo di sopraffazione-dominio-obbedienza nelle case, nelle strade, sui luoghi di lavoro, ovunque». Una chiamata alla mobilitazione e allo sciopero all’islandese, braccia incrociate 24 ore dal lavoro retribuito e da quello domestico.

"Sarò l’ultima voce nel vento”

Faranno rumore, chissà che qualcuno le senta. È il loro impegno, la loro promessa per le altre e per Giulia, è il canzoniere femminista che intonano in cerchio, strette spalla a spalla: “Sarò l’ultima voce nel vento, sarò l’ultima e questo è il mio canto, sarò l’ultima donna violata, sarò l’ultima morta ammazzata”.

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