No, il buco dell’ozono non si sta richiudendo. La sua salute è peggiorata negli ultimi anni
di Elena DusiIl buco dell'ozono misurato dall'Agenzia Spaziale Europea a ottobre del 2023
Era l’unica buona notizia o quasi, in fatto di ambiente. Il buco dell’ozono sembrava destinato a richiudersi presto, secondo alcuni già nel 2040. Una nuova misurazione, opera di scienziati neozelandesi e pubblicata su Nature Communications, oggi rivede questa stima. “Gli ultimi tre anni hanno visto il riemergere di buchi dell’ozono ampi e persistenti sopra l’Antartide” si legge nella ricerca.
L’assottigliamento dello strato di ozono va avanti, secondo gli scienziati, dal 2004. Da allora sarebbe andato perso il 26% del suo volume.
I gas che distruggono questo strato dell’atmosfera che ci protegge dai raggi ultravioletti (soprattutto i clorofluorocarburi) sono stati banditi dal Trattato di Montreal nel 1987. L’accordo è considerato uno dei rari esempi di successo delle politiche ambientali. Anche se i clorofluorocarburi e le molecole a loro simili hanno tempi di permanenza di vari decenni, la loro concentrazione nell’atmosfera è effettivamente in calo.
Le cause
Le ragioni di questa rec…
Era l’unica buona notizia o quasi, in fatto di ambiente. Il buco dell’ozono sembrava destinato a richiudersi presto, secondo alcuni già nel 2040. Una nuova misurazione, opera di scienziati neozelandesi e pubblicata su Nature Communications, oggi rivede questa stima. “Gli ultimi tre anni hanno visto il riemergere di buchi dell’ozono ampi e persistenti sopra l’Antartide” si legge nella ricerca.
L’assottigliamento dello strato di ozono va avanti, secondo gli scienziati, dal 2004. Da allora sarebbe andato perso il 26% del suo volume.
I gas che distruggono questo strato dell’atmosfera che ci protegge dai raggi ultravioletti (soprattutto i clorofluorocarburi) sono stati banditi dal Trattato di Montreal nel 1987. L’accordo è considerato uno dei rari esempi di successo delle politiche ambientali. Anche se i clorofluorocarburi e le molecole a loro simili hanno tempi di permanenza di vari decenni, la loro concentrazione nell’atmosfera è effettivamente in calo.
Le cause
Le ragioni di questa recrudescenza nella salute dell’ozono non sono del tutto chiare. Secondo gli scienziati autori dello studio esistono altri fattori, oltre ai clorofluorocarburi, capaci di danneggiare questo strato protettivo.
I ricercatori neozelandesi citano come possibili cause i cambiamenti della circolazione dell’aria a livello della mesosfera, lo strato dell’atmosfera compreso tra 45 e 95 chilometri di altezza. Altri indiziati sono il riscaldamento climatico, un effetto diretto dei gas serra, l’inquinamento causato dagli estesissimi incendi in Australia nel 2019 e 2020 e alcune grandi eruzioni recenti.
Una precisazione fatta su Nature è che l’assottigliamento dello strato di ozono non è omogeneo nel corso di tutta la stagione, ma tende ad accentuarsi nei mesi di ottobre e novembre. Il buco infatti compare sempre all’inizio della primavera australe (a settembre), raggiunge il massimo a ottobre per poi richiudersi a novembre.
Le teorie contrastanti
Lo studio di oggi – che alle misurazioni da terra aggiunge nuovi dati presi dal satellite – fa notare che la situazione del buco a settembre è in linea con gli scenari ottimistici. La situazione peggiora solo a partire da ottobre, e le ragioni ancora una volta non sono affatto chiare.
L’impossibilità di unire tutti gli anelli della catena di cause ed effetti ha fatto sì che la ricerca neozelandese sia stata accolta con qualche scetticismo. Anche perché il primo novembre Nasa e Noaa (l’agenzia scientifica americana che si occupa di oceani e atmosfera) avevano emanato un comunicato per dire che “il buco dell’ozono del 2023 è al 16esimo posto per dimensioni, fra quelli misurati a partire dal 1979. Si tratta di un buco molto modesto”. Il posto in classifica è poi stato corretto in un secondo momento: oggi si parla del 12esimo.
Dall’Europa invece era arrivato un altro messaggio preoccupato. Negli ultimi due anni, hanno rilevato i satelliti europei di Copernicus, il buco si era richiuso sempre più tardi. Invece di scomparire a novembre, si era attardato addirittura fino a Natale.
Lungi dall’essere un buco modesto, secondo Copernicus quello di quest’anno ha raggiunto dimensioni fra le più grandi degli ultimi anni: 26 milioni di chilometri quadrati, quasi il doppio dell’intero continente antartico.